
L'indagine grafologica è un percorso a ritroso. Risaliamo al cervello come pensiero, come mente e personalità, ma anche alle dinamiche neurofisiologiche. Attraverso l'indagine grafologica si decodifica, infatti, anche un movimento, una motricità. Prospero Aldorisio, medico napoletano, nel 1611 scrive: "Anche se si scrivesse con i piedi e con la mano sinistra, ciascuno esprimerebbe un proprio specifico carattere" (Idemgraficum nuntium), intendendo con ciò dire che, indipendentemente dal mezzo (arto, o parte del corpo) con il quale si esegue la scrittura, sempre se ne avranno caratteri distintivi per ciascun individuo (fermo restando che siano superate difficoltà di tipo meccanico: l'analisi grafologica, infatti, necessità che l'individuo scriva in modo spontaneo, ed abbia fatto proprie tutte le dinamiche tecnico-motorie). Tale principio fu successivamente ribadito e confermato: per i neurologi si tratta della "Legge dell'equivalenza motoria", per i grafologi, è la "Legge dell'equivalenza grafo-motoria".