Immagine L'intervista

Alessandra Martines è 'Edda Ciano Mussolini', una donna fragile ma obbligata ad essere forte

“Quella finta facciata della donna moderna – osserva la Martines –, sfrontata, fumatrice incallita (a quel tempo per una donna fumare in pubblico era disdicevole…) che amava ostentare, non era altro che il frutto di un’educazione troppo intrappolata. Era fragile, invece, ed è per questo che è un personaggio molto bello perché ha tutte le sfaccettature dell’arcobaleno”.

Undici febbraio 1929. A Roma, al ricevimento per la firma dei Patti Lateranensi, si incontrano per la prima volta Edda Mussolini e Galeazzo Ciano. Ed è amore a prima vista. Il loro matrimonio, celebrato dopo appena tre mesi dal fatidico incontro, non è solo l’unione di interessi, come crede l’opinione pubblica, ma l’inizio di un amore vero, sincero, profondo, allietato dalla nascita di tre bambini. Lei, appena ventenne, è la primogenita e figlia prediletta del Duce. Lui, il conte Ciano, è un uomo ambizioso, assetato di potere, affascinante, gran seduttore, mondano, intelligente, abile e figlio di un fedelissimo di Mussolini. Le vicende della loro unione che attraversano molti anni di tragica storia italiana (fino all’11 gennaio del 1944, quando il Duce firma la condanna a morte del genero, considerato uno dei traditori del Gran Consiglio), diventano ora una miniserie in due puntate prodotte da Rai Fiction e dalla Lux Vide dal titolo “Edda Ciano Mussolini”. “Edda Ciano Mussolini ” fa parte di un progetto, “Ventesimo secolo”, che attraversa la vita di venti protagonisti del secolo appena trascorso di cui “Papa Giovanni” è stato il primo esempio. Ad esso sono seguiti “Soraya” e “Madre Teresa”. Oltre a quella della Ciano sarà raccontata anche la straordinaria avventura dell’inventore del telefono, Meucci. Edda Ciano è interpretata da Alessandra Martines, Galeazzo Ciano da Massimo Ghini, il Duce da Claude Brasseur. Tra gli altri interpreti: Lodovica Modugno (Donna Rachele). Carlo Cartier (Pavolini), Emilio De Marchi (Dino Grandi), Sydne Rome (Carolina Ciano), Milena Miconi (Nora Pessina). La sceneggiatura è stata scritta da Anna Samueli e Maura Nuccetelli, la regia è di Giorgio Capitani. Sono previste ancora quattro settimane di riprese. Alla chiusura del set saranno 6.800 le comparse coinvolte, centomila i metri di pellicola utilizzati, 65 le location di cui quindici ville storiche. Come la stupenda Villa Aldobrandini, a Frascati, dove si stanno girando, in questi giorni, le scene del ballo e del primo incontro. “Non è una storia romanzata del fascismo – tiene a precisare il regista Giorgio Capitani – ma le vicende drammatiche di una donna che ha vissuto sia nel privato che nel pubblico quella sconvolgente avventura”.
“… Ci sarà del sangue un giorno tra quel padre e quella figlia”, predisse Curzio Malaparte. La vita di Edda è una perfetta metafora del rapporto tra Mussolini e l’Italia. Come gli italiani, anche Edda non poté resistere al fascino e all’ascendente di Benito e si donò completamente a lui rinunciando alla sua parte più autentica e femminile. Come l’Italia partecipò al sogno di un nuovo impero e si gettò fervente nell’avventura della Seconda Guerra Mondiale. Anche Edda infine trovò la forza di ribellarsi al Duce, ma il conto che dovette pagare fu salatissimo: il padre, il suo eroe, fece uccidere suo marito, padre dei suoi figli.

Alessandra Martines, quello di Edda Ciano è un ruolo molto difficile da interpretare. Edda aveva certamente una personalità forte. Secondo lei era una vincente o una perdente?
Forte perché fin da bambina era stata obbligata ad essere forte. Quando era piccola il padre l’ammoniva sempre: “Non piangere, Edda. Ricorda, una Mussolini non piange mai”. Questa frase gliela disse la prima volta quando lei aveva quattro anni e continuò a ripetergliela per tutta la vita. Io la trovo una frase di una violenza inaudita. Edda era forte perché aveva avuto un’educazione molto dura dove non si aveva il diritto di esprimere le proprie debolezze, non le era permesso di lasciarsi andare. C’ è una scena molto bella nella sceneggiatura in cui finalmente lei può perdere il controllo di sé: piange a dirotto ma lo fa chiusa in bagno, da sola. Quella finta facciata della donna moderna, sfrontata, fumatrice incallita (a quel tempo per una donna fumare in pubblico era disdicevole…) che amava ostentare, non era altro che il frutto di un’educazione troppo intrappolata. Era fragile, invece, ed è per questo che è un personaggio molto bello perché ha tutte le sfaccettature dell’arcobaleno. Non mi capita spesso ma, sicuramente, questo è un personaggio che, quando andremo a chiudere il film, mi verrà molto a mancare.

Era una donna divisa tra due amori ugualmente intensi e distruttivi. Come si è preparata ad interpretare questo personaggio?>br> Edda ha un rapporto edipico con il padre. Averlo, direi che è normale, ma averlo in un’età adulta non è più così salutare… e poi questo padre che fa condannare il marito…Direi che è una storia molto forte. Questo è l’aspetto che più mi interessava della vita di Edda, una donna molto contraddittoria. Anche il rapporto con la madre era problematico. Donna Rachele non l’ ha mai realmente capita. Era una donna talvolta violenta, la picchiava anche quando era grande. Poi c’ era questo amore molto forte con Galeazzo. Secondo me era una relazione intensa e particolare, non in senso fisico ma in senso intellettuale. Anche questo era un aspetto della sua vita che mi intrigava molto.

All’inizio si disse che il loro fosse un matrimonio combinato… Quando è che scoprono di amarsi?
Lei era promessa ad un altro uomo ma non le piaceva. Quello sì aveva il tono del fidanzamento combinato! Con Galeazzo, invece, è tutta un’altra storia. In quel famoso ballo scoppiarono le scintille…Io credo veramente che sia stato un grande amore. Fin dall’inizio. Poi, piano piano, quando prende piede la complicità tra il padre e il marito, lei comincia ad avere dei dubbi sulla veridicità dei sentimenti di lui. Edda gli ripete spesso: “Sono io la Mussolini”, perché Galeazzo sta diventando parte integrante della famiglia.

Come reagiva Edda ai continui tradimenti del marito?
Male, molto male. Poi è subentrata una corazza, una corteccia che poi è ancora peggio, perché non dare sfogo alle proprie frustrazioni, non mettere le parole ai propri dolori è quello che ci fa somatizzare, ci fa star male. Un giorno decide, lucidamente, di non soffrire più e gli dice: “da adesso non sarò più gelosa, però, d’ora in poi prenditi delle amanti che siano delle mie amiche, così, per lo meno, mi saranno simpatiche”.

Nei confronti di un personaggio storico realmente vissuto quale è stata la sua maggiore preoccupazione per essere credibile?
Quello di cogliere la vera essenza della persona, arrivare al cuore, all’anima che sono tutto in un essere umano.

Signora Martines, un’ultima domanda. Lei è sposata con il famoso regista Claude Lelouch, vive e lavora ormai da molti anni in Francia ma da qualche tempo a questa parte è tornata a lavorare in Italia. Cosa è accaduto? È la sua patria che l’ ha riscoperta o è lei che ha deciso di ritornare?
L’ultimo lavoro che ho fatto in Italia è stato “Amnesia” di Salvatores, quattro anni fa. Poi non ho avuto proposte interessanti. È tutto molto casuale. Ora, dopo “Edda Ciano Mussolini” mi attendono altri lavori allettanti. È così nel nostro mestiere. Stai ferma, ma poi, improvvisamente, ti vogliono tutti…


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