Vite nuove

Vite nuove

Vite nuove

Ingo Schulze
Traduzione: Fabrizio Cambi
Collana: I Narratori
Pagine: 576 Prezzo: Euro 22

Dal più acclamato scrittore tedesco contemporaneo, il ritratto definitivo del cambio epocale avvenuto con la caduta del Muro di Berlino, l’atto di nascita del nostro tempo.

Il libro
Rien ne va plus… non si può più tornare indietro, ma tutte le strade sono ancora aperte: siamo nella provincia dell’ex Ddr, gennaio 1990.
Enrico Türmer, teatrante e scrittore di romanzi nel cassetto, volta le spalle all’arte e comincia a lavorare nella redazione di un giornale appena fondato. Apparentemente liberato dalla necessità interiore di descrivere il mondo, si getta a capofitto nella vita attiva. Guidato dal suo Mefistofele, l’onnipresente Clemens von Barrista, quintessenza del capitalismo, l’intellettuale sviluppa un’ambizione e un arrivismo che non sapeva di covare dentro di sé.

È di questa svolta, parallela alla riunificazione della Germania, che raccontano le lettere di Enrico ai suoi tre amori: la sorella Vera, l’amico d’infanzia Johann e Nicoletta, l’Irraggiungibile. Ne viene fuori il romanzo di una vita, in cui si rispecchiano le mille sfaccettature della recente storia tedesca. E il protagonista diventa allegoria della discutibilità delle vecchie ma anche delle nuove vite.
Dopo sette anni di attesa, Ingo Schulze ci consegna il romanzo della riunificazione, l’opera definitiva sugli effetti della caduta del Muro di Berlino, e lo fa nell’inconfondibile stile che lo ha portato spesso a essere acclamato come il più importante scrittore tedesco contemporaneo.

Prima e dopo la caduta del Muro (estratto)
Ricorda ancora le marce della pace e le risoluzioni sul riarmo del 1983? A Jena ci furono manifestazioni illegali e ufficiali, spesso concomitanti. Gli operai portavano cartelli e striscioni non ufficiali che venivano subito stracciati da quelli della Stasi e vedevo come i manifestanti tenevano alzato quel che ne restava, finché venivano arrestati o scomparivano dietro una selva di bandiere della Ddr sventolate dalle scolaresche. Insieme a qualche altro studente mi ero unito ai teologi che non erano stati attaccati sebbene anche i loro “slogan” non fossero graditi. Forse mi sarei dovuto chinare a raccogliere un frammento di manifesto e tenerlo bene in vista per essere cacciato dall’università.

Se non lo feci non dipese soltanto da quel che prometteva lo studio. Avevo anche paura. Non tutti erano sopravvissuti all’arresto. Ogni sabato sera un autocarro carico di poliziotti parcheggiava accanto alla “piazza dei Cosmonauti”. Ciò che si poteva spiare in quella piazza si rifletteva sul clima nella città. Qualsiasi persona che andava nella libreria Thomas Mann o attraversava solo semplicemente la piazza poteva, un istante dopo, essere scambiata per un manifestante o per uno scagnozzo della Stasi.

“Più o meno verso le 22.30 per la strada davanti alla stazione centrale si schierarono unità dell’esercito. I soldati si presero saldamente sottobraccio e si distribuirono per l’intera larghezza della strada. Una dietro l’altra erano da 10 a 15 file. Di passo veloce e accompagnati da un sonoro ‘Sinistra, 2, 3, 4’ cominciarono a marciare lungo la strada, nella direzione dello Zeitkino. In quel momento però si trovava solo un numero limitato di cittadini davanti alla stazione, in quel punto si registrava una situazione di relativa calma perché i cori provenivano dalla zona della Leningrader Straße.” (…)

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