Giovani ed arte: oltre le dogane dell’io
di Don Matteo Maria Zambuto

L’arte è il linguaggio dell’anima. Con le sue molteplici espressioni scaturisce dal bisogno interiore di raccontarsi, di manifestarsi, di esteriorizzare la storia che scorre lungo i fiumi dell’interiorità.

Tra i giovani e l’arte intercorre effettivamente una intensa relazione, e l’idea di creatività gioca in questo connubio un ruolo dominante. Generalmente, chi non è creativo e spiritualmente attrezzato sublima la sua carenza con una densa vita esterna: l’arte può essere ritenuta una delle più rilevanti forme educative dello spirito umano.
Ogni frammento d’arte è pur sempre un ponte teso oltre le dogane dell’io, un rinnovato miracolo dell’interiorità che si narra, un’avventura drammatica, ed eccitante nel contempo, dell’anima che lancia segnali all’esterno, verso un altro da sé.
L’arte fine a se stessa, non agganciata ad un ideale, in una cultura della facciata come quella in cui ci muoviamo oggi, può apparire eccentrica e inefficace.
Il giovane che si dedica all’arte - da quella musicale a quella figurativa, da quella fumettistica a quella teatrale - potrà non piacere a chi possiede gusti artistici classicheggianti (spesso il giudizio della persona comune risulta rigido e talora avverso nei confronti delle manifestazioni proprie dei giovani, ritenute inopportune e prive di significato), ma ci troviamo indubbiamente di fronte ad un nuovo linguaggio che, per il fatto di raccogliere consensi in tutte le culture del mondo, non deve essere stigmatizzato, bensì accolto, conosciuto e ponderato.
Un ruolo indubbiamente rilevante è rappresentato dai new media, capaci di veicolare le forme artistiche e le opere d’arte dei giovani, dando ad esse una ribalta straordinaria. Occorre tener presente che questi nuovi strumenti di comunicazione, pur ponendosi al servizio dell’uomo, almeno nelle intenzioni, rischiano in determinate circostanze di sostituire il calore dell’incontro e l’approccio personale e diretto con una comunicazione un po’ fredda e talora distaccata.
È innegabile però che, grazie a queste nuove opportunità, è reso possibile lo scambio di opere, di attività creative, consentendo di osservare spazi e di captare suoni distanti migliaia di chilometri.
Evidentemente non possiamo visitare tutte quante le mostre d’arte né ammirare i murales e i graffiti di tutte le città del mondo: avremmo bisogno più anni di quanti madre natura ne mette a disposizione per ciascuna creatura. Con internet questo ci è reso possibile e in tempo reale. Grazie a un monitor possiamo conoscere il patrimonio figurativo proveniente da tutto il mondo; grazie a un computer possiamo ascoltare le produzioni musicali nel momento stesso in cui esse vengono alla luce.
Tra le forme artistiche più diffuse oggi nella cultura giovanile troviamo l’arte dei graffiti o arte di strada. È ritenuta pressoché illegale e sovente viene ghettizzata. Navigando in internet si possono trovare parecchi siti dedicati a questa arte che ha dalla sua il merito di abbellire zone delle nostre città, spesso abbandonate al degrado, ma a suo demerito ha la frenesia di alcuni writers, capaci di deturpare opere d'arte secolari. Forse sono necessarie alcune annotazioni sui termini tecnici di questa arte: la tag è il nome o la sigla con la quale un writer si identifica in modo da distinguersi dagli altri. I graffiti sono l’espressione di tutto ciò che viene realizzato mediante gli spray, sul muro o su altre superfici come il cemento, il metallo e l’acciaio. Più writers formano la crew, un gruppo che prende un nome particolare, scelto dai suoi componenti.
L’elemento soggettivo, per molti autori e studiosi del fenomeno, prevale su quello sociale: un writer crea perché si sente di farlo, anzitutto. Talora, è spinto da ideali diversi, tra i quali anche quelli politici, ma non solo. Qual è la fonte di ispirazione di un writer? Molti lo fanno perché va di moda, perché piace tutto ciò che concerne l'hip-hop, parola che è entrata nel linguaggio comune e commerciale, troppe volte considerata un sinonimo di rap. In verità l'hip hop è essenzialmente uno stile di vita, un modo di credere e di vivere, oltre ad un modo di vestire. Il writer, inizialmente, per esercitarsi s’ispira ai writer più famosi e più stimati. Meglio se sono stranieri. Così prende avvio la creazione di uno stile che viene man mano a rispecchiare la personalità dell’artista. Qui arte significa la capacità di riportare su un muro i propri stati d’animo come la rabbia, la confusione, la trasgressione, ma anche la felicità, una posizione politica, ecc…
Se si passa dall’arte figurativa giovanile alla musica notiamo come rimangano praticamente invariati i contenuti e l’atmosfera che si è venuta a creare nel mondo dell’espressione artistica giovanile in questi anni. Molti sono i ragazzi che si accostano alla musica contemporanea con un buon bagaglio conoscitivo delle svariate proposte offerte dal mercato. È utile ricordare che l’arte musicale attualmente va ben oltre le etichette ufficiali. Lo attesta il pullulare di centinaia di etichette indipendenti che producono un mare di canzoni e di brani musicali, non sempre in sintonia con le tendenze commerciali. L’arte nel campo musicale mostra la sua molteplicità di espressioni attraverso il linguaggio policromo dei suoi stili: si va dal metal al commerciale, dal rap al pop, dal rock al blues, ecc… È più facile trovare un giovane che crea un disegno senza copiarlo che un musicista che esegue un brano da lui creato, ma la musica è in assoluto l’arte più amata dai giovani. Rispetto alle arti figurative, la musica possiede regole più restrittive, quali l’armonia e il contrappunto, che rendono l’esperienza musicale più laboriosa e complessa; ma la possibilità di entrare nel suo mondo, di visitare le sue molteplici espressioni, di lasciarsi guidare dalle armonie e dai suoni, di creare situazioni e ambientazioni sonore rende questa avventura estremamente affascinante. La musica è sicuramente l’arte più fluida, più bizzarra, sempre più in evoluzione, capace di conquistare la mente e il cuore dei teenager. L’avvento della tecnologia applicata alla musica, da un lato, ha facilitato la strada di chi vuole comporre grazie a quei loop musicali (la musica commerciale docet) che si possono rintracciare a iosa in internet; d’altro lato nessuno sa se gli strumenti elettronici avranno il sopravvento sulle chitarre, sui fiati, sulle percussioni o se si realizzerà il sogno di molti di un ritorno alle origini, ovvero ad una musica eseguita con strumenti veri. Comunque l’enorme diffusione dei software musicali è la prova schiacciante di quanto i giovani non solo ascoltano la musica, ma cercano anche di eseguirla e di realizzarla in proprio. Sebbene molti non ne siano consapevoli, lo scambio di cd o di cassette tra fan è vivo e gode di buona salute in tutto il mondo, e con l’avvento di internet le notizie riguardanti gruppi nuovi e le loro produzioni si spargono come incendi.
Non posso con questo contributo esaurire l’ampio orizzonte dell’arte giovanile. Mancano sottolineature circa il teatro, il cinema, la danza, la fumettistica e quant’altro. Mi sembra però che le due linee artistiche presentate siano rappresentative del rapporto che intercorre tra i giovani e l’arte.
Per concludere vorrei ricordare che le “cattedrali” dei nostri giovani, attualmente, sono le discoteche. I ragazzi impazziscono quando varcano la soglia di questi santuari della musica house e techno. Soprattutto quest’ultima ha creato una cultura, un vero proprio movimento che ha influenzato non solo il settore musicale, ma anche il campo della letteratura, delle immagini, della grafica e della videografica giovanile. Il contesto che si viene a creare e l’atmosfera che viene prodotta dall’ossessione elettronica hanno un sapore di affascinante e, insieme, di macabra freddezza. I colori sono freddi, direi gelidi, taglienti, dell’estetica hi-tech. Il grande artista che regna incontrastato in questi ambienti è il dj, vero idolo dei ragazzi, capace di sovrapporsi ai grandi divi del pop-rock internazionale. In Italia, come in gran parte del mondo occidentale, sono moltissimi i ragazzi che percorrono centinaia di chilometri per ascoltare e ammirare le invenzioni del proprio dj preferito. Volenti o nolenti anche questa è espressione artistica di un mondo di giovani che si dà al nomadismo notturno alla ricerca non di sentimenti, ma di sensazioni. Anche l’ecstasy lavora sulla percezione sensoriale, perciò esiste una certa affinità elettiva (non nel senso di causa-effetto) tra le pasticche e la musica commerciale da discoteca. Mi chiedo: che cosa ricercano i giovani in questa miscellanea di forme di espressione che rileva un corrispondenza strettissima tra musica, immagini e coinvolgimento del corpo?

Don Matteo Zambuto

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