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Analisi grafologiche - Lavoro: sarò una buona insegnante?

di Annarosa Pacini

Immagine "Cara Annarosa, mi chiamo Raffaella, ho 23 anni, e leggo sempre la tua rubrica. Mi ha sempre appassionato la grafologia, e quindi mi piacerebbe sapere cosa ne pensi della mia calligrafia. (…) Sembra che io sia abbastanza matura per una vita a due? Se un giorno mai ci riuscirò, sarò una buona insegnante? Ho qualche qualità o difetto particolare? Mi piacerebbe distinguermi per qualcosa, ma in realtà sono una persona molto comune. I miei familiari mi dicono che sono un po' infantile e troppo pessimista, e troppo intransigente con gli altri. Io credo di essere realista". Raffaella

Cara Raffaella, quante cose mi chiedi: ci vorrebbe un trattato, per risponderti. Vediamo di darti qualche indicazione, sbirciando tra le righe (in senso letterale, in questo caso). Quando mi hai scritto (la lettera è di qualche mese fa, ma ne arrivano moltissime, e, pur rispondendo a tutti, dobbiamo seguire l'ordine cronologico di arrivo), eri un po' sfiduciata. Sei una ragazza solida, che sa ben gestire e portare avanti le sue cose, ma, in effetti, ti può capitare di perdere l'entusiasmo. Quello che i tuoi vedono come pessimismo, e tu come realismo, è forse qualcosa di diverso. Sì, è vero, vedi le cose anche come sono, ma le conclusioni che ne trai non sempre corrispondono oggettivamente ai fatti. Una certa attenzione ai particolari, un rimuginare sopra le cose possono rappresentare i veri ostacoli. Infatti, anche se la situazione può essere diversa da come ce la aspettiamo, non è detto che, con il nostro impegno e le nostre capacità, non si possa modificarla. Tu mi parli dell'insegnamento, di come sei delusa dall'iter burocratico, dal fatto che anche in questo ambiente ci sono ingiustizie. Tra le altre cose, anche sono un insegnante, ho superato un concorso, ho avuto modo di constatare le ingiustizie di cui parli. E non ti aspettare che lo stipendio di insegnante sia proporzionato a quanto lavori, se vorrai fare il tuo lavoro con impegno. Fare la commessa, l'insegnante, l'agente commerciale, l'operaio, l'imprenditore: ogni lavoro ha i suoi pro ed i suoi contro. Quello che conta, è ciò che un lavoro significa per te. L'entusiasmo nasce da dentro. Se ami insegnare, trarrai la massima gratificazione dal contatto con gli allievi, da ciò che puoi dare loro, non da altri elementi. Sappi, che anche insegnare non è soltanto insegnare. Soltanto sperimentandolo potrai sapere se davvero è il lavoro che fa per te. E ricorda che, se una cosa ti interessa, ci sono modi diversi da raggiungerla: magari, puoi contattare scuole private, aprire un nido d'infanzia, specializzarti in un settore che ti consenta di operare in più ambiti. Sei abbastanza matura per una vita a due? Domanda difficile. Secondo me, bisogna essere prima maturi come individui in toto. Non c'è una maturità da single, ed una da partner. Si è maturi, o immaturi, indifferentemente. E poi, cosa significa "maturi"? Affettivamente, cioè capaci di dare? Concretamente, cioè capaci di gestire in modo autonomo un menage familiare? Relazionalmente, cioè capaci di mediare tra le proprie e le altrui esigenze? Tu hai bisogno di un partner che ti comprenda, e sappia sostenerti. In una vita di coppia quotidiana, un partner ipercritico ti spingerebbe ad irrigidirti, a chiuderti in se stessa. A diventare ancora più intransigente. Io non credo in una maturità "precostituita" per la vita di coppia. Credo in una crescita scambievole, in un mutamento reciproco come persone e come partner. Per questo, si è sempre maturi, e non si è mai maturi. Dipende da noi. Sarai una buona insegnante? Se devo dirti la verità, anche questo dipende. Hai buone qualità per quanto concerne l'insegnamento come trasmissione di sapere. Quindi saprai cosa insegnare. Sai stare con gli altri, e comunicare, quindi saprai come insegnare. Ma, ed ecco perché ho sottolineato, più sopra, la parola anche, se sarai una buona insegnante, dipenderà da come saprai mediare le tue aspettative e ciò che la scuola, e gli allievi, sapranno, e potranno darti. Quella che i tuoi chiamano intransigenza è una caratteristica legata ad un gesto fuggitivo, così li chiama la scuola morettiana, molto presente nella tua scrittura. Forse ti deluderò, ma questo segno indica proprio la tendenza a dare un'interpretazione soggettiva dei fatti. Su certe cose, che tu vedi a tuo modo, non sei disposta a cedere, e tendi a pretenderne l'accettazione da parte degli altri. Questo può far nascere discussioni, ha volte ti può dare la sensazione del fraintendimento da parte degli altri. Però, hai la sensibilità e la capacità di comprendere necessarie per mitigare questo aspetto. Anche qua, prima di risponderti, devo introdurti il mio modo di intendere la parola insegnante. L'insegnante è qualcuno che deve essere capace di superare e mettere da parte i propri limiti, immedesimandosi in chi ha di fronte, aiutandolo, cercando sempre e costantemente il modo migliore di comunicare. Non deve avere falsi orgogli, non deve credere che ricoprire quel ruolo gli dia una dignità, o un potere, come essere umano, superiore a quello del ragazzo. Il vero insegnante deve mettersi sempre in gioco. Ecco, posto nella pratica, e messo in relazione con la tua scrittura, significa che, se un bambino non risponderà come ti aspetti, o se un tuo modo di approcciare una materia non darà i risultati sperati, tu dovrai agire su te stessa, cercando il modo per consentire a quel bambino di apprendere, ed alla materia di affascinarli, cioè di trarli a sé. Molto più che solo interessarli. Se quella tua intransigenza, o realismo, se tu preferisci, dovessi usarli nell'insegnamento no, per me non saresti una buona insegnante. Lo saresti come metodo, come esteriorità, come adattamento alle esigenze burocratiche del sistema. Ma non come formatore. Ora, io non sono una maga. Secondo me, tu hai le carte in regola per essere una buona insegnante e una buona compagna. E non è vero che sei una persona molto comune. Nessuno è "comune". Ognuno di noi è un essere speciale. Se saprai ascoltare, a cuore aperto, e senza pregiudizi, anche gli altri, saper vedere anche le altrui esigenze, e puoi farlo, non solo sarai in gamba, ma molto in gamba. Se vuoi fiducia, dai fiducia. Non ti dico di diventare ottimista. Ma non esisterebbe il bicchiere mezzo vuoto, se sotto non ci fosse quello mezzo pieno.
Ciao, auguri.


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