Immagine Comunicazione, counseling, formazione

Comunicazione: per non cadere nella rete delle incomprensioni
di Annarosa Pacini

Immagine - Incomprensioni: per superarle, bisogna andare oltre gli atteggiamenti esteriori Due sono gli attori della comunicazione, l’emittente e il destinatario. Chi comunica, e chi riceve. Sta a chi comunica imparare a farlo nel modo più chiaro e comprensibile possibile. Eppure, ci sono rapporti umani in cui la comprensione piena sembra sempre scivolare di lato, come se non fosse possibile. Dove nascono le incomprensioni? Possono essere risolte? Oppure, bisogna rinunciare ed accettare come un dato di fatto l’incomunicabilità?
Rasserenatevi. L’incomunicabilità non esiste. Non esiste come elemento astratto e inconoscibile. Le difficoltà di comunicazione hanno sempre una causa, un oggetto, dei soggetti, e ciascun elemento, opportunamente riequilibrato, può contribuire a modificare lo stato delle cose.
Partendo dal presupposto affrontato nel precedente articolo, ovvero che ciascuno di noi farà sempre del proprio meglio per cercare di comunicare in modo chiaro, coerente, efficace, bisogna sempre tenere presente il fattore 2. Il fattore 2 è l’altro, il destinatario, colui o colei verso cui indirizziamo i nostri sforzi comunicativi.
Un impiegato allo sportello, una cassiera, il vostro collega di ufficio, vostra moglie, vostro marito, i vostri figli, vostra sorella, i vostri genitori, i vostri amici: noi siamo il fattore 1, e gli altri, sono il “fattore 2”.
Vi è mai accaduto di cercare di fare del vostro meglio, e di trovare incomprensibili ostacoli alla comunicazione? Di suscitare reazioni opposte a quelle desiderate? Di trovarvi di fronte reazioni assolutamente – per voi – incomprensibili ed inattese? Se sì, significa che nella vostra comunicazione, per quanto già indirizzata verso un percorso soddisfacente, manca ancora un punto di vista importante: quello del vostro interlocutore.
La soluzione migliore per i problemi di comunicazione è nella capacità di prevedere le reazioni che l’altro avrà al vostro messaggio. Significa acquisire una capacità empatica di immedesimazione psicologica. Ma anche, più semplicemente, un genuino interesse verso gli altri esseri umani.
Entrate in un negozio. Chiedete un’informazione al commesso. Vi risponde con un tono di voce per voi irritante. Come rispondete? Vi irritate a vostra volta? Oppure, riuscite a rasserenarlo?
Dovete parlare di una cosa importante con il vostro direttore. Ha un’espressione seccata ed infastidita. Riuscite ugualmente a parlargli in modo sereno, senza lasciarvi influenzare? Potremmo continuare con questi esempi all’infinito. Sinceramente, devo dirvi che non è facile riuscire a non cadere nelle trame della comunicazione negativa. A resistere ai tentativi, il più delle volte involontari, che il nostro interlocutore mette in atto e che possono negativizzare anche noi, oltre che il nostro messaggio.
La soluzione? Immedesimarsi. Il commesso, come il direttore, non rispondono a voi, ma ai loro moti interiori, alla loro vita, al loro stato d’animo. Voi vi trovate sul loro percorso.
Il primo passo da fare è non cadere nella rete. Mantenere la strada della vostra comunicazione. Se riuscirete in questo primo passo, noterete con sorpresa che la maggior parte delle volte la comunicazione procede in meglio. Il commesso diventa più garbato. Il direttore sembra interessato a ciò che dite.
Miracolo? No. Esercizio, autocontrollo, comprensione, ed interesse sincero verso gli altri esseri umani.
Ingrediente fondamentale per una comunicazione positiva e soddisfacente. Non cadete nella rete dell’incomprensione. Se una persona è nervosa, o irritata, avrà i suoi buoni motivi. Occupiamoci del qui, e ora. Un piccolo passo per volta. Può cambiare molte cose. Per questo, migliorare la comunicazione migliora la vita.


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