La perizia grafologica ha come scopo principale quello di fornire tutte le informazioni utili nell’indagine forense che preveda l’esame delle manoscritture. Testamenti, contratti, accordi privati, tutto quello che riguarda la grafia a mano, testo e sottoscrizioni, può essere oggetto di perizia calligrafica. Sebbene oggi la consulenza tecnica grafologica non sia affatto “calligrafica”, poiché ciò che viene indagato è il gesto grafico nella sua prassia grafomotoria e neuromuscolare, nulla quindi a che vedere con la “calligrafia”, intesa come forma ed estetica della scrittura. La personalità grafica è legata a contrassegni distintivi peculiari, automatici e di alto valore segnaletico, di cui è inconsapevole tanto l’autore quanto l’imitatore. Nello studio peritale è di fondamentale importanza anche l’osservazione del tratto, nella sua dimensione fisica, in quanto espressione peculiare dell’individuo che ha vergato la grafia.
Se una persona, per motivi non reversibili, legati al processo di invecchiamento neurocerebrali, a problemi fisici, a malattie, produce un tratto grafico che da questi è condizionato, nella sua espressione fisica, debole, contratto, incapace (ad esempio), di rispettare gli spazi, scarsamente leggibile (e tante altre sono le caratteristiche che possono essere condizionate dallo stato, anche fisico, di chi scrive), questo elemento viene ad essere identificativo del momento storico, e può indurre giustificati dubbi, rispetto alla paternità della grafia. Nella stessa giornata, una persona con gravi problemi che interessino l’apparato grafomotorio, incapace di apporre anche una semplice firma, non dispone delle strutture psicofisiche e neuromuscolare per scrivere come una persona dotata di un apparato integro. Naturalmente, non si tratta di valutare un singolo elemento, ma tutti gli elementi nella loro combinazione. Su “Attualità Grafologica”, semestrale dell’Associazione Grafologica Italiana, la dr.ssa Annarosa Pacini, grafologa forense ed esperta di grafologia, ha pubblicato un interessante articolo che approfondisce il fondamentale ruolo del perito grafologo, nel percorso dell’indagine.
“C’è un tema che da sempre richiama l’attenzione dei Consulenti tecnici che si occupano di indagine forense della grafia, ed è quello legato agli effetti che, su una scrittura, intesa come tracciato nella sua dimensione fi sica, possono avere le problematiche che riguardano il sistema cerebrale, motorio, neuromuscolare, da un punto di vista biologico, chimico, di dinamica di movimento. (Da “Attualità Grafologica” n. 147/25)
Non sta al Grafologo giudiziario formulare ipotesi di natura medica né ricercare collegamenti tra l’espressione grafica e la dimensione psicologica dello scrivente. Per intenderci, sono altri gli elementi cui l’indagine si rivolge in caso di dubbi che debbano interessare – ad esempio –, la capacità di intendere e di volere del soggetto che ha prodotto il tracciato grafi co. Sta al Giudice decidere quali strumenti utilizzare. La nostra riflessione riguarda la parte afferente all’attività del Grafologo consulente tecnico in ambito forense, nello specifico, la dimensione della grafia come prodotto finale della prassia ideocostruttiva e dell’atto motorio che ad essa conduce (…)”.
Per la lettura completa si rimanda all’articolo pubblicato su miagrafologia.com:
- La dimensione fisica della grafia in grafologia peritale – dr.ssa Annarosa Pacini

