Immagine Grafologia

a cura di Annarosa Pacini

Bambini e disegni: un linguaggio da capire

Immagine “Gentile Dottoressa, le scrivo per chiederle una curiosità: ho un bambino che compirà 3 anni a giugno, adora disegnare e ‘pennellare’ (come dice lui) come tutti i bambini. La cosa che mi colpisce maggiormente dei suoi disegni è che tende a disegnare le bimbe, gli animali e le varie cose, anziché in verticale come facciamo noi, in orizzontale (distesi per intenderci). Che significato si può attribuire? Ammesso che ce l'abbia un significato? E' una cosa che mi hanno fatto notare anche al nido. Mi piacerebbe avere un suo parere”.

Gentile lettrice, a volte alcuni quesiti che ricevo mi lasciano un po’ perplessa.
Il tuo bambino ha da poco superato i due anni e mezzo, adora disegnare, è creativo e ricco di fantasia, ma non disegna come un bambino “grande”.
E te lo hanno fatto notare anche al nido. Mi auguro che le persone che si occupano dei bambini al nido abbiano, almeno, nozioni base di pedagogia.
Perché non ci vuole molto per supporre che un bambino di due anni e mezzo disegna come un bambino di due anni e mezzo. Questo non significa che non ci saranno bambini che fanno figure più diritte, ma che pensare di avere un disegno “da grande” significa non sapere di cosa si parla. L’orientamento nello spazio, la forma delle figure, la corrispondenza con la realtà, e così via, seguono stadi ben precisi, in tutti i bambini.
Avrai notato come i bambini molto piccoli disegnino dei “girini”, che sono, per loro, figure umane. E lo fanno con abilità e bravura, perché è così che possono farlo. Poi, crescendo, acquisiranno tutte le abilità necessarie, cognitive, motorie, educative, per migliorare. Quello che mi lascia a volte perplessa non sono le domande che i genitori mi pongono sui disegni dei loro figli, comprensibili, anzi, positivi, l’interesse e la curiosità. E’ il fatto che spesso sono provocate da giudizi espressi dagli educatori, non pedagogicamente e didatticamente motivati, ma “personali”. Si osserva un disegno, ci “sembra” che non vada bene, e nasce il caso.
Suggerirei questo approccio: si osserva un disegno, non se ne comprendono i motivi, si acquisiscono le informazioni necessarie, si studia la situazione o magari, ci si rivolge ad un esperto, e, quindi, si esprime un parere fondato, sicuramente di grande aiuto per il genitore e per il bambino.

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