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Immagine Spettacolo

La fuga degli innnocenti


Immagine La storia liberamente ispirata alla realtà, narra le vicende di un gruppo di bambini e di ragazzi ebrei dell'Europa centro orientale che, in fuga dalla persecuzione nazista, viene accolto in Italia in un paese dell'Appennino Emiliano. Grazie al coraggio della comunità locale il piccolo gruppo viene protetto e aiutato a trovare rifugio in Svizzera. La miniserie, per la regia di Leone Pompucci, in onda su Raiuno domenica 16 e lunedì 17 maggio in prima serata. Nel cast Ken Duken, Jasmine Trinca, Ennio Fantastichini, Tony Bertorelli, Eliana Miglio, Alfredo Pea e Max Von Sydow.
IL FILM
Prima puntata

È l'inizio della primavera del 1941. La rete clandestina di soccorso della comunità ebraica riesce a far espatriare in Croazia un gruppo di bambini e ragazzi provenienti dalla Germania, dall'Austria, dalla Polonia, i cui genitori sono stati catturati dai nazisti. L'obiettivo finale è quello di farli arrivare in Palestina, nella speranza che un giorno anche i loro familiari possano raggiungerli lì. In attesa di partire per la Palestina, i piccoli fuggiaschi vengono accolti e aiutati da Abraham, rabbino-capo di Zagabria. Ma poche settimane più tardi, ad aprile, dopo l'invasione della Jugoslavia da parte delle truppe naziste, anche Abraham viene arrestato durante una retata nel ghetto. Prima di essere deportato, il rabbino incarica suo figlio Joseph (Ken Duken), maestro della scuola ebraica, uno dei pochi adulti scampati all'arresto, di portare in salvo i ragazzi, che sono nascosti provvisoriamente in un magazzino nel centro della città. Nel gruppo ci sono bambini piccoli come i due fratelli austriaci Thomas (Teodor Davidov) e Lola (J. Maria Kirkova), ragazzi e ragazze poco più che adolescenti come Shosha (Ana Caterina Morariu) e Ester, provenienti da uno sperduto paesino della Polonia, o come il coraggioso e ribelle Teo Dreiman (Stlatil Davidov), protagonista di una fuga rocambolesca per evitare l'arresto e la deportazione. La più grande è Tilla Rosenberg (Jasmine Trinca), diciannove anni e un notevole talento artistico, fiorito sfortunatamente in una Berlino sempre più ostile agli ebrei. In soccorso a Joseph arriva un ebreo italiano, l'avvocato Levi (Max Von Sydow), presidente della Delasem, l'organizzazione di assistenza ai profughi ebrei che opera, ancora tollerata, nell'Italia fascista: è lui a consegnargli del denaro e cinquanta lasciapassare per entrare nella zona di occupazione italiana. Gli indica anche una meta: un castello isolato nella campagna slovena dove potranno rifugiarsi. Joseph è un giovane idealista e coraggioso. Ma la fuga verso la salvezza si presenta disseminata di pericoli…
Seconda puntata
Alla stazione di Verona sono in attesa le SS del colonnello Krieg, che cercano di dirottare il convoglio con i ragazzi ebrei verso il Brennero, nel territorio del Reich. Solo la prontezza di Joseph e un nuovo intervento dell'avvocato Levi a Roma riescono a bloccare le manovre dell'ufficiale tedesco. Il nuovo rifugio del gruppo è Villa Iris, nella campagna modenese. Qui i ragazzi, grazie all'aiuto della Delasem, trovano un'accoglienza decorosa, ricevono cibo a sufficienza e le indispensabili cure mediche. Ma il rigido regolamento imposto dal direttore della Villa, il professor Mortara (Toni Bertorelli), provoca la ribellione di Teo e dei meno arrendevoli tra i ragazzi. Joseph, che è stato estromesso dal suo ruolo di educatore, si reca a Bologna alla sede della Delasem per contestare i metodi di Mortara. Ma qui riceve dall'avvocato Levi una lettera di suo padre, pervenuta fortunosamente, che descrive le terribili condizioni del viaggio dei deportati verso il campo di concentramento di Birkenau. Sconvolto da quella lettera, Joseph si estranea dalla vita della comunità di Villa Iris. Un successivo incontro con un militare italiano reduce dalla Russia e testimone delle atrocità contro gli ebrei gli apre ulteriormente gli occhi. Infine, a Bologna, frugando negli archivi della Delasem, Joseph raggiunge la convinzione che gli ebrei deportati in Germania vengano sistematicamente sterminati. L'agghiacciante rivelazione spinge Joseph sull'orlo del suicidio. Lo salva da quella terribile tentazione l'amore di Tilla, dal quale finalmente il maestro si lascia coinvolgere. Intanto, il ritorno delle lettere e dei pacchi che i ragazzi hanno spedito ai congiunti deportati in Germania rivela anche ai piccoli ospiti di Villa Iris la spaventosa sorte delle loro famiglie. Nei mesi successivi…

LA VERA STORIA DEI BAMBINI DI NONANTOLA
Al momento dell'aggressione alla Polonia, nel settembre 1939, il regime nazista fece arrestare e deportare in campo di concentramento tutti gli ebrei polacchi di età superiore ai sedici anni ancora presenti in Germania. La maggior parte di essi morì entro breve tempo per i maltrattamenti subiti. Le donne e i bambini, soprattutto quelli rimasti a Berlino, poterono contare sull'aiuto di una nota sionista, Recha Freier. Quando questa a metà del 1940 fuggì a Zagabria, fece in modo che il maggior numero possibile di questi bambini e ragazzi potesse attraversare il confine con l'aiuto dei contrabbandieri e unirsi a lei. Quasi tutti poterono poi proseguire il viaggio fino in Palestina. Gli ultimi ad arrivare, tuttavia, ne furono impediti dall'occupazione tedesca e italiana della Jugoslavia, avvenuta nell'aprile 1941. Visto che la persecuzione degli ebrei da parte del regime croato degli ustascia andava assumendo forme sempre più minacciose, un giovane sionista di Osijek, Josef Indig, partì con 43 ragazzi da Zagabria e raggiunse con loro la parte del territorio sloveno annesso dall'Italia, dove per un anno poterono alloggiare in un vecchio castello di caccia a Lesno Brdo, presso Lubiana. Con l'inizio della guerra partigiana, il castello di caccia finì in diverse occasioni per trovarsi nella zona dei combattimenti. La Delasem, organizzazione assistenziale degli ebrei italiani, con sede a Genova, decise pertanto di prendere in affitto a Nonantola presso Modena un'ampia casa di campagna, Villa Emma, per ospitarvi i ragazzi. Il Ministero dell'Interno, malgrado le leggi razziali vigenti in Italia, autorizzò il trasferimento, e i ragazzi arrivarono a Nonantola il 17 luglio 1942. A Villa Emma furono assistiti dalla Delasem, e pur vivendo modestamente, non mancò loro mai il necessario. La Delasem nominò anche un direttore, Umberto Jacchia, e provvide a sistemare un locale per le cerimonie religiose. Vennero organizzate regolari lezioni scolastiche, mentre sui circa 7 ettari di terreno appartenenti a Villa Emma il mezzadro Ernesto Leonardi si incaricò di istruire i ragazzi più grandi nel lavoro dei campi. Furono anche realizzate una falegnameria e una sartoria. Nell'aprile 1943 si aggiunse un secondo gruppo di 33 ragazzi provenienti da Spalato, che per sfuggire alle persecuzioni degli ustascia e delle truppe di occupazione tedesche si erano rifugiati sulla costa dalmata, annessa dall'Italia. Da allora a Villa Emma furono alloggiati 73 bambini e ragazzi dell'età dai sei ai vent'anni e fino a 15 accompagnatori. I contatti con la popolazione locale erano resi difficili dalle limitazioni volute dalla Questura di Modena, tanto che in genere i ragazzi potevano recarsi in paese solo se accompagnati da un adulto. Ciò nonostante nacquero alcune amicizie e anche in assenza di contatti diretti si diffuse a Nonantola la notizia che gran parte dei ragazzi erano orfani e che i loro familiari erano stati uccisi in un campo di concentramento tedesco o croato, oppure erano stati deportati nell'Europa orientale, da dove non inviavano alcun segno di vita. Quando, dopo l'annuncio dell'armistizio tra il governo Badoglio e gli Alleati l'8 settembre 1943, si pose il problema di nascondere i ragazzi si trovarono molte persone disposte ad aiutarli. Le truppe tedesche erano entrate in paese da appena un giorno, che già Villa Emma era quasi vuota. Con l'aiuto di un giovane sacerdote, don Arrigo Beccari, e del medico Giuseppe Moreali, una trentina di bambini più piccoli trovarono accoglienza nel seminario adiacente all'abbazia o dalle suore, mentre gli altri vennero sistemati presso contadini, artigiani e negozianti, entro un raggio di circa 3-4 chilometri da Villa Emma. Tutti riuscirono entro metà ottobre a fuggire in Svizzera suddivisi in piccoli gruppi, prima che vi fosse un rastrellamento da parte della polizia tedesca, eventualità sempre incombente. Per attraversare il confine, sorvegliato dal Zollgrenzschutz tedesco, il ragazzi dovettero guadare al buio il Tresa. In Svizzera le associazioni sioniste li alloggiarono in un istituto a Bex, nella valle del Rodano, e nel maggio 1945, dopo una fuga durata cinque anni, gran parte dei ragazzi poté raggiungere la Palestina. Si salvarono tutti, ad eccezione di un ragazzo di Sarajevo, ricoverato in un sanatorio sull'Appennino modenese. Il suo nome si ritrova nell'elenco di un convoglio per Auschwitz. Don Arrigo Becccari e Giuseppe Moreali sono stati in seguito onorati nello Yad Vashem per l'aiuto coraggioso e generoso da loro prestato ed è stato loro dedicato un albero nel Viale dei Giusti.

dal Sito Internet del Comune di Nonantola, MO.


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