Il calore, e non l’impatto, ha distrutto le Torri Gemelle

Il calore, e non l’impatto, ha distrutto le Torri Gemelle
Il calore, e non l'impatto, ha distrutto le Torri Gemelle

Il calore, e non l’impatto, ha distrutto le Torri Gemelle

In termini di flessibilità, anche il più agile e sciolto degli uomini non può neppure lontanamente paragonarsi al polpo. Le articolazioni delle spalle, del gomito, del polso, pongono limiti precisi ai nostri movimenti. Il polpo, al contrario, è del tutto privo di articolazioni, per cui i suoi tentacoli possiedono di conseguenza una pressoché illimitata libertà di movimento.

Non fosse stato per l’inferno di fuoco che ha consumato il nucleo di entrambe le Torri del World Trade Center lo scorso 11 settembre, i due grattacieli sarebbero rimasti in piedi, sebbene seriamente danneggiati. Lo affermano fisici, ingegneri ed architetti di fama mondiale, interpellati in seguito alla spaventosa tragedia. Le strutture degli edifici hanno inizialmente resistito all’impatto dei due aerei dirottati, ma le colonne portanti d’acciaio che sostenevano i piani danneggiati non hanno potuto sopportare le enormi temperature prodotte dal globo di fuoco causato dal carburante dei jet.

Il combustibile degli aerei brucia sviluppando temperature elevatissime (si ritiene che si siano raggiunti i 1600 gradi centigradi). Ebbene, a temperature superiori ai 500 gradi l’acciaio perde la sua forza e comincia a sciogliersi. Questo il motivo per cui le colonne d’acciaio hanno subito un collasso strutturale ed i piani degli edifici sono caduti uno sull’altro in una reazione a catena, come in un gigantesco domino. Nel tentativo di spiegare il motivo per cui i venti piani più elevati colpiti dall’aereo non si siano limitati a bruciare fino alla consunzione, sono stati fatti alcuni calcoli: l’energia combinata rilasciata dall’impatto, dalle esplosioni di carburante e dal cedimento degli edifici è stata considerata equivalente a 200 tonnellate di TNT, circa il 4 per cento dell’energia esplosiva presente nella bomba atomica sganciata ad Hiroshima nel 1945.

Fondamentalmente, quindi, l’impatto ed il fuoco hanno distrutto i piani più elevati, mentre la gravità ha fatto il resto. Una volta che i piani più alti hanno ceduto, i supporti d’acciaio dei livelli più bassi non avevano abbastanza forza per impedire l’effetto domino causato dal crollo. In ultima analisi, è da attribuire alla stessa maestosità ed imponenza di questo tipo di edifici la ragione principale del crollo. I grattacieli come le Twin Towers sono vero e propri depositi di energia gravitazionale, per cui l’alterazione del sostegno strutturale fa sì che anche un danno ristretto ad un numero limitato di piani possa far crollare tutto. Certamente anche la struttura rettangolare delle torri ha notevolmente contribuito al compiersi del disastro.

L’Empire State Building, ad esempio, ha una struttura più piramidale che lo rende resistente al cedimento verticale. Il suo design architettonico più vetusto possiede una maggiore ridondanza di colonne di supporto. Nel luglio del 45 un bombardiere militare B-25 disorientato dalla nebbia si schiantò al 79° piano dell’Empire State Building ma l’allora più alto grattacielo del modo non subì danni permanenti. La distruzione del World Trade Center sicuramente indurrà gli architetti a considerare alcuni importanti cambiamenti nella progettazione dei grattacieli, come una maggiore attenzione alla facilità di evacuazione ed al potenziamento delle strutture portanti. Gli esperti affermano però che non diminuirà la moda di costruire edifici imponenti: la gente vuole monumenti enormi e grattacieli sempre più alti ed un’architettura che sia simbolo di potenza e di forza.

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