Immagine Università

Educazione permanente, scuola di libertà
di Annarosa Pacini

Sempre più attenzione le Università dedicano alla formazione permanente (lifelong learning) ed alla formazione on line (elearning). Alla base, la consapevolezza, ormai acquisita e riconosciuta anche dagli enti tradizionalmente deputati alla formazione, che la conoscenza è "il" valore capace di cambiare, in positivo, la qualità della vita, nel corso di tutta la vita.

Mentre il Corso di perfezionamento in "Teoria e Prassi dell'Educazione degli adulti" sta per partire (ogni anno le iscrizioni sono possibili tra settembre e dicembre), vi proponiamo un'intervista realizzata durante l'ultima lezione, prima delle vacanze estive. Una caratteristica peculiare di questo corso è la capacità di creare momenti formativi anche al di fuori degli incontri, che rimangono comunque un momento fondante. Parliamo con la professoressa Rosa Finazzi Sartor, per molti anni professore ordinario di Pedagogia alla Facoltà di Psicologia dell'Università di Padova. La professoressa Finazzi Sartor è uno dei padri fondatori, insieme a personaggi quali Anna Lorenzetto, Raffaele la Porta, degli studi nel campo di quella che oggi si chiama "Educazione permanente", o"Lifelong learning", che in italiano si può tradurre soltanto come "apprendimento durante tutto il corso della vita": con l'adozione di questo termine internazionale si vuol porre l'accento sull'attività dell'apprendere, come momento fondante. Nel Corso dell'Università di Roma, ad esempio, i corsisti possono scegliere il loro percorso, costruendo passo passo la loro stessa formazione.

"Per quanto riguarda l'Educazione permanente - ci dice la professoressa Finazzi Sartor - metterei in evidenza Bertrand Schwarz dell'Università di Parigi e Bogdan Suchodolski, le cui opere, se pur molto diverse dal punto di vista teoretico, hanno avuto una diffusione mondiale. In Italia ci sono stati dei pionieri nell'ambito dell'Educazione permanente, che hanno attinto ai documenti dell'Unesco, in particolare negli ani Settanta, quando si è cominciato ad affrontare i maniera sistematica il tema dell'Educazione Permanente. Documenti che, oltre a risentire dell'influenza di Schwarz e Suchodolski, hanno certamente trovato ispirazione anche nell'opera di Jean Piaget".

"Questi tre studiosi possono essere presi ad emblema di tre correnti fondamentali: Bertrand Schwarz, che ha utilizzato l'esperienza del lavoratore, in Francia, in America, in Spagna ed in Messico. Nell'opera di Bogdan Suchodolski il discorso si sposta verso l'area dell'Est. Come Suchodolski stesso ricorda, nacque in un territorio che era sotto la Russia, poi passò nella Polonia: cioè la prima guerra mondiale ha influito certamente anche nel cambiamento della sua cultura e della sua personalità. Inoltre ha soggiornato molto tempo in Francia ed è stato influenzato dall'esistenzialismo francese. La formazione che fa capo alla teoria di Suchodolski è una formazione che risente del mondo occidentale ma anche della sua esperienza del mondo del lavoratore dell'Est. Il concetto di umanesimo di Suchodolski si ispira all'interiorità dell'uomo ma si esprime anche attraverso il contatto con gli altri, i concetto di convivialità, di solidarietà, di aiuto e di esperienza in comune".

"La terza posizione può essere individuata, come ho detto, in quella dell'Unesco degli anni Settanta, che ha raccolto anche l'esperienza psicologica di Piaget. L'opera di Piaget, nell'ambito dell'Unesco, è stata importantissima, poiché ha portato all'Unesco non solo la sua esperienza personale di studioso, ma anche il lavoro dell'Istituto 'Jean Jacques Rousseau' di Ginevra, che ha diretto per molti anni".
"Adesso torno un momento indietro, facendo riferimento alla mia biografia personale: ero partita dall'Umanitaria di Milano. Oltre a pubblicare una rivista, nelle ore serali apriva le sue porte ai lavoratori. All'Umanitaria arrivavano gli operai Milanesi, che rivelavano i loro problemi, le loro difficoltà, le loro ambizioni: alcuni si sentivano inadeguati nel posto che occupavano e aspiravano ad un miglioramento del loro lavoro e ad un approfondimento della loro esperienza. Mi ricordo di aver scorso tutte le riviste dell'Umanitaria, alla ricerca delle parole 'educazione permanente' e le ho trovate soltanto due volte. Il primo messaggio, per me basilare, su questo tema, risale al 1965, ed è di Lengrand".
"L'educazione permanente deve considerare l'adulto nell'ambito educativo in tutte le sue componenti: psicologica, affettiva, cognitiva, sessuale, sociale ecc. Collegando il pensiero di Lengrand all'esperienza del lavoratore in questi centri si coglie in pieno il senso più vero dell'educazione permanente. L'esperienza dell'individuo è fondamentale, ma va considerata nelle sue varie direzioni. Se ci rivolgiamo all'adulto, all'individuo in genere, e pensiamo a una sua formazione, dobbiamo attingere alle forze intime della persona umana. Che non possono essere esclusivamente cognitive, o esclusivamente pratiche, ma devono considerare la persona nella sua globalità e in tutti i suoi aspetti. Questi sono quelli che io considero i fondamenti di una educazione permanente".
"In Italia particolarmente significative sono state le posizioni di Mario Mencarelli e di Anna Lorenzetto. La posizione di Mencarelli si fonda su un'espressione fondamentalmente cattolica, intesa in senso estremamente positivo, mentre la Lorenzetto, pur ritenendo il fatto religioso importante, non impernia su questo elemento tutto lo svolgimento della personalità. Riteneva importante il discorso religioso, ma come punto di arrivo, piuttosto che come base di riferimento".
"Infine, dobbiamo ricordarci, oggi più che mai, che il discorso dell'educazione permanente deve necessariamente confrontarsi con quello dell'intercultura. Quello di globalizzazione è un concetto, sotto alcuni punti di vista, compreso quello economico, astratto. Bisogna cominciare ad operare dal mondo concreto. Per questo apprezzo la posizione della Lorenzetto, di Mencarelli, e di Sofia Corradi, che della Lorenzetto è stata allieva, ed avviato, oltre a questo corso, progetti grandemente significativi, come l'Erasmus, in grado di cambiare il modo stesso di concepire lo studio, come momento di formazione ma anche di scambio interculturale. Il discorso sull'educazione permanente è un discorso di valorizzazione di valorizzazione dell'individuo, della sua dimensione sociale ma soprattutto della sua libertà".

Link: lifelong.it


Inizio pagina           Chi siamo               Copyright               Cookie Policy               Privacy               P.I. 01248200535