Chiedo scusa se parlo di Gaber
di Anna Intartaglia

www.giorgiogaber.org - sito amatoriale "C'è una fine per tutto e non è detto che sia sempre la morte…"

Lo so, è quasi retorico parlarne, adesso che è morto, adesso che tutti fanno il discorsetto sentito. Adesso che persino MammaRai (ma forse ora è solo una matrigna) gli ha dedicato una specie di special (perdonate l'infimo gioco di parole).
Perciò chiedo scusa se parlo di Gaber.
Gaber… bisognava vederlo.
Sì, certo, ascoltare i suoi dischi era, è, bello, ma vederlo…
Quelli che hanno avuto la fortuna di assistere ai suoi spettacoli capiranno quello che dico. Bisognava davvero vederlo. Lui, la sua faccia, il suo corpo, il movimento la mimica gli ammiccamenti. I silenzi.
I silenzi di Gaber erano uno spettacolo.
Erano lo spettacolo.
Si usciva dal teatro con gli occhi arrossati per il gran piangere e per il gran ridere. Per quella voglia frenetica di salire sul palco e cantare con lui, confondersi con lui. Mi accorgo che ne parlo al passato. Come se fosse morto. Ma lo è?
Quando uno ci lascia in eredità canzoni e monologhi e dubbi e incertezze e idee e speranze e lotte e riconciliazioni, può davvero dirsi "morto"?
Giorgio Gaber Lui per me e per tantissimi altri, lo so, non morirà mai.
Si, è facile la retorica del "vivrà sempre dentro di noi…" e fa anche male, pensata per lui così schivo, così coerente, così ironico.
Così non lo dirò. Dirò invece quanto lo abbiamo apprezzato e amato, dirò quanto ci siamo riconosciuti tutti ( bè, forse non proprio tutti) in quel suo Non so. Siamo tutti dei "non so".
E se ce ne fossimo accorti prima, avremmo sofferto meno.

Non insegnate ai bambini

Non insegnate ai bambini
non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male
forse una grave imprudenza
è lasciarli in balia di una falsa coscienza.

Non elogiate il pensiero
che è sempre più raro
non indicate per loro
una via conosciuta
ma se proprio volete
insegnate soltanto la magia della vita.

Giro giro tondo cambia il mondo.

Non insegnate ai bambini
non divulgate illusioni sociali
non gli riempite il futuro
di vecchi ideali
l'unica cosa sicura è tenerli lontano
dalla nostra cultura.

Non esaltate il talento
che è sempre più spento
non li avviate al bel canto,
al teatro, alla danza
ma se proprio volete
raccontategli il sogno
di un'antica speranza.

Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all'amore il resto è niente.

Giro giro tondo cambia il mondo.
Giro giro tondo cambia il mondo.

L'AMERICA

(Libertà obbligatoria, 1976)

A noi ci hanno insegnato tutti gli Americani. Se non c'erano gli Americani a quest'ora noi eravamo Europei. Vecchi, pesanti, sempre pensierosi, con gli abiti grigi e i taxi ancora neri. Non c'è popolo che sia pieno di spunti nuovi come gli Americani. E generosi. Gli Americano non prendono mai. Danno, danno. Non c'è popolo più buono degli Americani. I Tedeschi sono cattivi. E' per questo che le guerre gli vengono male. Ma non stanno mai fermi, ci riprovano, c'hanno il diavolo che li spinge: "Dai, dai!". Intanto Dio fa il tifo per gli Americani e secondo me ci influisce, non è mica uno scalmanato qualsiasi Dio, ci influisce. E il diavolo si incazza. Stupido, prende sempre i cavalli cattivi. Già, ma non può tenere per gli Americani, per loro le guerre sono una missione. Non le fanno mica per prendere… per dare! C'è sempre un premio per chi perde la guerra, quasi, quasi conviene: "Congratulazioni, Lei ha perso ancora!", e giù camion di caffè. A loro gli basta regalare. Una volta gli invasori si prendevano tutto del popolo vinto: donne, religione, scienza, cultura. Loro no, non sono capaci. Uno vince la guerra, conquista l'Europa, trova lì una lampada liberty che fa, il saccheggio è ammesso, la fa sua. Nooo! Civilizzano loro. E' una passione. E te ne mettono lì una al quarzo, tutto bianco. E l'Europa con le sue lucine colorate, i suoi fiumi, le sue tradizioni, i violini, i walzer…

E poi luci e neon e colori e vita e poi ponti, autostrade, grattacieli, aerei… chewing-gum. Non c'è popolo più stupido degli Americani.

La cultura non li ha mai intaccati. Volutamente! Sì, perché hanno ragione di diffidare della nostra cultura, vecchia, elaborata, contorta. Certo, più semplicità, più immediatezza, loro creano così… come cagare!

Non c'è popolo più creativo degli Americani. Ogni anno ti buttano lì un film, bello anche, bellissimo, ma guai se manca quel minimo di superficialità necessaria. Sotto, sotto c'è sempre il western… anche nei manicomi riescono a metterci gli Indiani! E questa è coerenza. Gli Americani hanno le idee chiare sui buoni e sui cattivi. Chiarissime. Non per teoria, per esperienza… i buoni sono loro! E ti regalano una scatola di sigari, cassette di whisky, navi, sapone, libertà, computer, abiti usati, squali. A me l'America non mi fa niente bene. Troppa libertà. Bisogna che glielo dica al dottore. A me l'America mi fa venir voglia di un dittatore. Ohhhhh!!! Sì, di un dittatore. Almeno si vede, si riconosce. Non ho mai visto qualcosa che sgretola l'individuo come quella libertà lì. Nemmeno una malattia ti mangia così bene dal di dentro. Come sono geniali gli Americani, te la mettono lì. La libertà è alla portata di tutti come la chitarra. Ognuno suona come vuole e tutti suonano come vuole la libertà

. LA LIBERTA'

(Dialogo tra un impegnato e un non so, 1972)

"La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un'opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione".

EVA NON E' ANCORA NATA

(Polli d'allevamento, 1978)

Che strano non sa neanche cuocere due uova
e poi la vedo quando studia coi capelli corti e le sue passioni
e avverto il senso di una donna nuova.
Però se guardo in certe strane discrepanze
allora non capisco e mi spavento:
com'è insensata, misteriosa e buffa la sua scelta
di un paio di sandali d'argento.

Come son giusti gli uomini coi loro indumenti maschili,
con le loro camicie, le loro scarpe.
Come son giusti gli uomini, l'impegno civile, le idee,
l'odor di tabacco inglese e le barba rasata...
Eva non è ancora nata...

Come son giusti gli uomini che sanno giocare a biliardo,
che fanno i commenti su l'ultima partita.
Sono affezionatissimi alle loro innocenti manie
e parlano alla propria donna con aria annoiata...
Eva non è ancora nata...

Noi abbiamo fatto del nostro meglio
per peggiorare il mondo...
Noi così cortesi, così lontani,
due secoli di baciamani...

Come son giusti i giovani insieme alle loro ragazze,
coscienti che questa polemica è superata.
Come son più sensibili di fronte a una nuova realtà,
le idee sono buone ma la costola è malandata...
Eva non è ancora nata...

Che strano non capisco un sandalo d'argento
e non capisco certe irrequietezze
che non mi appartengono e che non amo.

Può anche darsi che ci sia qualcosa,
forse il sintomo di un mutamento...
aspettiamo...

UN'IDEA

(Dialogo tra un impegnato e un non so, 1972)

In In Virginia il signor Brown
era l'uomo più antirazzista,
un giorno sua figlia sposò
un uomo di colore,
lui disse: "Bene!"
ma non era di buonumore.

Ad una conferenza
di donne femministe
si parlava di prender coscienza
e di liberazione;
tutte cose giuste
per un'altra generazione.

Un'idea, un concetto, un'idea,
finché resta un' idea, è soltanto un'astrazione,
se potessi mangiare un'idea
avrei fatto la mia rivoluzione.

CHIEDO SCUSA SE PARLO DI MARIA

(Far finta di essere sani, 1973)

Chiedo scusa se parlo di Maria,
non del senso di un discorso quello che mi viene,
non vorrei che si trattasse di una cosa mia
e nemmeno di un amore, non conviene.

Quando dico parlare di Maria
voglio dire di una cosa che conosco bene,
certamente non è un tema appassionante
in un mondo così pieno di tensione,
certamente siam vicini alla pazzia
ma è più giusto che io parli di Maria
la libertà, Maria la rivoluzione, Maria il Vietnam, la Cambogia,
Maria la realtà!

Non è facile parlare di Maria,
ci son troppe cose che sembrano più importanti,
mi interesso di politica e sociologia
per trovare gli strumenti ed andare avanti,
mi interesso di qualsiasi ideologia
ma mi è difficile parlare di Maria
la libertà, Maria la rivoluzione, Maria il Vietnam, la Cambogia,
Maria la realtà!

Se sapessi parlare di Maria,
se sapessi davvero capire la sua esistenza
avrei capito esattamente la realtà,
la paura, la tensione, la violenza,
avrei capito il capitale, la borghesia,
ma la mia rabbia è che non so parlare di Maria
la libertà, Maria la rivoluzione, Maria il Vietnam, la Cambogia,

Maria la realtà!Maria la libertà, Maria la rivoluzione, Maria il Vietnam, la Cambogia,
Maria la realtà, Maria la realtà, Maria la realtà…

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