Immagine Grafologia

a cura di Annarosa Pacini

Dalla scrittura allo stile comunicativo: la grafologia per la comunicazione

Immagine Uno degli argomenti trattati nel nostro corso di comunicazione è la grafologia, ovvero, le caratteristiche comunicazionali che la scrittura rivela. Un approccio oggettivo ed, insieme, soggettivo, che ci consente di capire meglio le differenze di visione e di stile, che possono condizionare, positivamente o meno, ogni tipo di relazione. Particolarmente nei luoghi di lavoro, le differenze, se non adeguatamente valorizzate, possono diventare fonte di stress, ed incidere non solo sul rendimento, ma anche sul livello di soddisfazione personale.

Un ufficio. Due colleghi. Il primo sempre pronto a parlare, a mettersi in mostra, gioviale, buon organizzatore, ma poco attento ai particolari. Il secondo attento e meticoloso, introverso, che non ama mettersi in mostra. Di esempi come questi potremmo farne molti. Quello che ci interessa, però, non è il caso specifico, ma l’effetto che due modelli comunicazionali e relazionali diversi possono produrre. Caratteristiche diverse che possono integrarsi con vicendevole soddisfazione, oppure creare ostacoli e tensioni, sino a portare l’uno e l’altro ad osteggiarsi, in modo più o meno aperto.
Uno degli elementi che più spesso influenza in modo negativo la comunicazione è il fatto che ciascuno di noi tende a pensare che il comportamento dell’altro nasca in risposta a ciò che siamo, diciamo o pensiamo. La persona ordinata, di fronte al collega disordinato, potrebbe pensare che “lo fa apposta”. Diciamoci la verità, quante volte questo tipo di pensiero vi ha sfiorati, anche in famiglia o nei confronti del partner? Se è ritardatario, se è decisionista, se fa molte critiche, se vuole avere sempre ragione.
Il punto di partenza corretto, invece, ci insegna che la persona è quel che è. Quindi, il disordinato non sarà tale per far “dispetto” all’ordinato, ma lo sarà perché quello è il suo modo di essere. Ugualmente, il disordinato tenderà ad esserlo perché quella è la dimensione che preferisce. E così via, per il ritardatario, il decisionista, l’ipercritico, l’inflessibile.
La grafologia lo rende evidente in modo davvero chiaro: una persona – per tornare all’esempio di partenza – con grafia molto grande e rotonda, che si muove speditamente sul rigo, magari un po’ inclinata verso destra, veloce e scorrevole, tende a manifestarsi molto, ama organizzare, assai meno il dettaglio. Una persona con grafia minuta, ordinata, compita, non inclinata, di media velocità, preferisce invece una dimensione diversa. Come diverse sono le dimensioni relazionali e comunicazionali.
Averne consapevolezza è il primo passo per migliorare le relazioni. Così, la persona con grafia piccola potrebbe occuparsi, con successo dei dettagli, ed anche di cose ripetitive, con soddisfazione. Quella con grafia grande dei contatti esterni e dell’organizzazione generale.
La diversità è fonte di ricchezza e di crescita personale, e, sul lavoro, anche professionale. Purchè sappiamo comprenderne le potenzialità. Posizioni di chiusura, contrasto, conflitto, non aiutano mai a star meglio. Questa è una domanda che faccio spesso ai partecipanti ai miei corsi: litigando, discutendo, tirando fuori in modo aggressivo quello che provi, riesci a stare meglio, sei felice, sei sereno? Perché, se la risposta fosse sì, vorrebbe dire che quel tipo di comunicazione, per quella specifica persona, sarebbe giusta. Ma, ad oggi, nessuno mai mi ha risposto sì.
Insomma, la comunicazione negativa non paga.
Così, grazie alla grafologia, durante il corso, si riesce, in modo oggettivo, a capire come si può essere diversi. Quali possono essere gli stili comunicativi, a carattere generale, più diffusi. Quali le caratteristiche per noi più importanti. Quali valorizzare, quali vorremmo cambiare.
La consapevolezza è il primo passo. Capire i motivi, il secondo. Il terzo è utilizzare quello che abbiamo compreso per migliorare le nostre relazioni. Anche quella con il collega d’ufficio. Perché, quando in una relazione c’è sintonia, si impara molto, a volte si riesce anche a smussare i proprio angoli, scoprendo che la dimensione dell’altro ci è molto meno distante di quanto si pensi.

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