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Erbe e medicine, attenzione alle interazioni

La complessità delle possibili interazioni tra erbe e farmaci è intrigante quanto insidiosa, lo conferma una recentissima ricerca giapponese sui anticoagulanti e Ginkgo biloba, pianta dotata di attività antiaggregante piastrinica. Il lavoro dei ricercatori giapponesi della Shizuoka University.

(Taki Y, et al. Phytomedicine. 2011) dimostra un’interazione a livello metabolico, con risultati esattamente opposti a quelli ritenuti fin ora.

La cosa in realtà non ci meraviglia più di tanto – scrive Fabio Fiorenzuoli, del Centro di Medicina integrativa Careggi –, primo perchè la ricerca scientifica è fatto appunto di ipotesi, ricerche e analisi dei risultati, che possono anche ribaltare le ipotesi di partenza, secondo perché è noto che i possibili punti di interazione tra farmaci ed erbe sono molteplici, con effetti biologici finali anche inattesi.

La Ginkgo biloba è una delle piante medicinali più utilizzate nel mondo, sia per disturbi cardio e cerebrovascolari sia per la cefalea. Nota da sempre è l’attività antiaggregante dei suoi derivati terpenici presenti nelle foglie. Da questo la raccomandazione di non associare le due sostanze per il rischio di emorragie, e tali avvertenze sono pure obbligatorie sulle confezioni dei prodotti a base di Ginkgo.

Ebbene i ricercatori giapponesi hanno condotto questo lavoro per studiare invece gli effetti della Ginkgo sul metabolismo del warfarin e, nei test condotti su topi l’estratto di Ginkgo ha invece dimostrato di aumentare l’attività del Citocromo P450 che metabolizza il farmaco, con la conseguente riduzione della attività del warfarin, cui consegue un aumento del rischio di trombosi. Esattamente il contrario di quanto ritenuto fin ora.

Conclusioni pratiche: la complessità delle interazioni erbe-farmaci rimane tale e quale, se non forse amplificata, ma il rischio clinico di emorragie dalla associazione tra Ginkgo e warfarin viene con questo lavoro messo in seria discussione, anche se si tratta di una ricerca condotta su animali. Del resto, salvo eccezioni, molte delle interazioni tra erbe e farmaci, tanto paventate, sono in realtà solo teoriche o ipotetiche, o vere solo nei modelli sperimentali, senza rilevanza clinica. Rimane peraltro l’avviso di estrema cautela quando si debba necessariamente associare un fitoterapico ad una terapia farmacologica, per la imprevedibilità delle risposte. E mai senza il consiglio o la prescrizione di un medico.

Per saperne di più: Centro di Medicina Integrativa, Careggi - Dipartimento di Farmacologia Università di Firenze






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