Il marmo e la celluloide: arte contemporanea e visioni cinematografiche

Mostra d’arte nell’ambito della XXVII edizione del festival “La Versiliana 2006”, 8 luglio 2006-31 agosto 2006.

“La celluloïde et le marbre” è il titolo di una serie di articoli che il celebre regista francese Eric Rohmer – l’eterodosso autore di “Il segno del leone”, “Il raggio verde”, “La femme de l’aviateur” – scrisse per i “Cahiers du Cinéma “negli anni ‘60. In quegli articoli Rohmer stabiliva una straordinaria connessione tra la scultura e il cinema sostenendo che il cinema è “arte dello spazio e dei volumi” e pertanto è vicino alla scultura come alla pittura o alla fotografia. Eppure, il marmo e la celluloide, sembrano restare molto distanti – separate da differenze enormi di carattere storico, culturale, estetico: il marmo, il materiale più antico e più nobile per esprimere la bellezza plastica, da un lato – e la celluloide, il materiale moderno inscindibilmente legato al cinema, dall’altro. Tuttavia, dall’inizio del Novecento la scultura ha abbandonato la sua tradizionale staticità – è famoso il caso dei piedestalli motorizzati che Brancusi usava per alcune sue sculture, o l’esempio di Moholy Nagy che nel 1930 realizza un breve film astratto da una sua scultura, “Ein Lichtspiel: Schwarz-Weiss-Grau”. Inoltre, molti i registi si sono occupati di scultura, da Chris Marker a Michelangelo Antonioni (che ha realizzato un cortometraggio sul restauro del “Mosè” di Michelangelo, “Lo sguardo di Michelangelo”, 2004), e molti scultori hanno introdotto nelle loro installazioni elementi video spesso ispirati dal cinema. Oggi il rapporto scultura-cinema – e in genere, opera d’arte/immagini in movimento – è divenuto ancor più complesso e più interessante che mai. Questa mostra intende evidenziare questi snodi proprio nella loro complessità, toccando non solo il tema del rapporto peso/luce, forma/movimento, tridimensionale/bidimensionale, ma in generale anche i rapporti tra modi di fruizione diversi – il cinema come immaginario collettivo e la scultura come memoria del classico, la celluloide come effimero susseguirsi di immagini e il marmo come permanenza immortalata – anche a costo di rovesciare dei classici luoghi comuni.

Per saperne di più: La Versiliana Festival


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