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In difesa della famiglia
di Don Matteo Maria Zambuto

Un intervento di Don Matteo Maria Zambuto sulla questione dei “Dico”. Una riflessione sul valore della famiglia e del matrimonio, sul rischio che “unioni sbrindellate” rappresentano anche per la società secolare. Un punto di vista che offre un’analisi critica anche degli errori della politica, alla ricerca di nuovi emblemi da sbandierare.

Vorrei intervenire nell’ampio dibattito sollevato dalla questione dei Dico, con lo scopo di smascherare i tentativi di mistificare i termini del dibattito. La cultura pubblica, quella che passa dai salotti dei vari talk show, i reality, le fiction, la pubblicità, gli spot, ecc.
moltiplica ogni giorno queste nuove tendenze, presentando per verità acquisite quelle che sono a mio parere solo inganni e manipolazioni gratuite.
Per un dibattito sereno occorre anzitutto liberarsi da alcuni preconcetti che indicano i Pacs o i Dico ad esempio come figli della Sinistra, mentre la famiglia sarebbe di Destra. Non so se è sufficiente, ma basterà ricordare l’intervento su questi temi di due intellettuali, antitetici nel loro pensiero, ma estremamente lucidi nel loro giudizio: Vargas Llosa (spagnolo, sostenitore delle riforme di Zapatero) e Marcello Veneziani (italiano di destra, un filosofo non riconducibile a nessun partito in particolare).
Il primo ritiene che la legge spagnola che sostiene il matrimonio dei gay è da ritenersi di matrice democratica e liberale, per nulla socialista. Il Veneziani sostiene che nel campo del sesso, la Sinistra è, forse più della Destra, al servizio del Capitale e delle oligarchie economiche.
Non potendo fare nessun tipo di rivoluzione sociale, e avendo registrato su tanti campi altrettanti fallimenti, la Sinistra ripiega sulla lotta alla famiglia e alla tradizione, nel nome della libertà individuale e del relativismo morale. L’idea stessa di socialismo, sostiene il Veneziani, si capovolge in una forma di egoismo su base edonistica. Lo stesso Pasolini, per quanto fosse di sinistra e gay, capì che la rivoluzione della nuova Sinistra sarebbe riuscita a fare piazza pulita della società cristiano-borghese e tradizionale, “per dare vita a una società nuda e decomposta, abitata da individui che si vivono e si crepano addosso”. Così il Veneziani. Personalmente, non mi sento lontano da questo giudizio.
E poi la storia della Chiesa, del Papa e dei Vescovi che devono tacere o meglio non devono compiere intrusioni indebite nella politica. Comprendo le ragioni di una certa cultura che, avversando il pensiero cristiano, ritiene che tutto ciò che viene presentato da Papa Ratzinger è ovvio e desueto, che è meglio per la Chiesa continuare a fare la crocerossina e indirizzare tutti i suoi sforzi nel campo della solidarietà. Cosa sacrosanta. Ma a chi crede, oltre a impegnare la vita nella carità, non è data la possibilità di pensare e di esprimere la propria opinione, accidenti? La questione dei Dico e il problema delle possibili interferenze circa la famiglia sono un esempio eclatante. Un articolo de “La Repubblica” commentava in questi giorni la posizione della CEI sui Dico, sostenendo che i Vescovi non hanno nessun diritto di mettere il naso nelle cose riguardanti il letto e su come fanno all’amore gli italiani. Qui siamo davvero al ridicolo.
Concludo ritornando al tema della famiglia. Non so se i Dico siano la strada più giusta per risolvere il problema di centinaia di migliaia di coppie di fatto. Non discuto le intenzioni della cattolica Bindi che ha voluto imprimere un taglio solidale alla sua proposta di legge. Ma il taglio ideologico dei radicali e delle varie rose nel pugno, dei capezzoni e dei pannelliani attempati non è ogni giorno sui video di tutte le TV? A questi fantomatici paladini della modernità, a questi sostenitori di un nuovo umanesimo, finalmente liberato dalle pastoie dell’ecclesiastico vecchiume dei nostri costumi, che imparano a memoria le frasi da pronunciare, frasi fatte trite e ritrite contro il Papa e i Vescovi, sanno che il Matrimonio non l’ha inventato Ruini e che la famiglia non è la prima cellula della società perché continua a dirlo Papa Ratzinger? Sanno che il Matrimonio e la Famiglia sono le istituzioni che hanno formato tutte le civiltà? Altro che questione culturale: è una questione di vita o di morte. Ha ragione Luigi Amicone (“Il Foglio” di martedì 13 febbraio 2007) a sostenere che la Chiesa dà battaglia perché conviene anzitutto al mondo secolarizzato che non proliferino unioni sbrindellate fino al parossismo del matrimonio gay e dell’abolizione del nome del padre e della madre.


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