Immagine Grafologia

Un padre cerca risposte per i problemi della figlia, e della moglie. Hanno richiesto l’aiuto di una professionista, ma, pur notando miglioramenti, nel suo intimo non è soddisfatto. Forse perché sa che la risposta è anche altrove?

Risponde Annarosa Pacini

Il cambiamento è nelle nostre mani

Immagine “Mia figlia frequenta la prima media, da alcuni anni, forse dalla prima elementare ci siamo accorti che aveva dei problemi di apprendimento, ma come può un padre o una madre accettare tutto ciò; prima non riusciva a leggere poi ad un tratto questa bimba, legge, ed ecco che il problema passa in secondo ordine; prima non riesce ad andare sulla bicicletta poi ad un tratto passa dalla piccola alla grande nell'arco di un giorno; i problemi più grandi restano con la matematica, con l'orologio, con la quantità, con la logicità. E' da un anno che la ragazzina ‘ormai’!!!!, frequenta una Psicologa, raccontare tutto diventerebbe un romanzo di un bel po’ di pagine da scrivere, pertanto voglio limitarmi nell'esporre solo quanto penso che possa essere interessante al fine di avere un consiglio da lei.
Ho pensato ad una forma di autismo, ma la psicologa dichiara che la ragazzina ha una forma di ansia e che ha quasi un rifiuto a diventare grande, dopo aver letto del metodo Forestein e parlato con la Psicologa, la stessa chiama una sua collaboratrice che insegna il metodo Forestein e impartisce una serie di lezioni.
Certo che dei passi avanti ne ha fatti, dove comunque restano dei problemi è sicuramente la matematica, la logicità.
Devo dire che anche mia moglie soffre di ansia situazione che si trasporta dall'infanzia, anch’essa si sta sottoponendo ad una serie di sedute presso la stessa Psicologa. Voglio precisare un altro elemento che può essere importante, mia moglie vive per le figlie, sì perché abbiamo un'altra figlia più grande che frequenta il terzo anno della scuola superiore e grazie a Dio non ha problemi di sorta. Questo modo di essere di mia moglie e della famiglia di mia moglie è stato motivo di ‘discussione’ tra me e mia moglie, cosa riferita anche dalla stessa Psicologa la quale ha ribadito che per far uscire dal guscio mia figlia la mamma non deve stargli molto vicina, i compiti per la scuola deve incominciarli a farli da sola ecc., io chiedo che passi più tempo con altre ragazzine della sua età ed in questo ultimo periodo l’ho accompagnata da una sua amica.
Volevo chiederle di sapere cosa ne pensa in proposito.
Mi farebbe piacere sentire da Lei, non solo, che per dare delle risposte sarebbe opportuno che si approfondisse di più il caso, anche se vi sono centri specializzati in Italia a cui posso rivolgermi, o terapie o quanto altro possa suggerirmi”.


Carissimo, dire che “per dare delle risposte sarebbe opportuno che si approfondisse di più il caso”, mi parrebbe scontato. Le riflessioni che, attraverso questa rubrica, propongo a chi mi scrive non hanno assolutamente né lo scopo, né l’intento, di essere un surrogato della mia attività di psicopedagogista, nemmeno un poco l’idea mi sfiora. Certo, è chiaro che utilizzo ciò che sono, la mia esperienza, le mie competenze, anche per rispondere alle lettere che ricevo. Ma una cosa è questa rubrica, un’altra la mia attività di counseling. A me accade, non infrequentemente, di lavorare con persone che si sono rivolte anche a psicologi, psichiatri, neuropsichiatri, più frequentemente, nel caso dei bambini. Non ho mai, mai, espresso una mia opinione sul loro operato. Ho pieno e totale rispetto di ognuno, e sono convinta che ciascuno operi, agisca e scelga secondo ciò che gli sembra meglio. Di solito, mi concentro su ciò che ritengo meglio io. Perciò, anche se tu mi informassi in modo esaustivo sul vostro rapporto con la Psicologa, questo non influirebbe sul mio approccio al problema. Peraltro, io non mi occupo di patologie. Lavoro con persone “normali”, che vorrebbero stare meglio o migliorare la loro vita, nel caso degli adulti, e con bambini che presentano segni di disagio, difficoltà, a livello di apprendimento, come di socializzazione, di inserimento scolastico come di risultati, con un approccio decisamente pedagogico. Sul dizionario, la “pedagogia” viene definita come la disciplina relativa ai problemi dell’educazione. E, alla voce “educazione” si trova “educazione permanente, il processo di formazione dell’individuo che si sviluppa nell’arco di tutta la vita”. Un approccio pedagogico è un approccio che, dal mio modo di vedere le cose, si basa sull’assoluto rispetto dell’altro, nella ricerca dei percorsi che consentono all’individuo di esprimere meglio se stesso, in tutte le sue peculiarità. Per questo, mi sono specializzata in lifelong learning (ovvero, formazione permanente), e grafologia. La grafologia è lo strumento che, oggettivamente, mi pone di fronte alla persona. Non quale io la vedo, o devo interpretarla, ma quale essa è. E da lì parte il mio cammino.
Scusa se mi sono dilungata, ma ho ritenuto importante spiegare quale sia il mio modo di affrontare ogni questione perché è parte integrante del mio stesso modo di essere. I bambini sono persone. Ogni persona è frutto di un insieme di fattori: le sue caratteristiche innate, l’influenza dell’ambiente e dei rapporti interpersonali, il modo in cui affronta le esperienze e le utilizza per capire meglio le esperienze soggettive. E’ chiaro che, per un bambino, le influenze delle figure parentali di riferimento – i genitori, ma non solo e non sempre loro – siano basilari. E’ chiaro che lo siano anche gli insegnanti, e la scuola, oggi più che mai. Quello che occorre capire è chi sia quella persona, ed agire affinché quel bambino possa essere ciò che è. In questo percorso accade che anche i genitori debbano affrontare un simile viaggio, perché nessun uomo è un’isola. E, come accade per i bambini, accade per gli adulti. Per una coppia, per una famiglia.
Certamente in Italia esistono centri specializzati, ma specializzati per cosa? Tu mi parli di una bambina che una psicologa definisce come ansiosa, e con la paura di crescere. Di una madre che vive per le figlie, e su queste ha investito anche il suo senso di autostima ed autoefficacia. Di un padre che vuole aiutare, ma il suo approccio, così logico e razionale, è quello giusto? O meglio, utile alla situazione? E lui, che modelli usa? Qual è il suo ruolo, in questa situazione? Ancora, tua figlia ha problemi di matematica e logicità. Migliaia di persone hanno avuto, a scuola, problemi con la matematica. E cosa intendi, per logicità? E’ ormai riconosciuto che le intelligenze emozionali, per la realizzazione di un individuo, giocano un ruolo molto più importante del cosiddetto quoziente intellettivo. A tutti sono noti casi di persone che a scuola avevano risultati scadenti, e che sono diventate ottime persone, professionisti di successo. E viceversa, persone con ottimi risultati scolastici, ma altre difficoltà nella vita reale. Perciò, dov’è il vero problema di tua figlia? Un genitore, tempo fa, mi parlava delle difficoltà del suo bambino, un po’ lento, con un vocabolario povero. Ma quando lo incontravo, non era così: era veloce, ed aveva una capacità di espressione molto articolata e piacevole. Perché, durante i nostri incontri, poteva essere se stesso, mentre con i genitori era quello che loro, inconsapevolmente, lo avevano spinto ad essere. Si possono risolvere queste situazioni? Certamente. Fino a dove ciascuno decide di arrivare.
Perciò no, non posso aiutarti. Dovrei eseguire uno studio grafologico sulla scrittura di tua figlia (o meglio, uno studio su un dossier dell’età evolutiva, come io lo chiamo, dai suoi primi scarabocchi, ai disegni, alla scrittura, anno dopo anno, sino ad oggi); incontrarla; incontrare voi, eseguire un’analisi grafologica comparata. Capire chi siete. Non chi mi dite di essere, o chi pensate di essere, o chi credete che l’altro sia. A quel punto, solo a quel punto, avrei qualcosa da dirti. Il resto è un percorso che si costruisce, giorno dopo giorno. Dove io posso indicare strumenti e nuovi modi di affrontare le cose. Ma è la persona il vero artefice del proprio cambiamento.

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