Mucillagini sull’Himalaya

La fioritura, scoperta dal CNR-ISE di Pallanza in un lago del Nepal nell’ambito del Progetto EV-K2-CNR, risale a quasi cento anni fa ed è stata con tutta probabilità la causa della morte della specie endemica di Daphnia, la “pulce d’acqua” di una famosa canzone.

Che le mucillagini possano manifestarsi più o meno puntualmente nell’Adriatico settentrionale è cosa attesa, specie in estati particolarmente calde. La “colpa” è delle diatomee, alghe microscopiche caratterizzate da un rivestimento siliceo, che in particolari condizioni climatiche (temperature elevate, scarsa disponibilità di azoto e fosforo, accresciuta disponibilità di carbonio, forte illuminazione) aumentano la produzione fotosintetica dei mucopolisaccaridi (carboidrati): questi ultimi vengono riversati all’esterno della cellula costituendo una guaina gelatinosa.

Ma del tutto inatteso è il fatto che le mucillagini possano essere rinvenute in ambienti d’acqua dolce di luoghi remoti, quali i laghi d’alta quota del Nepal Himalayano, che noi tutti immaginiamo come l’essenza dell’ambiente puro e incontaminato, lontano dall’influsso antropico. L’area è da tempo oggetto di indagine nell’ambito del Progetto interdisciplinare EV-K2-CNR, nel quale l’Istituto per lo Studio degli Ecosistemi del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Verbania-Pallanza conduce indagini limnologiche sui laghi d’alta quota, anche in relazione allo studio degli effetti del trasporto a lunga distanza di inquinanti, portato avanti in collaborazione con il CNR-IRSA di Brugherio.

Accanto agli studi sugli ecosistemi attuali, il progetto prevede la ricostruzione degli ecosistemi del passato, mediante l’analisi di carote di sedimento. L’analisi di una di queste carote ha messo in luce come in una fase della vita del lago designato come LCDN40, databile a quasi 100 anni fa, vi sia stata una vera e propria fioritura di alghe verdi filamentose dei generi Mougeotia e Spyrogira, in quantità tali da determinare la produzione di vere e proprie mucillagini. A seguito della fioritura e della produzione di tali mucillagini, dal Lago CDN40 è scomparsa Daphnia tibetana, il minuscolo crostaceo che rappresentava il principale organismo zooplanctonico del lago, dominatore incontrastato per quasi 3.000 anni della sua storia. La scomparsa è stata, con tutta probabilità, determinata da una morìa massiccia dei piccoli, i più sensibile all’azione nociva delle alghe filamentose responsabili della produzione di mucillagini. A provocare la fioritura algale sarebbero state le particolari condizioni climatiche di quel periodo, caratterizzato da elevata piovosità e dal conseguente maggiore apporto di sostanza organica, condizioni sorprendentemente simili a quelle che determinano la produzione di mucillagini in Adriatico.

La Daphnia tibetana è una specie di “pulce d’acqua”, quella della canzone di Angelo Branduardi. In realtà si tratta, come detto, di un crostaceo endemico della regione, una tra le specie di dimensioni maggiori (fino a 2 cm di lunghezza). Si tratta inoltre di una specie melanica, capace cioè di produrre un tipo di melanina simile a quella dell’uomo: la specie che ne ha preso il posto è invece trasparente, in quanto incapace di produrre melanina. Tale sostituzione rende questo ambiente più vulnerabile al bombardamento della radiazione ultravioletta: non a caso, in tutto il mondo le specie melaniche, più resistenti agli UV, stanno soppiantando quelle non melaniche, come risultato dei cambiamenti climatici.

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