Immagine Comunicazione, counseling, formazione

di Annarosa Pacini
psicopedagogista, grafologa, giornalista, esperta di comunicazione


Figli si nasce, genitori si diventa: la relazione genitore-figlio nel percorso di crescita individuale

Immagine Il rapporto genitori-figli è uno dei temi più affascinanti e insieme difficili, nella comprensione dei percorsi di evoluzione individuale. Affascinante, perché portatore di valori di straordinaria intensità e di possibilità insieme straordinarie, difficile, perché se essere figli non è una scelta, essere genitori dovrebbe esserlo. Eppure, perché davvero si stabilisca una relazione genitore-figlio ci vuole ben altro che non il semplice nascere ed assumere tale ruolo. E’ necessario un percorso di crescita, che, nell’arco di tutta la vita, accompagna gli uni e gli altri, in un percorso, solo a volte, di reciproca conoscenza e comprensione.

Il ruolo che le figure parentali ed i rapporti interpersonali fondanti hanno nella vita di ognuno di noi è sempre e comunque significativo e di grande pregnanza, sia in positivo che in negativo. Acquisirne un’autentica consapevolezza è un passo essenziale nel percorso di crescita individuale, anche se a volte può significare dover affrontare stati emozionali forti, non sempre facili da gestire. Ma, se non li affrontiamo, rischiamo di rimanere bloccati in un tempo e in una dimensione che, come in una gabbia, ci impedisce di vivere appieno il nostro essere noi stessi.
Mettiamo per un attimo da parte le relazioni positive, quelle non conflittuali, quelle che scorrono via come l’acqua placida di un fiume. Certo, ci sono, ma non sono la maggioranza.
Nella maggioranza delle relazioni anche il miglior letto del fiume presenta ostacoli, anse, avvallamenti: conoscerne il percorso è l’unico sistema per riuscire a far scorrere l’acqua nella direzione che davvero ci interessa.
Iniziamo, per il momento, da alcuni concetti che ritengo fondamentali. Premetto che, nella mia attività di counselor, ho sviluppato un metodo personale, sostenuto da una teoria di cui, quotidianamente, posso mettere alla prova la validità, per questo assumerò alcuni dati come corretti, sempre ben disponibile ad accogliere osservazioni, critiche, suggerimenti, esperienze diverse e diverse teorie.
Primo, nel rapporto genitori-figli, i genitori hanno maggiore potere. Il figlio ha una possibilità di scelta spesso molto teorica. Nella realtà, l’influenza, diretta o indiretta, consapevole o inconsapevole, che il modo di pensare, di essere, di agire, ha sui figli, è fortissima.
Secondo, questa è una realtà che condividiamo tutti. Così, da adulto, ci sarà chi si riconoscerà simile, chi diverso, chi diametralmente in opposizione, ma sempre, in qualche modo, collegato.
Terzo, si rimane sempre figli, anche quando si diventa adulti, ed anche quando si diventa genitori. E se questa parte che è in noi ha sofferto, non si è sentita compresa, non ha ricevuto una educazione emozionale adeguata (adeguata non in base a norme e stereotipi, ma giusta per quel figlio, per quella specifica situazione, capace di creare una comunicazione armonica e positiva, ed una conseguente armonica e positiva crescita dell’individuo).
Quarto: se non si supera e non si esce dalla dicotomia genitore-figli, difficilmente saremo persone serene ed equilibrate. Perciò, la regola base è riuscire a vedere i propri figli come persone, come individui diversi da sé, a vederli veramente, per ciò che sono. Ugualmente, è fondamentale riuscire a far vedere un genitore come persona, capire, da amare, umana, fallibile, disposta a mettersi in gioco. Figli si nasce, genitori si diventa: ma diventare buoni genitori non è affatto semplice, né scontato. E’ un percorso che mette ognuno di fronte ai propri limiti, che costringe a rivedere molti modelli, molti pre-giudizi.
Quando suona un campanello di allarme, perché un bambino va male a scuola, perché un ragazzo è nervoso, perché è taciturno, perché un adulto finisce per alzare la voce, o, peggio, le mani, anche quando non si vorrebbe, oppure, si vorrebbe trasmettere amore, e invece ci si ritrova sempre a recriminare, ebbene, è una gran cosa. Questo campanello va ascoltato.
E’ una chiamata a cui bisogna rispondere, senza fuggire, senza rifugiarsi dietro facili scappatoie. Da lì bisogna partire per cercare un percorso nuovo, un nuovo modo di comunicare, un nuovo modo di essere genitori e figli. Per imparare ad essere figli, così soltanto si può davvero imparare ad essere genitori.
(fine prima parte)

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