Come vivere felicemente con i nostri amici animali

Un cane, un gatto, un piccolo amico peloso, rappresentano per molti una vera fonte di gioia. Gli animali offrono momenti di tenerezza, di divertimento, insegnano a riflettere. A volte, però, la convivenza è più difficile di quanto ci aspetteremmo. Il nostro cane è troppo aggressivo, o disubbiediente, o capriccioso. Si può fare qualcosa? Si può. Basta chiedere aiuto ad un esperto. Ne parliamo con Leonardo Martinuzzi, comportamentalista animale. Amore per gli animali ed un desiderio vero di conoscerli sono gli elementi che lo hanno spinto ad iniziare questo percorso. Oltre, naturalmente, l’amore per la sua inseparabile cagnetta Lulù.

Quali sono le competenze del comportamentalista animale e qual è lo scopo ultimo di tale professione?

“Le competenze del comportamentalista animale rientrano nel trattamento di un disturbo del comportamento, qualunque esso sia. Condizione importante è che questo sia realmente un disturbo del comportamento e non il sintomo di una malattia. Molte malattie del sistema nervoso, ormonali o metaboliche (come i disturbi della tiroide o il diabete) possono causare l’insorgenza di comportamenti anomali. Per prima cosa quindi è opportuno rivolgersi ad un medico veterinario. Esclusa la possibilità che i sintomi derivino da una qualche disfunzione ci si può rivolgere tranquillamente ad un serio terapista comportamentale. Il fine ultimo del comportamentalista è quello di stabilire un equilibrio nel rapporto tra uomo e animale nel rispetto delle diversità, anche attraverso l’acquisizione, da parte del padrone, del linguaggio dell’animale membro della famiglia. Nessuno di noi riuscirebbe a capire un giapponese a meno di conoscerne la lingua, purtuttavia pretendiamo che un cane riesca a capire il fiume di parole che gli versiamo addosso quando vogliamo qualcosa da lui. Ecco, penso che il terapista comportamentale debba essere anche un insegnante del linguaggio animale”.

In che modo si applica la tecnica correttiva all’animale?

“Per quel che riguarda la tecnica correttiva l’enfasi che veniva data un tempo alla punizione in presenza di comportamenti inappropriati o semplicemente per educare il pet di casa è stata gradualmente sostituita, dai comportamentalisti seri, da un’attenzione mirata all’utilità di fornire rinforzi positivi per ottenere risposte appropriate.

Oggi non si punisce più l’animale, ma il ‘comportamento indesiderabile’ semplicemente ignorando tale comportamento e rafforzando il ‘comportamento desiderabile’. I time out per i comportamenti negativi si sono mostrati particolarmente efficaci per la strategia della modificazione del comportamento. Per esempio, se un cane tende a saltare addosso alle persone può bastare semplicemente girargli le spalle e smettere di interagire con lui, premiandolo invece con un bocconcino quando tiene le zampe ben piantate al suolo davanti alle persone. Spesso chi urla o batte il cane non fa altro che rafforzare dei comportamenti negativi in quanto il cane comunque avverte tutto ciò come fonte di attenzione nei suoi confronti, se, quando fa il ‘bravo’, spesso viene ignorato. Inoltre questi condizionamenti positivi veicolati da un premio migliorano la salute mentale di molte specie animali attraverso la stimolazione prodotta dall’apprendere nuovi comportamenti in maniera piacevole”.

Quali sono i principali disturbi per i quali i padroni degli animali si rivolgono a lei?

“Quando ci sono problemi di eccessiva esuberanza o, al contrario, di eccessiva timidezza o paura. Quando ci sono problemi di aggressività. Quando sono presenti comportamenti che appaiono strani o ossessivi come leccarsi continuamente una zampa o il fianco, rincorrersi la coda fino allo sfinimento o inseguire prede inesistenti. Quando ci sono problemi perché l’animale sporca in casa. Quando ci sono problemi di dominanza. Quando ci sono disturbi del sonno o dell’alimentazione, dopo che il veterinario curante ha escluso qualsiasi origine organica. Quando viene adottato un nuovo animale. Quando ci sono problemi di convivenza tra gli animali in una stessa casa”.

C’è un linguaggio che, più di un altro, sia utile per comunicare meglio con il nostro animale, o va bene quello che spontaneamente e con il tempo si instaura naturalmente tra padrone e animale?

“Gli animali comunicano utilizzando tutto il corpo, utilizzando la postura, la cinetica e la mimica. Quando si tratta di comunicare attraverso i suoni, gli animali usano la banda di frequenza un po’ come noi adoperiamo la radio, sintonizzandosi sulle frequenze più rispondenti alle specifiche esigenze. Ad esempio nel lupo un ringhio sordo può esprimere un messaggio intimidatorio mentre un ululato acuto adatto a percorrere lunghe distanze può servire a richiamare il branco. Esistono poi degli infrasuoni, inferiori ai 15 Hz, utilizzati dagli elefanti e dagli ippopotami per comunicare a lunghe distanze, anche di chilometri, e a superare gli ostacoli.

I pet di casa ci osservano molto per capire cosa vogliamo da loro, cosa vogliamo comunicare e spesso attribuiamo loro delle doti di preveggenza quando ad esempio pensiamo di portarli al parco e senza dire una parola ci alziamo dalla poltrona e troviamo il nostro cane vicino alla porta di casa pronto ad uscire. In realtà il nostro corpo ha ‘parlato’ dando tutte le informazioni sulle nostre intenzioni. Le words key, i comandi vocali, sono solo una piccola parte delle possibilità di comunicazione con i nostri amici pelosi anche se per noi sono così importanti. Eppure imparando ad osservare i segnali del corpo, come ci insegnano i nostri animali, riusciremmo a migliorare anche i rapporti con i nostri interspecifici”.

In che modo è possibile aiutare il proprio animale ricorrendo all’intervento di un esperto? Solo in caso di disturbi specifici, oppure è possibile intervenire in ogni relazione uomo-animale, per migliorarla?

“Prevenire è meglio di curare. Credo che questa sia una regola aurea per non avere seri problemi nel tempo. Credo quindi che una volta accolto un cucciolo in casa sia opportuno rivolgersi ad un esperto per insegnargli le regole per vivere senza problemi nel branco umano. Le puppy class servono appunto ad insegnare al cucciolo quale è il suo ruolo nel branco-famiglia, a relazionarsi con altri cani e con persone sconosciute. È un’occasione anche per il proprietario per imparare come interagire con il suo nuovo amico e vivere serenamente con lui”.

Leonardo Martinuzzi, specialista in Comportamento degli animali. Laurea in sociologia, ha seguito corsi di addestramento con il metodo gentile e l’uso del clicker, master in Medicina Comportamentale degli Animali d’Affezione alla Facoltà di Veterinaria dell’Università di Pisa. Lavora da più di un decennio con i cani, con ottimi e comprovati risultati.

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