Viaggio al centro della cellula

Viaggio al centro della cellula

Viaggio al centro della cellula

Organizzata dall’Istituto di biofisica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Genova e allestita nel Museo civico di storia naturale Giacomo Doria, nel capoluogo ligure, dal 24 ottobre al 20 giugno 2004, si potrà visitare la mostra micro&MACRO.

Com’è fatta una cellula? Quali sono i suoi rapporti con la collega più vicina? In che modo comunicano tra loro? Per entrare in questo microscopico e misterioso mondo, e toccare con mano la struttura di base di un essere vivente, non si può perdere la mostra micro&MACRO, organizzata dall’Istituto di biofisica del Cnr di Genova e allestita al Museo civico di storia naturale Giacomo Doria del capoluogo ligure. I visitatori saranno accompagnati in un viaggio alla scoperta del mondo cellulare, mai così grande come in questa occasione. Fiore all’occhiello di micro&MACRO, infatti, è la ricostruzione tridimensionale di una cellula ingrandita centomila volte. Si tratta di un modello in resina di 4 metri per 3, realizzato proprio per questa manifestazione da artisti liguri e stranieri. Il visitatore potrà affacciarsi in questo modello e vedere così il nucleo e tutti i diversi organuli cellulari inseriti nel citoplasma.

Accanto alla cellula, pannelli esplicativi anche interattivi, proporranno un’inconsueta rassegna del mondo infinitamente piccolo e si scopriranno, materializzate, le strutture e le funzioni più intime della cellula, in particolare di quella animale. Saranno visibili con questi pannelli i misteriosi segnali elettrici, il linguaggio con cui le cellule comunicano tra loro. Un settore a parte è dedicato, infine, alla storia, raccontata attraverso filmati. Buon viaggio!
La scheda
Che cosa: Mostra “micro&MACRO”
Chi: Istituto di biofisica del Cnr e Museo civico di storia naturale Giacomo Doria
Quando: 24 ottobre-20 giugno 2004
Dove: Museo civico di storia naturale Giacomo Doria, via Brigata Liguria 19 – Genova
Orario di visita: martedì, mercoledì, giovedì e venerdì 9-19; sabato e domenica 10-19

A cena con i morti

Nuova scoperta sul rituale funerario dei sabini durante gli scavi condotti dall’Istituto di studi sulle civiltà italiche e del Mediterraneo antico (Iscima) del Cnr nella necropoli di Colle del Forno presso Montelibretti (Roma).

Un banchetto per dare l’addio ai defunti e, poi, la porta dell’Ade veniva chiusa per sempre. È un aspetto sconosciuto del rituale funerario dei sabini, emerso nel corso di due recenti campagne di scavo condotte dall’Istituto di studi sulle civiltà italiche e del Mediterraneo antico (Iscima) del Cnr – in accordo con la Soprintendenza ai beni archeologici del Lazio – nella necropoli di Colle del Forno presso Montelibretti (Roma). Gli scavi hanno portato alla luce cinque tombe intatte del V-IV sec a.C. di cui due a fossa e tre a camera, costituite cioè da un corridoio d’accesso, dromos, e da un ambiente sepolcrale con loculi sulle pareti. In quest’ultima tipologia le ceramiche non si trovano nella camera, come corredo del defunto per il suo viaggio nell’aldilà, ma nel dromos.

“Questo dato – spiega Paola Santoro dell’Iscima Cnr – sta a dimostrare che venivano utilizzate nel banchetto che accompagnava la chiusura dell’intera tomba.” Le indagini effettuate nei mesi di luglio e settembre, segnano la ripresa di quelle iniziate nel 1973/1979 e poi interrotte per allestire nel Museo civico archeologico di Fara in Sabina i corredi delle 23 tombe allora emerse. “La necropoli di Colle del Forno – spiega Santoro – apparteneva al centro sabino di Eretum risalente al VIII secolo a.C., ubicato in posizione strategica sulla riva sinistra del Tevere. Dai saggi di scavo abbiamo potuto constatare che la necropoli si trova in un ottimo stato di preservazione e offre, pertanto, l’opportunità di ricostruire l’intera storia dell’insediamento”.

Nelle cinque tombe scoperte erano custodite spade, pugnali e punte di lance appartenuti a guerrieri, e manufatti quali placche di cinturoni, armille e ornamenti in bronzo tipici del costume maschile e femminile, che testimoniano i contatti dei sabini con altre genti dell’Italia centrale, quali gli etruschi di Veio, i falisci, i capenati, i romani, i piceni e i sanniti.

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