Sconfiggere la Bse: cosa si fa in Italia

Sconfiggere la Bse: cosa si fa in Italia
Sconfiggere la Bse: cosa si fa in Italia

Sconfiggere la Bse: cosa si fa in Italia

Misure di prevenzione nei confronti dell’introduzione e della diffusione della BSE in Italia sono già in vigore dal 1989 per offrire il massimo delle garanzie sanitarie di tutela della salute pubblica, ed in parte prevista a seguito del moltiplicarsi di casi in alcuni Paesi europei, in particolare nel Regno Unito e Francia.
Le misure attualmente in vigore nel nostro Paese sono:

(documento del Ministero della Sanità)
DIVIETO dal 1994 di somministrazione ai ruminanti di farine contenenti proteine di mammiferi;
OBBLIGO dal 1996 di eliminare, al momento della macellazione il cosiddetto materiale a rischio: cervello, midollo spinale, tonsille, bulbi oculari, ileo da bovini di più di dodici mesi di età, importati da Paesi nei quali si sono registrati casi autoctoni di BSE.
OBBLIGO dall’1 ottobre 2000 di eliminare le parti a rischio da tutti gli animali macellati sul territorio nazionale;
TEST dal 1991 di accertamento diagnostico su campioni di encefalo di casi sospetti clinici ed obbligo di denuncia.
TEST dall’1 gennaio scorso sui capi bovini, con più di 30 mesi di età, macellati in Italia.

Il programma utilizza in particolare test immunologici in grado di evidenziare rapidamente e con sicurezza, attraverso l’analisi di un frammento di materia cerebrale, la presenza della proteina nel tessuto cerebrale dell’animale. Questi test sono mezzi scientificamente validi e consentono di identificare i bovini in fase di infezione, ma clinicamente asintomatici. La rapidità con cui si conosce il risultato delle analisi, entro 24-48 ore, consente di avere indicazioni sulla salute dell’animale macellato prima che la sua carne venga immessa sul mercato.
Misure per circoscrivere il contagio
Per maggior cautela, lo scorso 29 settembre, è stato emanato un decreto ministeriale concernente misure sanitarie di protezione contro le encefalopatie spongiformi trasmissibili, che, all’articolo 10, assegna alle Regioni un più severo sistema di sorveglianza epidemiologica della BSE.
DIVIETO dal 1994 di somministrazione ai ruminanti (bovini, pecore e capre), di mangimi contenenti proteine ottenute da tessuti di mammiferi.
DIVIETO dal 17 novembre 2000 di somministrazione a tutti gli erbivori di mangimi contenenti proteine di origine animale.

Protezione dai rischi per il cittadino-consumatore
Ad oggi in Italia non è stato riscontrato nessun caso di “nuova variante di Creutzfeldt-Jacob” che rappresenta l’unica forma di encefalopatia spongiforme dell’uomo correlabile con la BSE. Un monitoraggio continuo sulla possibile comparsa di questa malattia nel nostro Paese è in corso da anni da parte di un’equipe di esperti dell’Istituto Superiore di Sanità.
DIVIETO dal 1990 di importazione dal Regno Unito di parti a rischio (cervello, midollo spinale, timo, tonsille, milza e intestini) di bovini di età sopra i 6 mesi.
EMBARGO TOTALE di bovini da Portogallo, Irlanda e Regno Unito dal 1996 OBBLIGO dal 1997 di eliminazione organi a rischio di bovini provenienti da Irlanda, Francia, Belgio, Lussemburgo, Danimarca, Paesi Bassi.
DISTRUZIONE dall’1 ottobre 2000 per bovini sopra i 12 mesi del materiale specifico a rischio (cranio, cervello, occhi tonsille, midollo spinale e ileo). Per i bovini di qualsiasi età la rimozione dell’intero intestino, dal duodeno al retto.

Il Comitato Scientifico Europeo ha individuato come materiale specifico a rischio gli organi e i tessuti che, in base a ricerche scientifiche, hanno dimostrato un elevato grado di infettività. In particolare sono:
per i bovini di età superiore a 12 mesi il cranio, compreso il cervello e gli occhi, le tonsille e il midollo spinale;
per i bovini di qualsiasi età, l’intestino completo. Sono esclusi da tale provvedimento i prestomaci (“trippa”) e lo stomaco.
In base alle ricerche scientifiche non è stata rilevata alcuna infettività nel muscolo scheletrico (carne), nel latte e nei tessuti adiposi (grasso).
Le attuali disposizioni normative, che prevedono l’eliminazione e la distruzione del materiale specifico a rischio, riducono in maniera significativa il rischio di esposizione dei consumatori.

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