
Purgatorio: il debito non saldato
di Don Matteo Maria Zambuto
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"Illuminata dallo Spirito Santo, attingendo dalla Sacra Scrittura e dall'antica tradizione dei Padri, la Chiesa Cattolica ha insegnato nei sacri Concili e in ultimo in questa assemblea plenaria: esiste un 'luogo di purificazione' (Purgatorium) e le anime ivi trattenute trovano aiuto nelle intercessioni dei credenti, ma soprattutto nel sacrificio dell'altare a Dio accetto". (Dal Concilio di Trento)
"La Chiesa crede, infine, per quanto concerne gli eletti, ad una loro eventuale purificazione che è preliminare alla visione di Dio ed è, tuttavia, del tutto diversa della pena dei dannati. È quanto la Chiesa intende quando parla di Inferno e di Purgatorio".
(dalla lettera della Sacra Congregazione per la Dottrina della fede: Su alcune questioni concernenti l'Escatologia).
INTRODUZIONE
Abbiamo affrontato, negli articoli precedenti il tema dell'Inferno. E come Dante nelle sue tre Cantiche vogliamo risalire la china fino ad arrivare al Paradiso cristiano, passando per il Purgatorio.
Le primi radici di questa dottrina ci rinviano all'ambito arcaico-giudaico: nel brano del secondo libro dei Maccabei 12, 32-46 (1° sec. a.C.), viene riferito che degli amuleti pagani erano stati rinvenuti sui caduti ebraici, segno questo di punizione per l'apostasia della legge. Secondo quanto ci viene riferito dal racconto, si ricorre anzitutto alla preghiera e in seguito viene effettuata una colletta che, inviata a Gerusalemme, viene offerta come sacrificio espiatorio. L'autore loda un tale comportamento come espressione della fede nella Risurrezione dai morti.
Il riferimento biblico non può essere l'unico elemento su cui fare leva per giustificare l'esistenza del Purgatorio. La tradizione della Chiesa ha cercato lungo i secoli, in special modo attraverso la riflessione dei Padri come Tertulliano, Clemente d'Alessandria, Cipriano, Origene, Giovanni Crisostomo, di fare luce su questa dottrina. A volte, l'intreccio di argomenti biblici con elementi provenienti dalla cultura giudaica e pagana, hanno reso indecifrabile il suo contenuto offuscandone la comprensione.
UNA MANCIATA DI GROSSI PROBLEMI
Afferma E. Ruffini al riguardo che "per quanto la teologia cristiana abbia continuamente capito e detto che l'al di là non può essere pensato in termini spazio-temporali, in pratica la sua riflessione e più ancora il suo linguaggio ha sempre fatto una notevole fatica ad esprimersi in termini in cui l'attività fantastica (sia pure intesa in senso senso strettamente filosofico) non trovasse un margine più ampio di quanto le spettasse".
Appare estremamente difficile sganciare la formulazione concettuale della verità escatologica (Inferno, Purgatorio, Paradiso) dalle immagini concrete con le quali la pensiamo e la formuliamo. Siamo, d'altra parte, fortemente legati alle categorie spazio-temporali per cui non riusciamo a liberarci da ogni forma di "localizzazione" di questa grandi realtà escatologiche.
"Quando esamino criticamente queste dottrine magisteriali ecclesiastiche sul Purgatorio - sostiene K. Rahner - sono tenuto a credere al fuoco e ai tormenti del Purgatorio, come s'è espresso ancora Paolo VI, oppure oppure mi posso accontentare della professione di fede tridentina, secondo la quale esiste un luogo di purificazione e le anime là trattenute trovano un ausilio nell'intercessione dei credenti? E qualora non mi senta legato alla rappresentazione del fuoco e dei tormenti, per cui non sono costretto a pensare in maniera troppo mitologica, che significano, nella restante parte di questa dottrina del Purgatorio, le "anime" (qualora non vogliamo procedere in maniera troppo platonica)? Come vengono "trattenute"? Da che cosa vengono "purificate"? Perché tale purificazione equivale ad una "pena"?"
Non possiamo accantonare questa domande. Se dobbiamo credere nella dottrina ecclesiastica del Purgatorio dobbiamo essere capaci di formularla in qualche modo.
L'INTERPRETAZIONE CRISTIANA DELLA NATURA DEL PURGATORIO
CHE COS'È IL PURGATORIO?
Il Purgatorio, secondo l'interpretazione di Tertulliano, è una sorta di campo di concentramento dell'al di là. Vi era in fondo, dentro questa concezione, l'idea che le anime dovessero espiare le pene loro assegnate in modo più o meno positivistico. Ma se volessimo, attualmente - tenendo conto del magistero della Chiesa e della riflessione teologica - formulare una definizione appropriata potremmo così affermare: la vita nuova in Cristo implica un cammino graduale di purificazione.
Nella Chiesa pellegrinante questa avviene per mezzo della carità, attraversi i Sacramenti e per altre vie che solo Dio conosce. La dottrina cristiana ha sempre ritenuto che non sia sufficiente la purificazione che ci è data nella vita presente se noi la confrontiamo alla grandezza del dono che ci viene elargito nella vita eterna. Perciò, nel momento del trapasso, l'uomo deve completare il suo processo di purificazione, per entrare a far parte delle realtà ultime.
In conclusione possiamo affermare che il Purgatorio è quel processo necessario del cammino spirituale della creatura perché sia degna di unirsi definitivamente a Cristo e alla comunione dei Santi. L'incontro con il Signore è questa trasformazione, il fuoco che la tramuta in quella forma priva di scorie che può diventare recipiente della gioia eterna.
IL VALORE DELLA PREGHIERA
Il significato della preghiera offerta per coloro che vivono l'esperienza del Purgatorio è giustificata dal fatto che l'uomo in sé non è mai solamente se stesso, o meglio, egli è pienamente se stesso con gli altri e mediante gli altri. Vi è un rapporto inscindibile tra la vita del singolo e quella dei suoi compagni di viaggio. Questo dice anche il valore incommensurabile dell'intercessione per amore: per l'amore non esiste il confine della morte! Il disfacimento del corpo provocato dalla morte non pone fine alla possibilità di aiutare e di donare.
CONCLUSIONI
Possiamo anche fermarci qui. La fede d'altra parte non ha bisogno di ulteriori spiegazioni: ciò che è essenziale alla fede in questo settore è molto elementare. "Il cristiano deve credere, sostiene la Congregazione, alla continuità fondamentale che esiste, per virtù dello Spirito Santo, tra la vita presente nel Cristo e la vita futura [...]; ma d'altra parte, il cristiano deve discernere la rottura radicale tra il presente e il futuro, in base al fatto che al regime della fede, si sostituisce quello della piena luce...". È proprio questa esigenza che impedisce a qualsiasi teologo di fare affermazioni assolute sui contenuti della vita futura. Non sappiamo come vivremo, ma siamo a conoscenza che la vita attuale ha una continuità con quella definitiva, dove l'Amore di Dio in un momento fuori dal tempo ci purificherà definitivamente, perché i nostri occhi possano vedere e godere per l'eternità il dono di una amicizia che non ha fine.