“Glee” in, “Glee” out
di Annarosa Pacini
“Glee” è il titolo di uno dei serial televisivi della nuova stagione Usa. L’episodio pilota ha raccolto oltre dieci milioni di telespettatori. Così, al momento in cui scriviamo questa recensione, siamo già alla settimana puntata. In: bella musica, belle voci, belle coreografie. Bravi attori. Out: ma di quali donne e di quali uomini stiamo parlando? In mezzo, storia a volte brillanti, altre volte ancora in cerca di una piena identità. Promosso, ma si potrebbe fare di più…“Glee”, ovvero, gioia. Il “Glee club” è un club che raccoglie studenti che dovrebbero far parte di un coro, capace di vincere alle regionali ed anche oltre. Una passione tutta americana, quella dei cori dei teens, che coinvolge comunque lo spettatore. E non solo i più giovani. Le storie dei giovani si intrecciano con quelle degli insegnanti e con i personaggi di contorno, tutti molto ben caratterizzati.
La storia è presto detta: Will Schuester (Matthew Morrison) è un bravo insegnante, che ama i suoi studenti. Ex campione del liceo, ed ex aspirante artista, decide di rispolverare l’ormai chiuso “Glee Club” per riportarlo agli antichi fasti. La strada è ardua: sul sentiero scolastico trova Sue Sylvester (Jane Lynch), improbabile allenatrice di cheerleaders campionesse, asociale e determinata a non perdere i suoi privilegi. Ma le cose non vanno meglio sul fronte personale, grazie ad una moglie, Terry Schuester (Jessalyn Gilsig ) ex reginetta del liceo, dotata di poco cuore, e, forse, anche di poco cervello. Ma ne ha abbastanza per fingere una gravidanza che possa tenerlo accalappiato e non farlo fuggire da un rapporto di coppia ormai logorato. Centrali, per la storia, sono i ragazzi che fanno parte del coro: Rachel Berry (Lea Michele), talentuosa quanto detestata ed a volte odiosa, ma migliore di quanto essa stessa sappia; l’immancabile quarterback, Finn Hudson (Cory Monteith), bello, buono, forse anche lui qualcosa di più di quello che pensa di essere. E poi Kurt Hummel (Chris Colfer), gay manifesto, anche accettato da un padre quasi macho, ironico e pieno di quel gusto per il bello che spesso caratterizza gli omosessuali; Artie Abrams (Kevin McHale), un paraplegico che canta e suona davvero alla grande. E tanti altri, la ragazza che balbetta ma quando canta si trasforma, la ragazza di colore piena di energia, la cheerleader divisa tra l’essere perfida oppure no. E ancora, un Preside vittima della Sylvester ma capace di inattesi scatti di orgoglio, studenti tra il trash e l’iperstereotipato, sorelle (come quella di Terry Schuester) che si rivelano pessimi esseri umani. Tra i camei, Victor Garber, che interpreta il padre di Will, e che trova nel figlio l’esempio per fare quello che avrebbe da sempre voluto fare. Infine, Emma Pilsbury (Jayma Mays), ossessivo-compulsiva dal cuore tenero che non ha occhi che per il bel Will, ma forse votata a sposarsi con un uomo che non ama.
Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti. Allora, vi chiederete – se siamo riusciti ad interessarvi e ci avete seguito sino a qua – perché “in” e “out”? “In”, perché come spesso accade per i prodotti americani, gli attori, dal primo all’ultimo, sono tutti bravissimi. Sembra quasi che crescano a pane e recitazione. “In”, perché i cantanti, dal primo all’ultimo, sono tutti bravi – qualcuno più degli altri, qualcuno meno. Anche i personaggi sono ben caratterizzati. La storia scorre, ma qua arriva l’“out”. Un po’ out sarà anche il nostro commento. Ho letto vari post nei blog italiani che parlano di questo telefilm, e sembrano tutti entusiasti. Noi un po’ meno. Naturalmente, questione di gusti.
In un musical, avremmo preferito le canzoni delle prove registrate dal vivo. E’ difficile credere che ogni canzone esca fuori dalla bocca del cantante già con i reverberi, i cori, gli effetti tecnologici. A meno che non ci si trovi di fronte ad alieni o a robot, ma non è questo il caso. Sta bene una super-canzone registrata in studio, magari nelle gare finali, ma che tutto sia play-back, questo non ci piace.
Non ci piace molto neanche l’idea di donna che troviamo qui. Una rapida carrellata: abbiamo una moglie che prende in giro il proprio marito nel modo più infido possibile, carpendo la sua buona fede, e non sembra molto una commedia, tanto il livello di pochezza umana è evidente. Abbiamo un’insegnante che non è capace di rapporti umani, pessimo esempio di pessima persona, che sfrutta le debolezze (vedi, sensibilità) degli altri sempre e solo a suo vantaggio. Non va meglio neanche con la cheerleader, che rimane incinta la sua prima volta, ma che racconta a Finn che è lui il padre (mentre, invece, è il figlio di un altro). Insomma, donne il cui valore è difficile da trovare. E non si salva poi molto neanche la buona Emma, dolce, carina, comprensiva – ed il fatto che sia maniaca dell’igiene proprio non ci disturba – ma incapace di gestire una relazione in modo chiaro, che potrebbe (perché la serie non si conclude mica con la settima puntata) sposare un uomo che rappresenta tutto il contrario di ciò che lei ama solo per incapacità di affermarsi. Certo, ci sono anche altre donne, come Rachel, che combatte per le sue idee e sa cambiare, Mercedes, che porta avanti con grinta il suo essere nera. Ma, trattandosi di una commedia indirizzata ad una fascia giovanile, ci chiediamo da dove arrivi la necessità di modelli femminili che seguono stereotipi a metà tra la caricatura e il triste. Almeno una donna adulta con sani principi, capace di affermare se stessa, già al primo colpo, non ci sarebbe dispiaciuta. Non va meglio neanche per gli uomini, se pensiamo che Will è così ingenuo da non capire che la moglie lo mena per il naso, e, forse, così poco coraggioso da non affrontare la realtà, cioè che il loro amore non c’è più. Da lasciare che la donna che sembra amare sposi un uomo che non ama. Ed anche questo uomo, disposto ad accettare un matrimonio tale solo nel nome. Non se la cava in maniera brillante nemmeno il quaterback, super-ingenuo e convinto di aver messo incinta la sua ragazza, nel 2009, con qualche girino che transitava nell’acqua dell’idromassaggio. Ci piace la parità: anche degli uomini con più carattere, grinta, acutezza, non ci sarebbero dispiaciuti. Però, come vedete, vi abbiamo detto tanto ma non vi abbiamo detto nulla. Guardatelo. Vi divertirete. Forse, vi farà riflettere. Se poi qualche puntata dovesse lasciarvi con un pò di amaro in bocca, auguratevi, come noi, che gli autori riescano a trovare uno spirito di riscatto che possa far diventare tutti esseri umani di prima categoria. Perché, anche nella comedy, un po’ di buon esempio non guasta.Produzione: Ryan Murphy Television, 20th Century Fox Television Cast: Matthew Morrison, Lea Michele, Cory Monteith , Jayma Mays, Jessalyn Gilsig, Kevin McHale, Amber Riley, Jenna Ushkowitz, Mark Salling, Dianna Agron, Jane Lynch, Chris ColferPer saperne di più: il sito ufficiale di Glee, Fox