
La condizione della donna nell'Islam varia molto da nazione a nazione. In quegli Stati ove le leggi del Corano sono applicate più rigidamente, le donne vivono in minori condizioni di libertà rispetto all'uomo, e spesso sono poste su un gradino inferiore.
Esse però non sempre avvertono come ingiustizia la diversità della loro condizione, ricevuta come abitudine culturale. Ma anche se l'avvertissero come ingiustizia, non sempre sono in grado con le proprie forze di modificare la propria situazione. Molte sono le libertà di cui sono private: dalla minore libertà di spostamento alla minore libertà d'espressione, di parola, di saluto; minore possibilità di avanzare negli studi o nella carriera e di rivestire cariche o ruoli di responsabilità in ambito civile o religioso; quasi nessuna possibilità di partecipare alla vita politica o di venire eletta; scarsa possibilità di decidere il proprio destino o quello dei propri figli; sottomissione all'uomo, da cui può venire ripudiata (e non viceversa); convivenza con altre mogli scelte dall'uomo; obbligo, in molti paesi, di coprire il proprio corpo e spesso anche il viso; imposizione, in molti paesi, dell'infibulazione e dell'escissione; frequenti gravidanze non scelte liberamente, ma imposte dal marito. Il Corano
così recita: "Gli uomini sono in posizione superiore alle donne" (4,34). Nella Tradizione degli Hadith viene riportato che Maometto abbia detto: "Non ho visto nessuno più minorato di voi femmine nell'intelligenza e nella religione; un uomo serio può essere facilmente traviato da alcune di voi" e anche "Non è evidente che la testimonianza di due donne è uguale a quella di un uomo?". La donna è, insieme al cane e al maiale, uno degli esseri che corrompe la preghiera di un Musulmano, se passa alla distanza di un tiro di sasso vicino a lui (Abu Dauud, Salat 109). Aran Ibn Hussain narrò che Maometto disse: "Guardai nell'inferno, e vidi che le donne costituivano la maggior parte dei suoi abitanti". In altre fonti antiche si narra che Maometto abbia detto: "Quello che Dio accoglie in paradiso sposerà 72 mogli", che saranno sempre sensuali e disponibili per il piacere dell'eletto. Anas narrava che in paradiso al credente "verrà data la potenza di esercitare tanti e tanti rapporti sessuali". Nell'Islam è proibito che la donna possa adagiarsi sopra l'uomo, perché questo deve sempre mantenere la posizione dominante. Nelle udienze in tribunale la testimonianza femminile non ha peso, anche se viene fatta da quattro donne, ed anche i matrimoni non sono validi se non vi è un testimone maschile. In Cor 4,15 si aggiunge: "Se alcune delle vostre donne commettono turpitudini, portate quattro testimoni (maschi) a testimoniare contro di esse e se questi testimoniano sulla verità del fatto, rinchiudete le colpevoli in casa finché le colga la morte o Allah le salvi". Agli uomini dal comportamento malvagio viene invece data la possibilità del perdono se si pentono. Nelle eredità al maschio va lasciata "la parte di due femmine" (Cor 4,11-12). Sempre nel Corano, è scritto: "Se volete scambiare una moglie con un'altra e a una di esse avete già dato una gran quantità d'oro, non riprendetevi nulla… vi sono pure vietate le donne maritate, eccetto le schiave che possedete". Nell'Islam è permesso il ripudio della moglie, ma non quello della moglie verso il marito. All'uomo è inoltre concessa la poligamia, che è invece vietata alle donne. Nel Corano nessuna donna è menzionata col proprio nome (salvo Maria, madre di Gesù, di cui Maometto nel VII secolo conosceva l'esistenza). Sebbene questi dati siano insufficienti per avere un'idea documentata su cosa sia l'Islam, ed ogni giudizio è comunque inopportuno in quanto l'Islam appartiene alla cultura di un popolo, per il quale il tentativo di una regolamentazione sociale, presente nel Corano, rappresentò nell'antichità una forma di evoluzione rispetto ai costumi ereditati dal politeismo che lo precedeva, è facile comprendere come, taluni versi, possano essere soggetti ad interpretazioni anche estremiste. Che, di fatto, è ciò che in Afghanistan hanno fatto i talebani. (Fonte: Controvento)
Aiutare le donne Afgane
- Infine, sul sito Rawa (Revolutionary Association of the Women of Afghanistan) trovate notizie ed approfondimenti, documenti fotografici, tutto molto aggiornato. RAWA è l'Associazione Rivluzionaria delle donne dell'Afghanistan, nata a Kabul in Afghanistan nel 1977 come organizzazione indipendente delle donne afghane che lottano per i diritti umani e per la giustizia sociale in Afghanistan.