Immagine Comunicazione, counseling, formazione

La comunicazione e la qualità della vita
di Annarosa Pacini

Immagine - La comunicazione migliora la qualità della vita La comunicazione è importante. La comunicazione migliora la vita. O.K. Ma, in pratica, quanti di noi condividono questa affermazione? Come pensiamo che la comunicazione influisca sulla qualità della nostra vita? E poi, influisce davvero? Proprio in questi giorni ho concluso un corso dedicato alle teorie ed alle tecniche della comunicazione ed ai linguaggi non verbali, indirizzato ai professionisti della vendita. Che, nella comunicazione, trovano anche lo strumento primario per il loro lavoro. Sono scaturite molte riflessioni interessanti. Che di seguito vi propongo.
A me la comunicazione piace. Che devo dirvi. Piace come materia da insegnare, come disciplina da studiare, come argomento su cui confrontarsi. Trovo che sia parte dell'essenza stessa dell'esistenza di ciascuno di noi, e vada ben oltre le tecniche e le scuole di pensiero. Perciò, ogni occasione è buona per imparare qualcosa. Se avete tempo, visitate il nostro Forum. La comunicazione scritta è una palestra eccezionale, per allenarsi a trasmettere i nostri pensieri, e con ciò il nostro modo di essere, senza i fraintendimenti ed i pregiudizi che spesso le parole, in quanto simbolo e segno evocativo, inerente a valori e significati culturali, sociali, politici, affettivi - e potrei continuare all'infinito - si porta con sè.
Tornando al nostro assunto, ecco alcune breve riflessioni, nate dalle osservazioni dei corsisti, che spero possano esservi utili. Per me lo sono state.
Essere "portati" alla comunicazione.
Il concetto che ha espresso Andrea è chiaro: c'è chi è più incline alla comunicazione, chi ha maggiore facilità, e chi meno. In teoria, quindi, chi è meno "portato", comunica meno, e magari con minore efficacia. Questa osservazione è interessante, ma non risponde alla verità, quanto piuttosto all'interpretazione della verità. Sì, ci sono persone più facilmente portate a comunicare, ed altre meno. Come ci sono gli estroversi e gli introversi, i timidi e gli espansivi, i loquaci e gli ascoltatori. Queste parole sanno ben rappresentarci una tipologia di persona, sulla quale non stiamo a discutere. Un introverso è un introverso, un estroverso è un estroverso. La differenza riguarda il temperamento, la natura dell'individuo. Ma tutti comunicano. Solo, in modo diverso. Dividere le persone in categorie, chi è "portato" alla comunicazione, e chi no, è molto limitativo. Della percezione che abbiamo degli altri, ed anche delle potenzialità di ciascuno. Perché tutti comunicano. Solo, ognuno secondo le proprie corde. Quindi, è più l'atto volitivo a differenziare la qualità della comunicazione. Se io voglio comunicare, comunico. Secondo la mia natura, e la mia identità comunicativa. In questo senso, siamo tutti "portati" alla comunicazione. Se non voglio comunicare, non comunico. E non ci inganni un estroverso loquace e affabulatore. La comunicazione profonda va ben oltre l'apparenza.
Nella vita di tutti i giorni, si comunica con persone simili.
Questa la riflessione di Alberto: normalmente, si comunica con gli amici, con i partners, con la famiglia. Con chi ci è più affine, per abitudini, cultura, conoscenza, età, e così via. Tutto sommato, una comunicazione più facile. La vera sfida, è riuscire a comunicare con eguale facilità anche con chi è diverso. È un concetto importante: la comunicazione, intesa come espressione di sé e forma di conoscenza e contatto, nelle loro accezioni più ampie, deve poter avvenire in ogni situazione ed in ogni contesto. Parte quindi da noi. Per comunicare meglio, dobbiamo cercare di diventare migliori. Di superare cioè quei limiti, giudizi, pregiudizi, schemi e categorizzazioni che "chiudono" la nostra comunicazione e la nostra percezione, come pure quella degli altri.
Ma attenzione: non dimentichiamoci che c'è sempre possibilità per migliorare anche la comunicazione quotidiana. Il fatto che si comunichi con più facilità con chi ci è simile non significa che, per questo, si riesca ad esprimere pienamente se stessi. Dipende da molti fattori: da noi, dagli altri, dal contesto. Da come ci conosciamo. Da come ci conoscono gli altri. E dalle nostre, ed altrui, attese e proiezioni mentali. Questo solo per citare alcune delle variabili.
La comunicazione non fa differenza, quando si tratta con un cliente che si conosce.
L'osservazione è di Stefano. È più tecnica, e riguarda l'uso della comunicazione in ambito professionale. La tesi di Stefano era questa: bisogna conoscere bene il prodotto, e se si tratta di un prodotto tecnico, non si possono certo inventare storie. Bisogna sapere cosa si vende. L'osservazione è esatta. Ma la focalizzazione è sbagliata. Il "cosa si vende" riguarda l'oggetto della vendita, non la comunicazione per vendere. Sia che si venda un oggetto concreto, o un servizio, il modo di presentarlo e proporlo può contribuire o meno al successo della vendita. Perciò, prosegue Stefano, quando vado a vendere ad un cliente che mi conosce, conta il prodotto più della comunicazione. Come dire: se parlo con una persona che mi conosce, non importa come comunico. L'osservazione di Stefano ci consente di inserire un importante elemento: noi non parliamo di comunicazione come tecnica, ma di comunicazione come espressione di sé. Si comunica con l'intento di comunicare meglio, coerentemente, positivamente, assertivamente, indipendentemente dall'oggetto o dall'interlocutore. Che saprà apprezzarlo. Al primo incontro, come al decimo.
E qua ben si inserisce una osservazione che ho potuto fare grazie ad una discussione nata nel nostro Forum: "l'essere dell'esistenza è già comunicazione. E la comunicazione verbale non può prescindere dalla comunicazione corporea, né viceversa. Entrambe chiedono coerenza. Ma la vera comunicazione non è tecnica. È espressione di sé, e insieme consapevolezza. La scelta di mostrarsi diversi da come si è non sempre è consapevole, non sempre vuol dire non piacersi, e non sempre è una scelta. A volte, semplicemente, la persona pensa di mostrarsi come è, mentre non lo fa. Ma non sempre lo sa". Credo che questa riflessione ci consenta di riportare il cammino al suo inizio: dobbiamo prima cercare di comprendere cosa e come comunichiamo. Quindi, consapevolmente, decidere se vogliamo, o non vogliamo, migliorare la nostra comunicazione, affinché sia pienamente espressione del nostro essere. È da questo percorso, che migliorare la comunicazione migliora la qualità della vita. Perché la nostra comunicazione siamo noi.


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