L’illusione del bene

L’illusione del bene

L’illusione del bene

Cristina Comencini
Feltrinelli Editore
Pagine: 168 – Prezzo: Euro 14

Un romanzo sulla fine del comunismo. E più in generale una grande storia che gira intorno al mistero della Storia: dobbiamo darle delle risposte o subirla? Un uomo insegue il fantasma di una donna che il comunismo ha ammutolito e forse cancellato. Intanto insegue l’ossessione che lo ha reso incerto e inquieto. Quali le risposte per chi continua a illudersi che il bene sia possibile?

Il libro
Mario è un uomo svuotato, malinconico, deluso. Ha creduto con passione all’ideale comunista e, dopo quasi dieci anni, non si è ancora del tutto rassegnato al crollo di un mondo e alla resa di quanti, come lui, avevano coltivato quella fede politica. Soprattutto non riesce a capacitarsi che nessuno condivida la sua ossessione: che cos’è stato il comunismo? Perché nessuno di quelli che ci avevano creduto ci fa veramente i conti? Qual era l’illusione covata dentro i fallimenti storici? Dentro i morti. Dentro i silenzi. Oltre il Muro ormai crollato.

Mario ha creduto con altrettanta passione nella famiglia, e ha cercato di crearsene una: non ci è riuscito, nonostante abbia cresciuto con dedizione e con pazienza prima i figli della moglie e poi quello nato dal suo matrimonio. E nemmeno le dinamiche del fallimento del rapporto coniugale gli sono poi molto chiare: l’amore che lo lega ai tre figli rimane dunque l’unica certezza della sua vita.
Anche sul fronte professionale – è giornalista televisivo – sente fatiche e stanchezze: con la vittoria della destra è stato epurato e adesso vivacchia in radio, senza più desideri né ambizioni.

L’incontro occasionale con Sonja, una giovane pianista russa che vive con l’altera nonna e la figlia di pochi anni, lo risucchia in una storia tragica e misteriosa che di donna in donna risale verso il tassello mancante, verso quel buio di domande senza risposta che è diventato il suo tormento. In compagnia del figlio, Mario si mette sulle tracce della madre di Sonja, prima a Budapest e poi in una sperduta cittadina dell’ex Unione Sovietica.

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