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Educare a suon di busse: servono le pene corporali con i figli?


Immagine Un interrogativo assurdo, se non fosse che periodicamente la cronaca porta alla ribalta il rapporto tra educazione e percosse. Addirittura, in Gran Bretagna, qualche tempo fa i genitori richiedevano a gran voce la reintroduzione delle punizioni corporali in classe, in vigore fino a quattordici anni fa. Bacchettate, sberle e tirate d'orecchie, secondo i genitori inglesi, sarebbero un toccasana per riportare i loro figli a più miti consigli. Eppure pareva che ormai fosse un dato acquisito il fatto che le punizioni fisiche non costituiscono certo il miglior sistema educativo. Sarà davvero così?

Il savoir-faire inglese deve essere ormai soltanto un mito, se il premier Tony Blair ha dovuto dar vita ad un decalogo in cui invita i genitori a dare meno ceffoni ai figli. "Proteggere i bambini, aiutare i genitori" contiene una serie di consigli per limitare i danni quando non si riesce a trattenere la sberla. Blair suggerisce ai genitori, se proprio vogliono farlo, di picchiare i figli senza forza eccessiva, evitare la testa e il volto, ed orientarsi verso il fondoschiena. Vietato provocare lividi e occhi neri, così come l'uso di cinghie e bastoni. Il bambino deve essere picchiato con le mani, ed in modo amorevole. Ora, su come si possa picchiare in modo amorevole si potrebbe aprire un dibattito. Il vero problema è un altro: perché periodicamente si torna a parlare di "educare a suon di busse"? Secondo gli esperti, è una sorta di reazione, dovuta alla politica del "ai bambini tutto è concesso", che non ha dato buoni frutti. I bambini hanno infatti bisogno di modelli di riferimento, di regole precise cui ispirarsi, di indicazioni "morali". Un'educazione troppo permissiva crea bambini che non sanno rendersi conto dei propri limiti, perché pensano che tutto gli sia dovuto, e che non sono in grado di auto-correggersi. La giusta via, mai come in questo caso, sta nel mezzo: se il totale permissivismo, in cui il genitore diventa quasi una vittima del piccolo tiranno è da evitare, allo stesso modo bisogna ricorrere allo scapaccione solo come ultima ed estrema risorsa, e il meno che si può. Può capitare a tutti di dare, una volta, uno schiaffo al proprio figlio. Ma che di una volta ed uno schiaffo si tratti. Tanto i genitori troppo permissivi quanto quelli troppo oppressivi hanno, in realtà, essi stessi problemi con regole ed autorità. Spesso i genitori permissivi sono stati figli di genitori troppo autoritari, mentre gli odierni genitori oppressivi possono emulare i loro stessi genitori, oppure reagire in modo irrazionale a ciò che non sanno comprendere. Vi sono dei punti fermi da tenere sempre presenti, che potrebbero essere di grande aiuto ai genitori.
1 Il bambino è una persona. Come tale, ha le sue idee, il suo temperamento, il suo modo di essere. Che può e deve essere guidato, ma assolutamente non si può pretendere di snaturarlo. Ad esempio, un padre che parla poco e non è molto affettuoso non può e non deve sgridare il proprio figlio perché questi è un chiacchierone, o manifesta spesso il desiderio di essere coccolato: suo figlio è una persona diversa da lui, come tale deve essere compreso ed accettato.
2 Il vero problema, infatti, è nell'essere genitori senza pregiudizi. Ovvero, non bisogna giudicare i proprio figli sui modelli comportamentali e sugli schemi che sono stati imposti in famiglia, o dal gruppo sociale, ma bisogna essere capaci di grande adattamento, in modo da adottare il modello educativo più adatto ad ogni bambino - non esiste "un" modello educativo valido per tutti.
3 Non mancate mai di rispetto ai vostri figli.
Mancare di rispetto ai vostri figli è come mancarne a voi stessi. E loro impareranno presto ad imitarvi. (ap)
Qualche ceffone male non fa
Donatella, 31 anni, mamma di un bambino di cinque anni, impiegata
"Io sono contraria alle botte come sistema educativo, ma sono convinta che quando il bambino se lo merita, qualche schiaffo ci stia proprio bene. Mio figlio è un bambino molto vivace, e quando si mette in testa una cosa è difficile fargli cambiare idea. A volte mi fa fare delle figure terribili. Ho provato a parlargli, ma non serve a niente: quando dice che è così, è così. Però sa che se gli dò una sberla ha toccato il limite, e si dà una calmata".
Mai picchiare i bambini
Gianni, 43 anni, padre di due figli, maschio e femmina, rispettivamente di otto e dodici anni, libero professionista
"Per me alzare le mani contro i proprio figli è un delitto. Io sono nato e cresciuto in campagna, e mio padre, quando perdeva la pazienza, me le dava anche con la cinghia. Non è mai servito a niente. Certo, gli obbedivo, ma non cambiavo idea. Mia figlia non l'ho mai toccata, ed a mio figlio ho dato solo una volta uno scappellotto, perché l'aveva davvero combinata grossa: aveva gettato nel water un anello d'oro della mamma, e poi, cercando di recuperarlo, lo ha fatto finire nelle tubature. Non ce lo aveva gettato apposta, ci stava giocando: ma aveva toccato una cosa che sapeva di non dover toccare, e poi, una volta fatto il danno, lo aveva tenuto nascosto. Gli ho dato uno scappellotto, ma mi è dispiaciuto tanto. Era già molto consapevole dell'errore che aveva fatto. Poi, è un bimbo intelligente: basta spiegargli le motivazioni di una cosa, e puoi star certo che la seconda volta non la fa più. Non alzerò mai più le mani su di lui, sono stato troppo male".
Quante chiacchiere per un problema che non c'è
Stefano, 38 anni, un figlio maschio di sei, artigiano "Secondo me, si fa un problema di una cosa da niente. Da che mondo è mondo, ogni genitore sa quando e se è il momento di dare uno schiaffo a un figlio. Dipende dal carattere del figlio. Che stupidità pretendere che si seguano delle regole. Certo, dargli uno schiaffo non vuol dire malmenarlo o riempirlo di lividi, quella è violenza, ed è tutto un altro discorso. Ma nella normalità, una botta ogni tanto ci può scappare, e non fa male a nessuno".
Che gli insegnanti non alzino le mani
Luana, 45 anni, due figli, un maschio di 12 ed una femmina di 15, casalinga
"A me qualche schiaffo dalle mani a volte è scappato, perché capita, la pazienza si perde, mica siamo santi. Più spesso a me che a mio marito, devo dire, anche perché lui sta in casa molto meno, e ha proprio meno tempo, perché gli scappi la pazienza. Ma mai e poi mai permetterei ad un insegnante di alzare la mani su uno dei miei figli. Se fanno qualcosa, io lo devo sapere, e poi so come regolarmi, ma spetta a me, non certo all'insegnante. Già adoperano un linguaggio scorretto, dicono ai ragazzi cose come 'sei scemo, non capisci niente', ci mancherebbe pure che li picchiassero. So che una volta la maestra di un figlio di una mia amica, quando andava all'asilo, perché fece cadere un piatto di minestra, per punizione lo fece stare sotto il tavolo per tutta l'ora del pranzo. Io l'avrei denunciata, creda a me…". (fn)

IL SONDAGGIO
Secondo lei, con le sberle i figli si educano meglio?
Padri
No 48%
Sì 40%
Forse 10%
Non so 2%
Madri
No 61%
Sì 30%
Forse 5%
Non so 4%
Permetterebbe agli insegnanti di percuotere suo figlio/a?
Padri
No, mai 75%
Se proprio facesse qualcosa di grave 10%
Non so 15%
Madri
No, mai 74%
Se proprio facesse qualcosa di grave 14%
Non so 12%


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