
Per la prima volta a Trieste e per la terza in Italia, un giudice ha emesso un decreto ingiuntivo esclusivamente sulla base di documenti informatici prodotti dai legali di Confconsumatori.
Un associato Confconsumatori aveva acquistato online e pagato in anticipo un computer mai ricevuto.
Il giudice di Pace della città giuliana ha condannato un'azienda di Torino a restituire al cliente, che si è rivolto all'associazione di difesa dei consumatori, la cifra pagata per l'acquisto online di un computer mai ricevuto.
L'avvocato Furio Sturli ha ottenuto, secondo il principio della prova scritta, che venissero acquisite le copie delle e-mail con firma digitale scambiate tra l'acquirente triestino e la società torinese. Grazie ai contenuti delle e-mail il giudice ha emesso quindi la sua sentenza ed entro il termine fissato dalla stessa dovranno essere restituite al cliente 385 euro più le spese legali.
“Questa sentenza - afferma Mara Colla, presidente nazionale di Confconsumatori - è importante sia perché il ricorso alla documentazione elettronica snellirà in prospettiva i procedimenti civili, per lo snellimento dei quali ci siamo sempre battuti, sia perché gli acquisti su internet non possono rimanere una zona franca. Di fronte alle transazioni online il principio della prova scritta per il riconoscimento di un debito rischia di essere troppo restrittivo e penalizzante per l'incauto acquirente”.
Dopo le citazioni contro gli istituti di credito, prime positive risposte
Dopo le citazioni contro le banche arrivano le prime positive risposte ai risparmiatori tutelati dalla Confconsumatori attraverso l’avv. Giovanni Franchi.
Una nostra associata – si legge nel comunicato della Confconsumatori –, la sig.ra Luciana Rozzi, che aveva deciso di agire contro la propria banca per essere stata consigliata ad investire 13.000 euro in bond Cirio, si è vista restituire 7.800 euro, oltre al pagamento di circa il 60% delle spese legali.
Un altro consumatore, dopo aver citato il proprio istituto per circa 24.000 euro, ha ottenuto la restituzione della somma di 18.000 euro di obbligazioni Parmalat.
Ad un terzo, invece, sono stati riconosciuti 7.000 euro, comprensivi di una parte delle spese, dopo che erano state avviate azioni legali dirette alla restituzione rispettivamente di circa 3.200 euro per obbligazioni Cirio e di 3.100 euro per obbligazioni Parmalat.
Per saperne di più: vai al sito della Confconsumatori
“L’atteggiamento degli istituti bancari – sostiene Mara Colla, Presidente Nazionale di Confconsumatori –, non è dovuto ad un’improvvisa esplosione di generosità da parte delle banche ma, piuttosto, rappresenta l’evidente riconoscimento del danno provocato ai propri clienti e – ci auguriamo – l’esigenza di riconquistare la fiducia dei risparmiatori”.
“Ci piacerebbe credere – prosegue Mara Colla – che tutto ciò corrisponda alla piena ammissione di responsabilità per i consigli offerti ai risparmiatori e all’accoglimento delle proposte fatte dalle associazioni dei consumatori in questi anni. Se cosi sarà, saremo ben felici di darne pubblicamente atto”.