Il giardino del luppolo

Il giardino del luppolo

IL GIARDINO DEL LUPPOLO

Il giardino del luppolo

Silvia Di Natale
Collana: I Narratori – Feltrinelli
Pagine: 304 – Prezzo: Euro 16
In libreria dal 15 gennaio 2004

Adolf Kolmar è un giovane sensibile, emotivamente e psichicamente instabile. Dalla fine degli anni venti fino a tutto il secondo conflitto mondiale, registra su di sé, senza avere né gli strumenti né la forza per opporvisi, il progressivo “allineamento” prodotto dal nazismo nella società tedesca. Non è un eroe, ma diventa – passando per il malessere e la follia – il catalizzatore dei segni che trascinano la Germania nella sua più grande tragedia.

Il libro
Dal fiore del luppolo si ricava la birra. Agli inizi del secolo il luppolo cresceva su alte pertiche all’interno di piantagioni recintate che venivano chiamate “giardini”. La raccolta a mano coinvolgeva gran parte della popolazione vecchia e giovane dei villaggi. La storia di Adolf comincia nel 1910 a Muhlbach nell’Hallertau in mezzo alle colline coperte di luppolo. Adolf non è un ragazzo facile: soffre di crisi di soffocamento, è gracile e finisce con il coltivare un mondo interiore e un isolamento che fa a pugni con la franca irruenza del fratello Franz e con il solerte entusiasmo dell’amico Max. Le cose si fanno ancora più complicate quando, più in là, comincia a soffrire di allucinazioni e di visioni: è il Male (fantasmi, voci, apparizioni) che lo tiene all’erta, ed è un Male che, con l’avvento del nazismo, verrà sempre più a coincidere con il lucido presagio di una tragedia di proporzioni immani. Adolf non è un militante socialdemocratico o comunista (come l’amico Max, che finirà ben presto arrestato e ucciso): la sua è piuttosto una coscienza cristiana, irrorata di pacifismo quacchero, incline al compromesso ma pronta a destarsi in indignazione e furore quando Adolf è visitato dalle sue visioni. Scappa in America ma la permanenza oltreoceano dura poco: si sente seguito, pedinato, tacciato di essere una spia nazista e i parenti che lo ospitano gli preparano il ritorno in patria. È il 1937 e Adolf viene ricoverato in un ospedale psichiatrico – la diagnosi è “schizofrenia paranoide” – e curato con l’insulina. Segue un periodo più tranquillo in cui torna a studiare (è fine conoscitore della cultura francese) e a insegnare. Si innamora di Elke e il nuovo rapporto, dopo le timide infatuazioni di gioventù, sembra coronare un sogno. Ma non è così. Anche l’amore sembra figlio della sua follia e la felicità che lo attraversa gli pare infine appartenere a un altro uomo. Seguono caos e guerra. Eppure, malgrado la sua sensibilità lo esponga al pericolo, Adolf sembra passare indenne. Come se il mondo non lo ascoltasse. Come se la sua presenza non contasse. Come se fosse segnato da un’insondabile innocenza. O come se qualcuno lo proteggesse. E quanto più la Storia e le storie lo lasciano fuori, tanto più la sua follia legge il mondo e lo snuda.

QUEL CHE C’È NEL MIO CUORE

QUEL CHE C’È NEL MIO CUORE
Quel che c’è nel mio cuore Marcela Serrano
Traduzione: Michela Finassi Parolo
Collana: Universale Economica – Feltrinelli
Pagine: 256 – Prezzo: Euro 7
In libreria dal 15 gennaio 2004

Come fare i conti con il passato e con le proprie origini? Una nuova emozionante avventura tutta al femminile di Marcela Serrano.

Il libro
Camila, cilena di nascita e rifugiata da anni negli Stati Uniti, ha appena perso il figlio. È disperata, in crisi con il marito e incapace di accettare l’aiuto della madre perché nutre nei suoi confronti un devastante senso d’inferiorità. Malgrado il suo malessere, Camila accetta di fare un reportage in Messico. Giunge a San Cristóbal de las Casas, una sperduta cittadina i cui abitanti sostengono il mitico subcomandante Marcos. Qui incontra Reina Barcelona che, inconsapevolmente, riapre in lei antiche ferite. Reina aveva infatti conosciuto sua madre nelle prigioni di Pinochet. Camila aveva cercato una precaria sicurezza nell’esilio, nel matrimonio e nella maternità; la madre invece aveva voluto restare in Cile a battersi contro il regime. Anche Reina è a fianco dei ribelli messicani. La vicenda di queste due donne coraggiose suscita in Camila una profonda riflessione e, dopo alcune titubanze, si lascia coinvolgere nella lotta politica, anche per fare i conti con il passato e le proprie origini.
Quel che c’è nel mio cuore, frase tipica delle donne maya per concludere i propri racconti, offre il ritratto vivace e intenso di una donna che conquista la volontà di sopravvivere al suo terribile dolore.
Approfondimento
Camila, cilena di nascita e rifugiata da anni negli Stati Uniti, è una reporter. Ha appena perso il figlio, è disperata, in crisi con il marito e incapace di chiedere l’aiuto della madre perché nutre nei suoi confronti un devastante senso d’inferiorità. Malgrado il suo malessere, accetta di fare un reportage in Messico. Giunge a San Cristobal de las Casas, una sperduta cittadina i cui abitanti sostengono il mitico zapatista Marcos. Qui incontra Reina de Barcelona che, inconsapevolmente, riapre in lei antiche ferite. Reina aveva infatti conosciuto sua madre nelle prigioni di Pinochet. Camila aveva cercato una precaria sicurezza nell’esilio, nel matrimonio e nella maternità; la madre invece aveva voluto restare in Cile a battersi per la democrazia contro il regime di Pinochet. Anche Reina continua la sua lotta a fianco dei ribelli messicani. La vicenda di queste due donne coraggiose suscita in Camilla delle riflessioni, dei confronti. Reina la accoglie come una sorella minore, la inserisce nella sua cerchia e la presenta a Luciano, un seducente pittore italiano che le fa da cicerone. Quando Reina, investita da una macchina guidata dai paramilitari, finisce in coma, Camila esita ancora a lasciarsi coinvolgere dagli ideali altrui, ma i vecchi sensi di colpa, l’ammirazione per Reina e il fascino di Luciano (con cui ha una breve ma intensa relazione) sono più forti della paura: si schiera, affronta il nemico, viene rapita e brutalizzata. La detenzione dura quarantotto ore che sembrano altrettanti giorni, ma questa è per lei la prova del fuoco che le permette di ritrovare se stessa. Salvata in extremis, scopre che Reina è morta. Decide infine di partire ma, prima di raggiungere il marito, si avvicinerà alla madre senza più rancore e comincerà a scrivere la storia di Reina.

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