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Tempo per pensare, tempo per agire
di David Di Luca

Due articoli dedicati a due argomenti molto più vicini di quanto sembri: rallentare il ritmo è fondamentale per trovare uno spazio, anche piccolo, in cui non fare nulla. Un fare nulla che, in realtà, può rivelarsi un ottimo punto di partenza proprio per quello che vorreste fare. Perché, come ci ricorda il secondo articolo, accendere una piccola luce è già qualcosa.

Rallentare il ritmo

"Work smart, not hard", "lavora furbo, non duro". Un messaggio non facilissimo da digerire in questi tempi così frenetici, Siamo letteralmente inseguiti dagli impegni. Quante volte ci siamo ritrovati a pensare che servirebbe una giornata di 48 o perfino 72 ore per riuscire a "fare tutto?". E poi ci siamo mai domandati cosa sia davvero questo "tutto"?
Qualcuno potrà dire: ma lavorare sodo é una virtù. Certo che lo é. Non si raggiunge nulla senza impegnarsi. Ma, ugualmente, ogni tanto bisogna mettere le cose in prospettiva.
Occorrono venti minuti di quiete ogni giorno. Se siete oppressi da una programmazione che sembra non lasciarvi requie, decidete ugualmente di prendervi questi minuti, in cui non farete assolutamente nulla se non imparare a sgomberare le mente dal rumore di fondo. Inizialmente vi sembrerà tempo perso. Poi, improvvisamente, vi accorgerete che vi sentite più lucidi, che cominciate a capire che cosa volete esattamente dalla vita. E può darsi che vi troviate a pensare a quei venti minuti come ad un ottimo investimento.


Una piccola luce

Ammettiamolo, la nostra è una società del tipo "tutto o niente". Una volta che ci siamo fissati un obiettivo (il che è cosa buona e giusta a prescindere), possiamo pure arrivare a dannarci l'anima per raggiungerlo.

Il che invece non sembra essere un'idea granché furba.
Del resto, non è facile resistere al condizionamento, anzi direi al bombardamento culturale a cui siamo sottoposti quotidianamente. Devi assolutamente avere questo, quello e pure quell'altro. Non solo: arrivare secondi equivale ad arrivare ultimi. E - altro obbligo morale - non bisogna sbagliare MAI.
Di conseguenza, spesso non si agisce perché prima di farlo vogliamo essere sicurissimi di non sbagliare. Un po' come voler digerire senza aver mangiato. La paura di sbagliare diventa a volte una forma di paralisi. E certamente sbagliare ci rompe le scatole. Tuttavia è pure vero che se ci troviamo in una situazione che non ci piace, non è granché da furbi aspettare che qualcuno ce ne tiri fuori. Dopo aver ponderato e ri-ponderato, occorre fare qualcosa, per quanto piccola sia. Fosse anche un solo piccolo passo avanti giusto per saggiare il terreno. Potremmo avere la piacevole sorpresa di constatare che è solido.
Insomma, come diceva quello, meglio accendere una piccola luce che continuare a lamentarsi perché è buio.

Domande, pensieri, riflessioni, colpi di genio?
Scrivimi, ne parleremo: ddiluca@encanta.it


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