Destino manifesto

Destino manifesto

Destino manifesto

L’espansionismo americano e l’Impero del Bene
Anders Stephanson
Traduzione: Ulisse Mangialaio
Collana: Campi del sapere – Feltrinelli
Pagine: 196 Prezzo: Euro 19,5

La fede di essere destinati a una missione redentrice universale ha animato l’immaginario degli Stati Uniti e la storia dei suoi rapporti con il resto del mondo. L’intransigenza morale e religiosa è stata una bandiera che è servita a giustificare la difesa non solo dei suoi valori ma anche dei suoi interessi materiali. Il libro di Stephanson è una mirabile sintesi storica delle ragioni e della matrice ideologico-culturale dell’espansionismo americano.

Il libro
Il libro esplora le origini dell’idea di eccezionalismo messianico dell’America, il suo “destino manifesto” appunto, e mostra come e perché esso sia stato invocato nel corso della sua storia. Stephanson ripercorre le vicende di questa idea a partire dai primi insediamenti inglesi nel Nord America attraverso le fasi dell’espansionismo territoriale sino agli anni della Guerra fredda e della presidenza Reagan e, in postfazione per questa edizione italiana, al dopo 11 settembre. L’idea di elezione divina ha prodotto due atteggiamenti apparentemente antitetici nella storia della politica estera americana: un atteggiamento di isolamento da un mondo considerato corrotto e perduto, e un atteggiamento votato all’interventismo nella convinzione di poter guarire e rigenerare quello stesso mondo. Il richiamo a questa missione redentrice si è sempre accompagnato a fasi espansionistiche, in un intreccio di religiosità e razionalismo liberale, di richiamo alla salvaguardia dei valori di democrazia e libertà e di difesa degli interessi nazionali. Non per nulla l’espressione “destino manifesto” viene coniata alla vigilia della guerra con il Messico nel 1845 e poi riattualizzata negli anni della Guerra fredda contro l’“Impero del Male” comunista. George W. Bush si è posto in continuità con la storia americana, assolutizzando il proprio fanatismo religioso in una visione antipolitica, antistorica e moralistica del mondo esterno.

Mappe per amanti smarriti

Mappe per amanti smarriti
Nadeem Aslam
Traduzione: Delfina Vezzoli
Collana: I Narratori – Feltrinelli
Pagine: 384 Prezzo: Euro 18,5

Una vicenda di amori impossibili che ci introduce nella vita segreta di una comunità di immigrati pachistani in una città europea. Storie di persone che vivono vicinissime a noi e che non potrebbero esserci più distanti e ignote. Il tentativo coraggioso di descrivere dall’interno il conflitto che nasce dalla precarietà dei sentimenti e dall’urto delle culture.

Il libro
Siamo in un’innominata città inglese, uguale a molte altre in Europa, ai cui margini vive una comunità pachistana. Il romanzo si apre con la scomparsa di due amanti, Chanda e Jugnu e ben presto la polizia decide di arrestare i due fratelli di Chanda, indignati dalla loro relazione adulterina. La trama si svolge attorno a questa indagine e apre un mondo al tempo stesso vicinissimo a noi e assolutamente ignoto e inimmaginabile. Kaukab, cognata di Jugnu, vive da più di quarant’anni in Inghilterra, non parla la lingua e cerca di avere a che fare il meno possibile con i bianchi. Donna semplice e ignorante, di stretta fede musulmana (si potrebbe anche dire fanatica), è il personaggio più estraneo a noi, al quale però, nel corso del romanzo, sarà quasi impossibile non affezionarsi. Profondamente infelice, lacerata tra le regole morali delle proprie origini e la realtà che la circonda, Kaukab rispecchia i profondi conflitti che agitano l’intera comunità. La sua rigidità ha allontanato, uno dopo l’altro, i figli che quasi non vogliono avere più contatti con lei perché vedono nel suo fanatismo le cause della sparizione dello zio Jugnu e della sua compagna. Shama, il marito di Kaukab, è invece una specie di libero pensatore, convinto che le due culture debbano e possano integrarsi. Suo malgrado, s’innamora perdutamente di Soraya, una bellissima giovane divorziata appena giunta dal Pakistan. Ma è un amore tragico, che lo renderà per sempre infelice. Ed è sul filo delle infelicità di Shama e Kaukab che corre questo straordinario romanzo, infuso di una fortissima sensualità, arricchito da immagini e metafore che trasformano la quotidianità occidentale in qualcosa di magico e inusuale e che, con amore e struggimento, mette a nudo i disastri che il fanatismo religioso può provocare.



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