Tatuaggi, uno stile… indelebile

Tatuaggi, uno stile… indelebile
Tatuaggi, uno stile… indelebile

Tatuaggi, uno stile… indelebile

‘Un tatuaggio è per sempre’. O quasi, si potrebbe dire parafrasando un noto claim pubblicitario. Minuscoli e ben nascosti o vistosi e aggressivi, i disegni che moltissime persone – a prescindere da età e status sociale – si fanno imprimere sulla pelle, assecondando una moda imperante e spesso non ammettono ripensamenti.

Una volta marchiata, l’epidermide diventa infatti più sensibile e rimuovere i fantasiosi tattoo non è semplice.
Varie le tecniche disponibili: “Inizialmente”, spiega Gennaro Spera, dermatologo del Cnr di Roma, “il metodo più usato era, a parte l’intervento chirurgico, la dermoabrasione. Si ‘grattava’ con un apposito strumento la parte dell’epidermide e del derma sede del tatuaggio e si applicavano poi dei sali per ottenere, per osmosi, la risalita del pigmento. Questa metodica però non assicura la totale asportazione e lascia, nella maggioranza dei casi, qualche cicatrice”.

Più efficace sembra essere il laser, ormai ampiamente usato in chirurgia estetica. “Il laser è una tecnica sicuramente meno cruenta: l’energia di emissione – che deve essere quanto più simile al colore che si vuole eliminare – frantuma i granuli di pigmento, e i frammenti residui vengono riassorbiti dall’organismo con l’intervento delle cellule macrofagiche”, prosegue Spera. “E’ altrettanto vero, però, che bisogna abbandonare l’idea miracolistica legata all’utilizzo di questa tecnica. Per un risultato soddisfacente, infatti, sono necessari ripetuti e costosi interventi, senza peraltro alcuna garanzia assoluta di successo”. La riuscita e l’innocuità di una tecnica di rimozione dipendono infatti da una serie di variabili da tenere sempre in considerazione, quali la tipologia dermo-epidermica del soggetto e la diversità delle zone cutanee. La superficie dorsale di mani e piedi, così come alcune zone di collo e viso, sono molto suscettibili e cicatrici post-trattamento possono essere frequenti. Altri importanti fattori sono poi la diversa profondità del pigmento, la precisione o meno del disegno e il colore, ricordando che giallo e blu sono i più difficili da rimuovere.

Intanto, è di qualche tempo fa la notizia che in Gran Bretagna è stata sviluppata una crema che stimolerebbe l’organismo a rigettare l’inchiostro. Un metodo che, se validato, potrebbe far tirare un sospiro di sollievo a quanti vogliono evitare metodi più invasivi. “In realtà”, conclude Spera, “non si tratta di una semplice crema, ma di una preparazione che va iniettata nel derma, stabilendo un legame con i granuli del pigmento e rendendolo quindi idoneo all’eliminazione. L’efficacia di questa preparazione è però ancora in corso di valutazione e, va chiarito, che anche in questo caso per l’applicazione ci si dovrà rivolgere sempre ad apposite strutture mediche”.
(Fonte: Almanacco della scienza – CNR)

Per saperne di più: Almanacco della scienza – CNR

close

Attenzione, il sito è in fase di conversione in database. Non tutti gli articoli sono ancora raggiungibili nel sito interattivo. Per accedere alle pagine in formato xhtml del sito precedente ancora non convertite, potete collegarvi a questo link Encanta, old version