Guarire con una fiaba

Guarire con una fiaba

Guarire con una fiaba

Usare l’immaginario per curarsi
Paola Santagostino
Collana: Universale Economica Saggi – Feltrinelli
Pagine: 176 – Prezzo: Euro 7,5

La fiaba è un po’ come il sogno e può aiutare nella terapia psicologica. Dagli studi classici sulla fiaba la proposta di una pratica di “fiabazione” per curarsi e vivere meglio.

Il libro
La fiaba racchiude degli archetipi e svolge una funzione anche psicologica, è uno strumento conoscitivo e creativo che rappresenta di per sé un momento terapeutico e, in quanto tale, può intervenire su disturbi fisici e psichici. Partendo da questi presupposti Paola Santagostino chiede ai suoi pazienti di inventare delle favole. In questo modo riesce a scoprire quali simbologie agiscano nei loro processi interiori e a utilizzarli a scopo terapeutico. In questo libro l’autrice, dopo aver presentato i significati simbolici principali delle figure ricorrenti (i personaggi, gli animali, i paesaggi) e gli elementi basilari della struttura delle fiabe, illustra le relazioni esistenti tra immaginario e corpo, tra salute, malattia e terapia. Offre quindi alcuni esempi di fiabe inventate dai pazienti e di casi clinici correlati.

Infine spiega come il metodo della “fiabazione” possa essere applicato da ciascuno su di sé. Inventare una fiaba infatti significa trasporre un evento, fisico o psicologico o relazionale, in immagini, riproducendo simbolicamente il modo in cui il soggetto lo sta vivendo, in maniera tale da offrire alla coscienza la possibilità di trovare tramite l’immaginario nuove soluzioni ai problemi, di uscire da uno schema mentale logico e razionale per vedere le cose da un altro punto di vista, creativo e intuitivo. Inventare una fiaba può sviluppare dunque la creatività e insieme far arricchire la conoscenza di sé, dei propri bisogni, desideri, potenzialità. Da tutto ciò risulta un libro molto leggibile e adatto a coloro che siano interessati a un approfondimento delle proprie conoscenze psicologiche.

Paola Santagostino, “Guarire con una fiaba. Usare l’immaginario per curarsi” dall’Introduzione
“C’era una volta…”
“C’ero una volta io, tanto tanto tempo fa…” che un giorno mi aggiravo per casa come un leone in gabbia. Stavo male, questo era certo, ma non riuscivo a capire che cosa avessi. Non mi era successo niente di particolare, nulla di diverso dal solito, e allora che cos’era quell’inquietudine senza motivo, quell’andare avanti e indietro come se stessi cercando qualcosa che non trovavo, quel “senso di urgenza” di non sapevo che cosa?
Non ci capivo nulla. Non ricordo proprio come mi sia venuto in mente di inventare una fiaba.
Ho inventato una fiaba piena di personaggi: c’era la Principessa di Luce e il Principe delle Tenebre, che molto si amavano, ma facendo parte di regni incompatibili non avrebbero mai potuto coronare la loro unione…

A quel tempo ero una ragazzina, non facevo certo parte degli “addetti ai lavori” nel campo psicologico, non sapevo nulla di simbolismo e di archetipi, ma ricordo molto bene il coinvolgimento emotivo che quell’immaginario mi aveva suscitato. La mia fiaba si arrestava in circostanze drammatiche e non trovava soluzione: l’amore infelice, l’impossibilità di realizzarlo, l’impossibilità dei protagonisti di dimenticarsi, di lasciarsi, di liberarsi… insomma una tragedia!
Era anche una situazione piuttosto buffa e paradossale: sembrava che per me, in quel normale pomeriggio di prima estate, il risolvere la storia del Principe delle Tenebre e della Principessa di Luce fosse una questione di vita o di morte. Non vedevo perché me ne dovesse importare tanto, ma mi sentivo così completamente coinvolta nella vicenda che ho passato ore e ore di travaglio emotivo alla ricerca di una felice conclusione della mia fiaba.

La soluzione è giunta che era già sera inoltrata: una soluzione piena, soddisfacente, che lasciava tutti tranquilli e ben sistemati nella loro nuova posizione. E io, con l’animo di chi ha portato a termine chissà quale eroica impresa, me ne sono andata a dormire in pace. L’esperienza si sarebbe probabilmente conclusa lì, non lasciandomi altro che il vago ricordo di un raptus di “follia fiabesca”, se non fosse accaduto nei giorni successivi che mi piovessero alla mente intuizioni d’ogni genere, e delle più proficue. Tanti piccoli problemi di varia natura che avevo lasciato accumulare, perché per quanto ci ragionassi sopra non ne vedevo proprio la soluzione, ora improvvisamente trovavano una risposta ed era una risposta così semplice e ovvia che mi stupivo di non averla pensata prima…

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