Pooh: l'intervista


Un sogno che i Pooh portano avanti da più di trent'anni. Questa è la loro musica. Un sogno che dà energia, energia che ogni volta si riscopre più forte. Di disco in disco, di anno in anno, i Pooh hanno confermato che il talento con gli anni migliora. E che non servono troppe parole. Perché la buona musica parla da sola.

Quali sono le ragioni che più vi spingono ad affrontare un nuovo lavoro discografico?
DODI
- Mi sono spesso ritrovato a chiedermi, magari a casa mia in una pausa del lavoro di composizione, qual era il vero motivo di tutto quello che stavo facendo; forse una sorta di affermazione, di rivivere un grande progetto, di confrontarsi con se stessi e con altri o magari la voglia di riproporre i brani che stavo scrivendo in tour, ma in realtà devo dire che la risposta che più rispecchia la mia maniera di pensare è che sono, insieme ai miei colleghi, parte di un grande sogno concretissimo e insieme etereo, quasi irreale; un sogno che stiamo portando avanti da più di trent'anni e che ha il potere di darci ogni volta l'energia per coinvolgerci totalmente in un nuovo progetto.

Come nasce un nuovo disco?
RED
- È ormai un rituale "antico" quello che accompagna la nascita di un nuovo disco. Ogni volta si fanno propositi e si cerca di stabilire una linea che poi puntualmente non viene rispettata (e per fortuna che è così) in favore dell'istintività creativa, che è l'unica cosa vera rimasta, assieme ai concerti dal vivo, in questo nostro mestiere di vivere... la musica.
DODI - E poi, giorno per giorno, vedi le cose concatenarsi, le note e le armonie che componi susseguirsi con logica, i discorsi e le discussioni prendere un senso e riscopri che tutte le tue pulsioni e i tuoi pensieri erano rivolte alla realizzazione di questo grande sogno nel quale, al di là delle classifiche, dei riconoscimenti e dei premi sono racchiuse emozioni che proviamo e che ci piace raccontare. E allora grazie alla nostra buona stella che ci ha dato la possibilità di sognare, di realizzare i nostri sogni e ancor di più di condividerli con tante persone.

A che tipo di sonorità vi siete ispirati per questo nuovo album?
ROBY
- Penso che alcune volte sia importante guardare indietro per poter andare avanti. E in modo particolare mi è capitato quando ho incominciato a pensare alle infinite sonorità "nel mondo tastieristico" che la tecnologia ci mette a disposizione. Per questo è stato molto interessante, per me e per il nostro arrangiatore Danilo Ballo, andare a ricercare quei suoni che hanno caratterizzato e influenzato i mitici anni '70 perché quel mondo più di altri avrei voluto in questa nostra ultima fatica. E così è stato, questi 11 nuovi brani hanno tutto il sapore della band di quegli anni che i Pooh hanno vissuto e conosciuto molto bene.
RED - Anche Stefano ed io, siamo tornati a lavorare come negli anni '70, quando basso e batteria incastravano i loro movimenti in modo studiato e preciso, dove in realtà nessuno "accompagnava" e basta.

Qual è la canzone di questo ultimo album che più vi fa rivivere quell'atmosfera?
ROBY
- Sia per l'armonia che per la melodia, penso decisamente sia "Puoi sentirmi ancora", il brano che chiude l'album. È una suite che si divide in due parti: la prima è cantata e vuole essere una grande dedica a chi non è più in mezzo a noi. Nella seconda parte rimane solo il linguaggio strumentale "pop sinfonico" per dare completamente spazio alla fantasia.
Abbiamo pensato che fosse il modo più emozionante per concludere questa nostra ultima fatica.

E per i testi?
STEFANO
- Io mi sono messo a lavorare a questo nuovo Cd seduto davanti ad un blocco notes con in testa una cuffia che andava suonando i provini dei miei colleghi cantato in finto inglese. Ero lì, nella mia casa di Roma, con i telefoni staccati, con in giardino l'improbabile sole di un febbraio poco serio e con le mie cose intorno, quelle inutili e quelle che mi ricordano qualcosa, insomma nel mio habitat al contrario di tante altre volte dove per scrivere mi ero avventurato in posti lontani, più per scappare da tutto che per trovare ispirazione; stavolta invece ho preferito rimanere a casa, non esserci per nessuno, con poco mondo a disposizione, qualche idea nella testa anche se per riuscire a raccontare quello che ti attraversa non basterebbero "Cento di queste vite". Avevo voglia di mettere insieme storie nelle quali riuscire ad identificarmi, vicine al mio tempo, con uno sguardo al dopo senza dimenticare il prima.

Seguite un preciso percorso creativo?
RED
- Quest'anno i brani più belli sono usciti nella 'prima mandata' compositiva (ne sono seguite altre tre) a riprova che quando hai vissuto, assorbito e somatizzato le emozioni che ti girano intorno, tutto si riversa nelle prime canzoni che scrivi, quelle che nascono di getto e sono le più vere e le più rappresentative del momento che stai vivendo. Infatti, in questo nuovo lavoro, si respira più energia e le ritmiche, anche nei brani più lenti, sono precise e serrate.

Nascono prima le storie o le musiche?
STEFANO
- Questa volta, al di là di quanti potranno identificarsi o emozionarsi in quello che ho scritto, sento di essermi lasciato coinvolgere da queste musiche come non mai. Certe musiche hanno questo potere. Non so se diventeranno "belle canzoni" e se si sapranno far ricordare, non so se le rincontrerò cantate da qualcun altro in qualche piano bar, ma so per certo che mi hanno fatto bene e ringrazio i miei colleghi per averle scritte.

In genere da cosa prende spunto l'ispirazione?
STEFANO
- I provini fatti in casa da Roby, Dodi e Red sono da sempre molto semplici, non c'è la voglia di stupire, non c'è mai stata, sono proposte a nostro esclusivo uso e consumo, non ci sono suoni accattivanti, solo qualche tentativo di arrangiamento senza virtuosismi da primi della classe, ci sono insomma solo le musiche così come nascono dalle loro dita con una chitarra e un pianoforte, un campionario di emozioni a volte contagiose; ed è proprio da quei nastrini che nasce di solito la prima ispirazione per un testo, in certe musiche mi capita di inventare storie che mi sembrano già scritte tra le note e che all'improvviso diventano canzoni. È successo così anche questa volta e giorno dopo giorno le parole si sono impossessate delle melodie, vestendo le emozioni che si nascondevano nude nelle musiche, le parole sono diventate le storie che il tempo, accompagnandomi nel mio viaggiare, ha raccolto nella mia memoria.

Che tipo di strumentazione avete usato?
RED
- Per i bassi ho usato i tre Laurus a cinque corde che nel corso di questi anni mi sono fatto costruire e personalizzare e solo nel brano "Stai con me" ho rispolverato il mio vecchio e inimitabile Fender Jazz del 1965 (suonato peraltro con il plettro). Per registrare i bassi di questo nuovo lavoro sono state utilizzate due piste, una per la diretta dal Pre-Avalon e una per l'amplificatore SWR.
DODI - Io a questo proposito voglio ringraziare Fender e Casale Bauer per aver realizzato un mio grande sogno: quello di avere uno strumento che mi mettesse in condizione di suonare quello che sentivo come lo sentivo. Un grazie anche alla Maton guitars Australia per il grande aiuto, per la fiducia e per le bellissime chitarre affidatemi e in maniera particolare per quella costruita appositamente per me.

Qual è la vostra valutazione di questo ultimo lavoro rispetto ai precedenti?
RED
- L'altro giorno ridevamo tra di noi riflettendo sul fatto che ogni volta che esce un nuovo disco ci ritroviamo a dire che "è forse il più bello degli ultimi dieci anni", beh... stavolta eviteremo di dirlo, in fondo "Cento di queste vite" qualcosa ci hanno insegnato: non serve parlare bene di una cosa buona... parla da sola!

Link: sito Internet ufficiale dei Pooh www.pooh.it

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