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Il mais che fa paura

La varietà transgenica Mon810 fa male alla salute, questo spiega, molto chiaramente, l’articolo pubblicato sul numero 20 del 2009 di Famiglia Cristiana. Le conclusioni di una ricerca dell’Inran sui cereali OGM sono inquietanti: possono alterare il sistema immunitario.

Mon810, come si legge nell’articolo, è una sigla attribuita dalla multinazionale Monsanto a una varietà di mais Ogm (organismo geneticamente modificato) che finisce regolarmente sulle nostre tavole sotto forma di bistecche o direttamente in alcuni cibi. Il Ministero delle Politiche agricole ha reso noto che può essere pericoloso per la salute. Molte le ricerche che all’estero, già da tempo, avevano portato sei Paesi europei a vietare il mais creato nei laboratori della Monsanto.
Il Mon810, un “mostro” vegetale ottenuta inserendo nel Dna il gene cry1Ab estratto dal Bacillus Thuringiensis subsp, è così finito sotto accusa. Questa sorta di incrocio tra un microbo ed un cereale è stato inventato con lo scopo di ottenere una varietà di mais resistente alla piralide ed alla sesamia, parassiti che distruggono la pianta. Grazie alla mutazione transgenica, il mais diventa tossico per gli insetti. Ora la ricerca dell’Inran (Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione) ha scoperto che la tossina del mais Ogm fa male ai topi di laboratorio e forse anche agli umani. Variazioni del sistema immunitario sono state infatti riscontrate nei roditori nutriti con Mon810. Variazioni che possono provocare forte reazioni allergiche. L’articolo prosegue evidenziando come, in Italia, ancora non ne sia vietata la commercializzazione. Sono ben 18 le varietà di mais Ogm attualmente in commercio. Il Bt11, ad esempio, è stato inventato per resistere anche ai diserbanti. I nuovo vegetali modificati sono imprevedibili, non si sa ancora come agiscono i geni innestati.
In Italia la coltivazione delle piante transgeniche è vietata, mentre il consumo è libero. Possiamo quindi mangiare soia o mais Ogm, l’unico vincolo è previsto nell’etichettatura. Se i prodotti transgenici autorizzati presenti tra gli ingredienti sono superiori allo 0,9 per cento devono essere indicati.
Fino a quando non si conoscono gli effetti precisi del nuovo gene, non si è sicuri che non ci siano ricadute negative per la nostra salute.
Serve quindi molta prudenza. Intanto, i consumatori non possono fare altro che affidarsi alle etichette, sapendo che se la presenza di un prodotto Ogm è inferiore allo 0,9 per cento, potrebbe mangiarlo anche senza saperlo.

Per saperne di più: visita il sito di Famiglia Cristiana




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