Il ventriloquismo? Un gioco di strategia del cervello

La vista e l’udito si fondono insieme dando un’unica percezione: è questo il segreto che si nasconde dietro il fenomeno del ventriloquismo. È quanto emerge da uno studio realizzato dell’Istituto di neuroscienze del Cnr di Pisa e dall’Università di Firenze

Il ventriloquismo, l’arte di far attribuire la propria voce ad un altro essere umano, è un fenomeno conosciuto dall’antichità e a lungo utilizzato dagli oracoli, primo fra tutti l’Oracolo di Delfi, e dagli intrattenitori. Le prime spiegazioni scientifiche di questo fenomeno, risalenti al XVIII secolo, presumevano che i ventriloqui proiettassero le loro voci a distanza utilizzando speciali tecniche. Più recentemente si è ipotizzato che il ventriloquismo sia un’illusione prodotta dal nostro sistema visivo, considerato dominante sugli altri sensi, che riesce ad attrarre i suoni verso gli stimoli visivi più rilevanti.

Uno studio uscito sulla prestigiosa rivista scientifica Current biology dimostra ora la vera natura del fenomeno A firmarlo, due scienziati australiani che lavorano all’In, Istituto di neuroscienze del Cnr di Pisa: David Burr, ordinario di psicobiologia e psicologia fisiologica alla facoltà di Psicologia dell’Università di Firenze, e David Alais. I due studiosi mostrano che il fenomeno può essere spiegato senza ricorrere a complicate e poco plausibili tecniche di proiezione delle voci e senza postulare la dominanza di un senso su un altro. “Questo studio dimostra che l’effetto è una conseguenza della strategia utilizzata dal cervello per fondere e unificare, in un’unica percezione, l’informazione proveniente da vari sensi”, spiega David Burr. “Il cervello umano è una macchina ideale che combina l’informazione visiva e uditiva secondo criteri statisticamente ottimali, pesando le singole informazioni sulla base del grado di affidabilità a esse assegnate. In condizioni normali la visione è in grado di localizzare uno stimolo meglio dell’udito, e viene dunque a godere di un maggior peso; questa è la situazione che si verifica quando percepiamo la voce degli attori come proveniente dallo schermo del cinema, piuttosto che dai diffusori collocati sulle pareti della sala.” 

“D’altra parte”, interviene David Alais, “si possono progettare condizioni specifiche in cui la localizzazione visiva sia peggiore di quella acustica, dando maggiore affidabilità ai suoni. In queste condizioni la posizione apparente dello stimolo visivo è determinata dal suono: una sorta di ventriloquismo al contrario. Quando suoni e immagini hanno lo stesso peso, la combinazione dei due sensi porta ad un miglioramento della precisione percettiva, mostrando che la combinazione tra i sensi è ottimale oltre che desiderabile.” 
Oltre a spiegare un fenomeno a lungo dibattuto e affascinante come il ventriloquismo i risultati ottenuti dai due ricercatori cominciano a chiarire uno dei meccanismi fondamentali della percezione: come il cervello combini l’informazione dai cinque sensi per formare una percezione unica e accurata del mondo esterno. “Il nostro studio”, conclude Burr, “sottolineando la raffinatezza dei nostri sistemi sensoriali, mostra come essi capitalizzino tutta l’informazione disponibile da tutte le fonti possibili, e lo facciano con la massima efficienza al pari di una macchina ideale”. 

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