Nella scrittura, la mente e la storia

di Annarosa Pacini

L'indagine grafologica è un percorso a ritroso. Risaliamo al cervello come pensiero, come mente e personalità, ma anche alle dinamiche neurofisiologiche. Attraverso l'indagine grafologica si decodifica, infatti, anche un movimento, una motricità. Prospero Aldorisio, medico napoletano, nel 1611 scrive: "Anche se si scrivesse con i piedi e con la mano sinistra, ciascuno esprimerebbe un proprio specifico carattere" (Idemgraficum nuntium), intendendo con ciò dire che, indipendentemente dal mezzo (arto, o parte del corpo) con il quale si esegue la scrittura, sempre se ne avranno caratteri distintivi per ciascun individuo (fermo restando che siano superate difficoltà di tipo meccanico: l'analisi grafologica, infatti, necessità che l'individuo scriva in modo spontaneo, ed abbia fatto proprie tutte le dinamiche tecnico-motorie). Tale principio fu successivamente ribadito e confermato: per i neurologi si tratta della "Legge dell'equivalenza motoria", per i grafologi, è la "Legge dell'equivalenza grafo-motoria". Come dicevamo, è indispensabile, perché ciò si avveri, che le estremità usate per scrivere siano addestrate. La spiegazione è semplice: poiché il comando risiede nel cervello, qualunque estremità opportunamente addestrata è in grado di scrivere, ed ogni scrittura sarà sempre il riflesso dell'unico comando. Nel 1981 Sperry, Premio Nobel per la Medicina, definì un principio secondo il quale "l'intera uscita del nostro meccanismo del pensare termina nel sistema motorio. Qualunque sequenza comportamentale finalizzata od organizzata coinvolge il sistema motorio". Questo vale anche per la scrittura. Nel mondo, esistono vari sistemi di scrittura: il sistema ideografico, (Cina, Giappone Kanji) in cui ad ogni parola del linguaggio parlato corrisponde un simbolo scritto; il sistema sillabico, in cui ad ogni sillaba corrisponde una rappresentazione grafica (Giappone Kana); il sistema alfabetico, in cui ogni segno (grafoma) rappresenta uno specifico suono (fonema). Quello che appare per noi oggi scontato, ovvero la capacità di rappresentare pensiero e linguaggio con la parola scritta, non lo è affatto. La storia della scrittura, in questo senso, è anche la storia dell'uomo. Scrittura per pittogrammi, per ideogrammi e fonetico-alfabetica sono le tre tappe che, a grandi linee, hanno portato all'evoluzione che oggi conosciamo. La pittografia è la scrittura che si esprime attraverso i disegni, che rappresentano in modo diretto ciò che si vuole comunicare. Un esempio moderno di tale modalità della scrittura sono i cartelli stradali: un bambino ed un adulto che lo tiene per mano ci indicano che c'è una scuola nei dintorni, e che il bambino e l'adulto potrebbero attraversarci la strada. L'ideografia (idea=forma, gramma=segno), vuole attraverso simboli rappresentare le idee: il disegno diventa più generico, ed i significati di cui è portatore sono meno diretti, e più numerosi. Le bandiere sono un chiaro esempio di utilizzo di questo tipo di scrittura. Si prenda la bandiera americana ad esempio: a tutti è noto che le stelle rappresentano i paesi, ed a sua volta l'utilizzo della stella come simbolo ci indica lo splendore e la grandezza dei paesi stessi. Con la scrittura fonetico-alfabetica si arriva al segno rappresentato dal suono. Una storia che segue di pari passo quella dell'evoluzione umana, e che ritroviamo in ogni bambino: scarabocchio, disegno antropomorfo, narrazione grafica, sono tappe che il bambino percorre per giungere alla scrittura. Scrittura che ha nella mano il suo strumento ideale.

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Per informazioni: Annarosa Pacini, cell. 339.6908960, e-mail apacini@encanta.it.
Riceve su appuntamento, a Grosseto.

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