Immagine Beneasapersi

Che pesce hai nel piatto?

Tra i tanti articoli che settimanalmente propone Famiglia Cristiana, ne abbiamo scelto uno tratto dal n. 16 del 19 aprile, dal titolo emblematico: “Il pesce scomparso”. Il mare non riesce più a reggere il ritmo dei prelievi. Solo il quaranta per cento dei prodotti ittici proviene dal Mediterraneo. Tutto il resto arriva da ogni angolo del mondo. Ma è crisi a livello globale e, mentre aumentano i pescherecci, la quantità rimane costante da dieci anni. Il mare è sempre più povero di pescato. Non va meglio per la qualità. Spesso, infatti, ci troviamo sul piatto pesce fresco con additivi.

Chi pensa che i pesci da mangiare siano solo quelli che si vedono sui banchi delle pescherie si sbaglia di grosso – si legge nell’articolo –. Sono un’inezia rispetto a tutti quelli mangerecci. Oltretutto, il numero dei pesci mangiabili oggi è incredibilmente più alto di venti anni fa. Nel 1988 le specie erano 254, oggi sono 603. (…) Il nasello può essere patagonico, australe, sudafricano, neozelandese eccetera, ma nessuna peschiera si cura di specificarlo. Lo stesso vale per la cernia, il dentice, la sogliola eccetera. Probabilmente non lo sanno neanche i venditori. (…) Da poco ha fatto irruzione sul mercato il pangasio, un pesce grande che viene venduto in filetti ed è allevato in Cina, nel delta del Mekong, ove confluiscono scarichi di ogni tipo. Non ha niente di speciale, ma viene importato perché costa assai poco (è cinese) e viene propinato perfino nelle mense scolastiche. Ormai, soltanto il 40 per cento del pesce venduto è italiano, l’altro è tutto importato da ogni parte del mondo. E’ chiaro che quello pescato nel Mediterraneo è italiano e questo è un dato che si può sapere. Occhio all’etichetta, scrive Famiglia Cristiana. Infatti, il pesce, sia fresco sia surgelato, deve riportare in etichetta o su un cartello (se venduto sfuso) la zona dove è stato pescato, oltre alla specie. Quindi, se l’etichetta o il cartello riportano “Zona Fao n. 37.1 oppure 37.2 oppure 37.3” significa che il pesce è stato pescato nel Mediterraneo. Se invece si tratta di pesce allevato, la dicitura è, appunto, “allevato”. Quando il pesce viene da lontano, c’è più rischio che sia “trattato”, per prolungarne la conservazione, oltre all’insorgenza di cattivi odori. Circolano, infatti, additivi, spesso in miscele appropriate, che servono a “toilettare” specialmente i filetti di pesce, oltretutto consentendo di aumentarne il peso fino al 15 per cento, perché gli additivi vengono messi in una soluzione acquosa, senza che esteriormente si noti alcuna differenza con i filetti non trattati. Non solo additivi, ma anche coloranti, si legge più avanti nell’articolo, la cantaxantina, un colorante messo nei mangimi per rendere più rosee le carni dei salmoni, colore che allo stato selvatico se lo procurano mangiando gamberetti. Ogni anno la “Gazzetta Ufficiale” pubblica un lungo elenco di frodi e sofisticazioni. Ce ne sono di tutti i colori, anche se per la maggior parte si tratta di infrazioni lievi. Le vere e proprie frodi, per fortuna, sono una minoranza e spiccano per frequenza quelle delle carni bovine macinate trattate con solfiti, per mantenere il colore rosso e ritardare l’alterazione; le mozzarelle di bufale fatte con latte di vacca; l’olio di oliva miscelato con quello di semi e venduto come extravergine d’olio.




Inizio pagina           Chi siamo               Copyright               Cookie Policy               Privacy               P.I. 01248200535
Immagine - Scegli il miglior Hosting Scegli il miglior Hosting
Il miglior servizio di hosting è quello di SiteGround. Lo abbiamo provato per te: un servizio solido, sicuro, affidabile, le tecnologie più aggiornate, assistenza sempre a tua disposizione e prezzi imbattibili. Leggi la nostra recensione:
- Perché scegliere l'hosting di SiteGround, pro e contro
Un'offerta speciale tutta per te. Approfittane, un'occasione unica! Clicca sul link: - scopri le offerte riservate, SiteGround, vai al sito