
Agosto 1954. Alcide De Gasperi esce dalla sede della Democrazia Cristiana e va a trovare Lucia, la figlia suora, alla quale rivela che ha lasciato per sempre la politica attiva e che partirà per Sella dove intende passare un periodo di riposo, viste le non buone condizioni di salute. Comincia così “De Gasperi – L’ uomo della speranza”, il film in due puntate diretto da Liliana Cavani che, partendo dagli ultimi giorni del grande statista italiano (morirà proprio a Sella Valsugana il 19 agosto di quell’anno), compie un viaggio a ritroso nella sua vita umana e politica. La miniserie, in onda su Raiuno lunedì 25 e martedì 26 aprile in prima serata, è una coproduzione Rai Fiction – Ciao Ragazzi e Provincia Autonoma di Trento. “È stato un uomo straordinario. Mi ha colpito il suo senso della politica intesa come servizio svolto per conto e nell’ interesse della collettività - racconta Fabrizio Gifuni che ne è il protagonista. “Ha passato molte traversie ma era ostinato, tenace e sereno. Nei suoi gesti e nei suo tratti si ritrovano i caratteri della sua terra, il Trentino. Era proprio come i boschi e le montagne del suo paese”. Oltre che da Fabrizio Gifuni, il film è interpretato da Sonia Bergamasco, nel ruolo della moglie Francesca Romani. Stefano Scandaletti, è Pietro Romani, il suo migliore amico; Ana Caterina Morariu, interpreta Maria Romana, la prima figlia di De Gasperi. Per saperne di più: vai al sito diRai Fiction
La vita del protagonista della ricostruzione dell’Italia democratica nel film di Liliana Cavani, in onda su Raiuno lunedì 25 e martedì 26 aprile in prima serata. Fabrizio Gifuni interpreta Alcide De Gasperi. Nel cast Sonia Bergamasco, Stefano Scandaletti, Ana Caterina Morariu
Le riprese sono state effettuate in Trentino, a Roma e a Positano.
A firmare la sceneggiatura di “De Gasperi – L’ uomo della speranza” sono Massimo De Rita e Mario Falcone con la collaborazione di Liliana Cavani, mentre la consulenza storica è del professore Augusto D’ Angelo con la collaborazione per la supervisione storica di Maria Romana De Gasperi.
IL MIO DE GASPERI di Liliana Cavani
Quella di fare un film su De Gasperi è stata un’idea lungimirante di Claudia Mori. Me la propose ed io presi tempo perché troppo ignorante sull’argomento. Dovevo leggere e capire e infine sono stata conquistata dal progetto. La lettura più coinvolgente è stato il libro “De Gasperi uomo solo”, una bella biografia scritta da Maria Romana, figlia di De Gasperi, che è stata poi una consulente di grande efficacia. Confesso che non credevo che ci si potesse appassionare ad un politico per di più “democristiano” (vengo da altre origini), ad un poeta sì, ad un santo sì, ad un rivoluzionario anche… E invece proprio De Gasperi mi ha appassionato. Ho scoperto un uomo straordinario e un politico normale. Normale perché a guidarlo è soltanto l’interesse per il proprio Paese, perciò l’interesse di ciascun cittadino. È un uomo di profonda spiritualità che però mai confonde le proprie convinzioni spirituali con il governo del Paese. Vale per lui l’evangelica precisazione “A Cesare quel che è di Cesare...” Mi sono appassionata al percorso della sua esistenza, dal ragazzo che vuole studiare e non ne ha i mezzi, al giovane che vuole fare politica perché crede che anche contadini e cristiani debbano far sentire la loro opinione, al deputato che non capisce immediatamente la gravità del fascismo e che però, appena l’avverte, diventa un convinto antifascista pagando un prezzo pesante per circa un ventennio, con il carcere e l' esclusione da qualunque impiego. Il tutto senza sentirsi un “eroe” ma semplicemente perché, oltre ad essere un politico normale, è anche un cristiano normale che non ammette dittature e tanto meno dittature ideologiche.
Penso che il nostro Paese debba a De Gasperi la modernità politica nella quale noi contemporanei siamo cresciuti come se il Paese fosse stato sempre così. La realtà invece è stata diversa. Dobbiamo a De Gasperi almeno tre direttive fondamentali. La prima è quella di averci tenuti agganciati all’Occidente democratico, la seconda l’aver creduto che gli italiani esuli dalle dittature volessero la democrazia, terzo l’aver prima di altri ravvisato e operato perché si realizzasse l’unità degli Stati Europei. De Gasperi aveva fiducia nel dialogo anche perché viveva continuamente nel dialogo con una moglie sensibile ed intelligente che amava ricambiato (fu una storia d’amore bellissima) e con quattro figlie piene di domande che aiutò a crescere giorno dopo giorno. Una delle figlie si fece suora e diventò poi la sua confidente spirituale. Esiste un carteggio tra padre e figlia , pubblicato e molto affascinante, che ci è stato di guida. Se la famiglia fu la palestra del dialogo, specialmente nel ventennio dell’ostracismo, la fede fu la fonte della sua inesauribile speranza nell’uomo. Fiducia negli uomini e dialogo sono stati a mio parere la sua vera forza perché non bisogna dimenticare che la guerra aveva lasciato macerie morali oltre che materiali. In un’epoca nella quale prima e dopo la guerra il linguaggio politico parlava di POPOLI e MASSE, mi ha colpito trovare un politico che parlava di uomini, donne, persone e gente, così come piace a me e come è piaciuto agli sceneggiatori coi quali ho collaborato. Per quello abbiamo pensato con affetto a questo montanaro trentino che per la sua figura dinoccolata, il sorriso dolce e la gentilezza che si può vedere nei filmati d’epoca, mi ha ricordato James Stewart, un democratico del New Deal, il protagonista del film di Frank Capra La vita è meravigliosa del 1946. Nel film un angelo mostra al protagonista (James Stewart), che si trova sull’orlo della bancarotta per avere aiutato il prossimo e vuole togliersi la vita, che disastro sarebbe diventata la sua città se lui non ci fosse stato. E penso davvero che malgrado tutto, patimenti sventure e lotte, quella di De Gasperi sia stata una vita meravigliosa. Con Fabrizio Gifuni (il mio James Stewart), per la sua ampia sensibilità è stato possibile dare al personaggio il peso e la leggerezza che servivano al mio racconto. E grazie alla recitazione finissima di Sonia Bergamasco, che fa la moglie, l’atmosfera familiare supera il sapore perenne da tinello che va di moda per diventare anche un posto nel quale ci si può confrontare.