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Latte, formaggi, carne, l’allerta diossina cresce

Lo scandalo tedesco attraversa l’Europa. Per dieci mesi alimenti contaminati hanno circolato senza che si prendessero provvedimenti. Con picchi di contaminazione elevati, fino a 73 volte il limite. Come sempre attento a tutte le questioni relative ai diritti dei consumatori e dei cittadini, “Il Salvagente”, del 13-20 gennaio 2011, propone un approfondimento su un argomento che dovrebbe vederci tutti allertati. Perché i cibi contaminati, uova, cosci di maiale, formaggi, possono essere finiti nel piatto di tutti. Anche nel nostro.

Cosci di maiale destinati ad essere trasformati in prosciutto, formaggi e semilavorati derivati dal latte. Uova pastorizzate per l’uso industriale e lette, fresco, in polvere e a lunga conservazione. La ricerca degli alimenti contaminati dalla diossina, prodotti in Germania ed esportati in tutto il mondo, è appena cominciata. E richiederà parecchi giorni per i campionamenti, senza contare quelli necessari per eseguire le analisi di laboratorio. Insomma, si legge nell’articolo, si saprà più avanti, a dispetto delle dichiarazioni rassicuranti espresse dal ministro della salute italiano, Ferruccio Fazio. L’Italia importa 42 milioni di quintali l’anno di latte e derivati, e carne di maiale per 2,6 milioni di quintali. Secondo le ricerche fatte da un quotidiano tedesco, lo scandalo diossina ha avuto origine dieci mesi fa.

Già nel marzo 2010 erano emersi i primi dati sulla tossicità dei grassi per mangimi prodotti dalla Harles und Jentsch, che avrebbe aggiunto oli industriali alla mistura destinata agli allevamenti. Ma la catena di controllo tedesca si sarebbe inceppata, impedendo gli interventi necessari. Intanto, il contaminante è finito in tremila tonnellate di mangime somministrate a migliaia di allevamenti tedeschi (cinquemila quelli chiusi per verifica). E’ molto tossico, si accumula nei tessuti, provoca danni al fegato e tumori. Dal mangime passa all’animale: si accumula nelle carni e nel latte. E dal cibo, passa all’uomo. Le analisi finora eseguite sui mangimi per ordine delle autorità sanitarie tedesche hanno evidenziato picchi di contaminazione elevati, fino a 73 volte superiori al limite (di 0,75 picogrammi).

Resta quindi ancora tutto da scoprire quali alimenti, venduti tranquillamente e tranquillamente mangiati, siano stati contaminati dalle uova, dal latte e dalla carne di maiale tedesca. Per questo, l’Italia punta su una legge ad hoc, che obbliga ad applicare su tutti gli alimenti l’etichettatura che indichi il paese di origine. Misure però obbligatorie soltanto all’interno dei confini nazionali.

Per saperne di più: Il Salvagente





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