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Immagine L'opinione




risponde Annarosa Pacini
Il rispetto, prerogativa degli stupidi?

Immagine “Pongo l'accento su di una deprecabile abitudine che sta prendendo piede nel mondo occidentale (od occidentalizzato): la disposizione a concedere libertà sempre più ampie alle etnie religiose estranee al nostro contesto. Intendo dire, a scuola ci insegnano ad avere rispetto per razze e popoli, tradizioni e religioni. Com'è giusto che sia, anche il Cristianesimo accetta di buon grado la fratellanza religiosa. Eppure, negli ultimi tempi, la liberalità si sta spingendo davvero a limiti parossistici, fino al completo capovolgimento degli schemi: capita così che un ebreo possa permettersi di scagliare il crocifisso dalla finestra di una scuola, oppure che a Londra le tradizionali luci natalizie vengano ridenominate ‘luci d'inverno’.
Ebbene, io trovo GIUSTO che una ragazza possa portare il burqa a scuola, o che i musulmani possano digiunare durante il Ramadan, o che un induista porti in classe una bella statuetta di Visnù: non c'è nulla di male. Ma che invece si finisca per soffocare la nostra identità Cristiana, beh, questo non lo accetto. Nessuno chiede ai pakistani di appendere crocifissi o di fare il presepe. Perché noi dovremmo "banalizzare" la nostra religione? Non è così che si ottiene il rispetto, non così l'accettazione. Personalmente, trovo che se le altre religioni non considerino la nostra, nemmeno noi dovremmo considerare le loro. Anzi, che se ne stiano pure al loro Paese, se devono venire in Europa solo per fare casino. Scusatemi l'accento vagamente razzista ma non possa accettare tale "zerbinismo" verso i musulmani, se, per esempio, ogni giorno qualche kamikaze fa saltare in aria le teste di inglesi, francesi, italiani o spagnoli. Ma che è?!”. DP


Il primo quesito posto da DP già da solo richiederebbe davvero una grossa riflessione. Innanzitutto, a mio avviso, la libertà di un'altra persona non riduce la mia libertà. Se la nostra società diventa multietnica, la convivenza non solo è inevitabile, è auspicabile. Il musulmano seguirà le sue regole, e così l'ebreo, e così l'ortodosso, ì così il buddista, e così il cristiano. La mancanza di rispetto è legata all'ignoranza, intesa come non-conoscenza. La paura verso ciò che è diverso, che diventa nemico. Non dipende dalle religioni. Le religioni sono l'aspetto più eclatante. Dipende dalla cultura. La cultura intesa come formazione, come conoscenza, come capacità di ampliare le proprie vedute, non come nozionismo. Materie come la filosofia servono perché abituano a pensare in un certo modo. Potrei qui aprire una parentesi sulle grafie degli adolescenti, su come stanno cambiando, e su come l'impoverimento della cultura, anche a scuola, porterà ad una diffusa non-conoscenza, che certo non faciliterà il rispetto e la convivenza. Su Famiglia Cristiana di questa settimana c'è un interessante articolo di Zichichi sulle proteste per la Tav, con un parallelo storico, molto interessante, con il periodo in cui, in Inghilterra, si diffuse l'energia elettrica: milioni di famiglie la temevano, e non la volevano, neanche gratis.
Come secondo punto, rifletterei anche sulla 'liberalità' del cristianesimo. Una cosa è difendere principi etici, morali, religiosi, validi per tutti. Un'altra dire a cittadini liberi di uno stato libero come dovrebbero votare. Ricordo ancora un interessante corso di Storia del Cristianesimo, ed un libro molto stimolante, che spiegava come i fenomeni storici-religiosi hanno radici che a volte dimenticano l'essenza stessa della Fede cui si ispirano. Non 'se farai questo sarai migliore', ma 'se non farai questo sarai punito'.
Infine, ed è sempre soltanto una mia opinione, non è nei simboli la vera fede. E' nel cuore degli uomini. Se riuscissimo a guardarvi dentro, scopriremmo che il cuore degli uomini di buona volontà è uguale in ogni parte del mondo, a qualunque fede essi appartengano. Quindi, magari la deprecabile abitudine del rispetto si estendesse da continente a continente, da popolo a popolo, da fede a fede, ognuno mantenendo la propria identità, e rispettando quella degli altri.
Magari illuminasse il cuore degli uomini, gli uomini comuni, come gli uomini potenti. Il saluto, lo stringersi la mano, ha origini lontane. Da quando, dopo un duello, il perdente restava a terra. Il vincitore poteva togliergli la vita. Oppure, dargli la mano, e fargliela salva. Se nessuno mai avesse allungato quella mano, se un primo uomo non avesse saputo perdonare, iniziare un nuovo percorso, oggi forse neanche ci saluteremmo. E' difficile, è indubbiamente difficile cercare di essere migliori, in questi nostri tempi forse ancor di più. Ma qualcuno, da qualche parte, deve pur cominciare a dare l'esempio.



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