Per guarire dal tunnel carpale

Per guarire dal tunnel carpale

Per guarire dal tunnel carpale

L’intervento chirurgico in pazienti affetti da sindrome del tunnel carpale rappresenta la scelta terapeutica che dà i risultati migliori nella maggior parte dei casi. Lo afferma un gruppo di studiosi tedeschi dopo accurate ricerche.

La sindrome del tunnel carpale, spesso associata all’uso della tastiera del computer, può causare intorpidimento, formicolio e dolore alle dita, alla mano e al polso. Questa sindrome si presenta quando i tendini della mano si gonfiano ed esercitano una pressione sul nervo mediano che si trova nella regione del polso chiamata appunto “tunnel carpale”. Questa patologia è molto comune e, solo negli Stati Uniti, ne sono affetti circa 5 milioni di individui. La terapia più comunemente applicata a questa sindrome è l’immobilizzazione del polso. Impedendo al polso di piegarsi si può alleviare la pressione sul nervo; solo se questa tecnica non risulta efficace si ricorre all’intervento per risolvere questo doloroso problema. I ricercatori hanno preso in esame i risultati che si ottengono grazie all’immobilizzazione del polso e li hanno comparati con quelli osservabili in pazienti trattati chirurgicamente. Come risultato, l’intervento si è rivelato risolutivo in più dell’80% dei casi osservati, mentre la percentuale di guarigione con l’altra tecnica è del 54%. Questi risultati non hanno valore per pazienti con forme leggere e per i casi molto gravi, ma sono comunque significativi per la maggior parte della popolazione. L’intervento chirurgico consiste nel praticare una piccola incisione sul polso per poi recidere il legamento carpale e dare così sollievo al nervo mediano. Questa semplice procedura si svolge in meno di un’ora in day-hospital grazie all’impiego di una leggera anestesia locale. Lo studio presentato in Germania non comprende i risultati ottenibili con i farmaci anti-infiammatori, che spesso vengono prescritti prima di tentare le terapie sopra esposte.

Sms per combattere l’asma
Il telefono cellulare è ormai entrato a far parte delle cose indispensabili nella nostra vita di tutti i giorni, ma grazie ad una equipe di ricercatori del Westgate Health Centre di Dundee, in Scozia, adesso è divenuto addirittura terapeutico per i pazienti affetti da asma. Il telefonino infatti non deve essere considerato un farmaco, ma può fornire un valido aiuto agli individui asmatici nella gestione della loro malattia. Durante il primo mese dello studio condotto dai ricercatori scozzesi, un gruppo di 30 volontari tra i 10 e i 46 anni affetti da asma ha ricevuto ogni giorno degli sms sul cellulare da parte di Max, una specie di “amico virtuale asmatico” che ha il compito di ricordare l’uso quotidiano dell’inalatore. Inoltre ogni settimana i volontari hanno ricevuto da Max ulteriori messaggi con lo scopo di ricordare l’uso di alcune regole per gli asmatici, ad esempio quali attività fisiche sono consentite, come gestire la malattia durante i viaggi e quali comportamenti tenere con gli animali domestici. Nei messaggi di Max, oltre a queste indicazioni, sono allegati gossip, oroscopo e altre notizie utili. I risultati di questo esperimento sono stati molto incoraggianti: infatti tutti i pazienti che vi si sono sottoposti hanno affermato di aver usato con maggior frequenza l’inalatore, rispetto a quando non ricevevano i messaggi di Max. Inoltre molti di loro sono riusciti a gestire meglio la loro malattia grazie alle informazioni ricevute in tono amichevole via sms.

Caffè e gravidanza: un legame da chiarire
Normalmente ad una donna in stato interessante viene consigliato di non fumare e di sospendere il consumo di caffè per evitare che il feto possa soffrire a causa di sostanze ritenute nocive come la nicotina e la caffeina. Ma il caffè in gravidanza è davvero così pericoloso? Secondo un nuovo studio gli effetti di questa sostanza dipendono dallo stato di salute generale della gestante. La ricerca, volta a fare chiarezza su una tra le questioni più ampiamente dibattute, è stata condotta prendendo in esame 92 donne ai primi mesi di gravidanza. I ricercatori hanno annotato per tutta la durata della gestazione il numero di caffè assunti dalle future mamme. Inoltre è stata registrata la presenza o meno di nausea e vomito. Tenendo sotto stretto controllo i livelli degli ormoni gravidici di ogni donna presa in esame, i ricercatori hanno potuto osservare che il consumo di caffè tende a diminuire con l’aumento dei suddetti ormoni. Questo aumento normalmente si verifica durante il primo trimestre di gravidanza ed è sintomo di buona salute per il feto. Sembra dunque che sia proprio l’organismo delle future mamme a regolare l’apporto di caffeina, almeno nel periodo più difficile e rischioso per il nascituro che equivale ai primi tre mesi di vita intrauterina. Partendo da questi risultati si può quindi affermare che ogni donna che sta portando avanti una normale gravidanza è in grado di gestire autonomamente la quantità di caffè assunti nell’arco della giornata. Naturalmente questo non vale per le cosiddette “gravidanze difficili”. In questo caso è bene concordare con il proprio medico di fiducia l’eventualità di eliminare il caffè almeno nel primo trimestre. È bene comunque ricordare che non è ancora stato chiarito quale sia la quantità di caffeina che può seriamente condizionare l’esito di una gravidanza e la salute del nascituro.

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