I cebi, abili affaristi

I cebi, abili affaristi
I cebi, abili affaristi

I cebi, abili affaristi

Questa specie, separatasi dall’uomo circa 35 milioni di anni fa, è in grado di dare il giusto valore agli oggetti per ottenere il maggior profitto nello scambio. E’ questo il risultato di alcuni esperimenti effettuati dall’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr di Roma.

La capacità di ragionare sui simboli – cioè oggetti che rappresentano altri oggetti – ha inciso fondamentalmente nell’evoluzione dell’uomo. Per le scienze cognitive, una questione importante, ma ancora irrisolta, è se altre specie animali siano capaci di comprendere e utilizzare simboli. Gli unici dati disponibili a questo proposito riguardano gli scimpanzé addestrati al linguaggio, ma poco si sa sulle capacità simboliche di specie animali evolutivamente più distanti dall’uomo.

Recenti studi effettuati dai ricercatori dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Cnr di Roma – Unità di primatologia cognitiva coordinata da Elisabetta Visalberghi, hanno dimostrato che i cebi dai cornetti (scimmie sudamericane delle dimensioni di un gatto) sono capaci di stimare quantità rappresentate da diversi oggetti simbolici e di combinarle fra loro per effettuare le scelte più vantaggiose, un’abilità sorprendente in una specie con cui l’uomo ha avuto un antenato in comune più di 35 milioni di anni fa. “Dopo aver imparato che una rotella di plastica può essere scambiata per tre noccioline, mentre un bullone vale una sola nocciolina, di fronte alla scelta, ad esempio, tra una rotella e due bulloni, quattro dei dieci cebi che hanno partecipato allo studio hanno sistematicamente scelto la rotella, ricevendo così tre ricompense invece di due”, spiega Elsa Addessi, ricercatrice Istc-Cnr. “Di fronte alla scelta tra una rotella e quattro bulloni, i cebi hanno subito modificato la loro strategia e scelto i bulloni, ricevendo così quattro ricompense invece di tre”.

Ma una nuova ricerca del gruppo Cnr, pubblicata questa settimana su PLoS ONE, ha dimostrato che i cebi vanno ben oltre nella loro capacità di usare simboli in modo appropriato.
“In una prima fase dell’esperimento i cebi hanno imparato a scambiare vari oggetti per ottenere diversi tipi di cibi”, prosegue la ricercatrice. “Ad esempio una fîche da poker poteva essere scambiata per un cereale glassato, una rondella di plastica per un pezzo di parmigiano e un uncino metallico per un seme di girasole”. In una seconda fase, i cebi potevano scegliere tra diversi cibi oppure tra i diversi oggetti che rappresentavano i cibi. “Quando hanno scelto tra i cibi, le scimmie hanno rivelato preferenze transitive”, prosegue la ricercatrice. “In altre parole, se un cebo preferiva un cereale glassato a un pezzo di parmigiano e un pezzo di parmigiano a un seme di girasole, preferiva anche il cereale glassato al seme di girasole”.
Sorprendentemente, anche le preferenze espresse dai cebi per gli oggetti-simbolo sono state transitive e quindi qualitativamente simili a quelle espresse nelle scelte tra cibi.

“Se una scimmia sceglieva una fîche-cereale rispetto a una rondella-parmigiano e una rondella-parmigiano rispetto a un uncino-girasole, la scimmia sceglieva anche una fîche-cereale rispetto a un uncino-girasole”, dice Addessi. “Tuttavia, quantitativamente, l’espressione di preferenze nel contesto simbolico ha aumentato sistematicamente la distanza tra i valori relativi dei cibi corrispondenti. Ad esempio, quando un cebo sceglieva tra cibi, il valore di un cereale era uguale al valore di due pezzi di parmigiano, mentre quando lo stesso cebo sceglieva tra oggetti che rappresentavano i cibi, il valore di una fîche-cereale era uguale al valore di tre o quattro rondelle-parmigiano. In fondo, non capita forse anche a noi quando invece di usare il denaro usiamo la carta di credito e purtroppo spendiamo di più?”.

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