I moscerini? Quasi nostri gemelli

I moscerini? Quasi nostri gemelli
I moscerini? Quasi nostri gemelli

I moscerini? Quasi nostri gemelli

La ‘Drosophila melanogaster’, più conosciuta come ‘moscerino della frutta’, è uno degli organismi più studiati nella genetica e oggetto di divulgazione biologica. Presenta caratteristiche sorprendenti: il 70% del suo Dna è simile al nostro, pur essendo il suo genoma dieci volte più piccolo, tanto da essere usato come modello per indagare il meccanismo biologico del sistema immunitario.

La ‘Drosophila melanogaster’, più conosciuta come ‘moscerino della frutta’, è uno degli organismi più studiati nella genetica e oggetto di divulgazione biologica. Insetto dell’ordine dei ditteri facilmente allevabile in laboratorio, presenta caratteristiche sorprendenti: il 70% del suo Dna è simile al nostro, pur essendo il suo genoma dieci volte più piccolo, tanto da essere usato come modello per indagare il meccanismo biologico del sistema immunitario, persino del cancro e del diabete, e disturbi neurodegenerativi come il morbo di Alzheimer e di Parkinson. Altra somiglianza si riscontra nella determinazione sessuale: una coppia di cromosomi identici per la femmina (Xx), diversi per il maschio (Xy).

Ma se il corredo genetico di questo moscerino è così simile al nostro, perché siamo così diversi? “Che l’uomo e la Drosophila non siano così diversi lo si pensa a posteriori da quando la sequenza di tutto il genoma è stata ottenuta, ma si poteva sospettare anche prima in quanto entrambi prodotti dell’evoluzione”, spiega Paolo Vezzoni, ricercatore dell’Istituto di ricerca genetica e biomedica (Irgb) del Cnr di Milano e responsabile del Laboratorio di biotecnologie mediche dell’Istituto clinico Humanitas. “Come disse Francois Jacob, dobbiamo immaginare la natura come un bricoleur che mette insieme i pezzi che ha a disposizione e che, quando a partire da tre miliardi di anni fa ha raggiunto dei risultati, ha poi riutilizzato quanto di buono aveva creato”.

Possiamo dire quindi che le proteine finali non sono il semplice risultato della traduzione di un gene, ma il risultato di combinazioni tra pezzi dello stesso gene. “Ciò che ci differenzia è la complessità. Agiscono infatti due meccanismi: la regolazione e lo splicing. Il meccanismo della regolazione dice quando esprimere una proteina; il meccanismo dello splicing, dall’inglese ‘congiungere’, è il processo per il quale i nostri geni, pur simili nella quantità alla Drosophila, danno vita a forme diverse”, conclude Vezzoni. “In altre parole, bastano 25.000 geni per produrre le oltre 150.000 proteine delle cellule umane, non è tuttavia il numero della semplice sequenza di nucleotidi a fare dell’Homo sapiens un uomo, ma come questi nucleotidi vengono espressi. Meccanismo più che sufficiente per fare la differenza tra noi e un moscerino”.

(Fonte: Almanacco della scienza – CNR)

Per saperne di più: Almanacco della scienza – CNR

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