Immagine Attualità

Donne cancellate


Immagine Lettera aperta in sostegno delle donne afghane: il testo di un appello che, in tutto il mondo, richiama l'attenzione di tutti contro l'atroce violenza commessa in Afghanistan contro la libertà e la dignità dell'uomo.

"Care amiche/cari amici,
per favore non ignorate questo messaggio. Tratta di qualcosa che noi tutti, uomini e donne, dobbiamo affrontare. Non so se questa iniziativa servirà a qualcosa, ma spendi tre minuti della tua vita per fare la tua parte".

Madhu, il governo dell'Afghanistan, ha scatenato una guerra contro le donne. Da quando i Talibani hanno preso il potere nel 1996, le donne hanno dovuto portare il burqua e sono state picchiate e lapidate in pubblico perché non portavano gli abiti dovuti, anche se questo significava semplicemente non coprire gli occhi con nella maniera dovuta. Una donna è stata picchiata a morte da una folla di fondamentalisti irati per aver mostrato casualmente un braccio mentre guidava. Un'altra è stata lapidata a morte per aver cercato di lasciare il paese con un uomo con cui non era imparentata. Le donne non hanno il permesso di lavorare e nemmeno di uscire all'aperto in pubblico senza un parente maschio; professioniste come docenti, traduttrici, dottoresse, avvocatesse, artiste e scrittrici sono state costrette a lasciare il lavoro e chiuse nelle loro case. Le abitazioni in cui è presente una donna devono avere le finestre oscurate con la vernice in modo che non sia vista dall'esterno. Devono portare calzature silenziose in modo da non essere mai sentite. Le donne vivono temendo per la loro vita, che potrebbero perdere per la minima infrazione. Dato che non possono lavorare, coloro che non hanno parenti maschi o un marito muoiono di fame o elemosinano nelle strade, anche se in possesso di laurea. La depressione sta diventando così diffusa da raggiungere livelli di emergenza. Non c'è modo, in una società retta a tal punto dalla legge islamica, di conoscere la percentuale di suicidi con sicurezza, ma chi lavora nel paese stima che la percentuale di suicidi fra le donne - che non possono trovare cure adatte per la loro profonda depressione e si toglierebbero la vita pur di non vivere in quelle condizioni - sia aumentata significativamente. Le cure mediche per le donne sono quasi del tutto assenti. In uno dei rari ospedali per donne un giornalista ha trovato sui letti corpi immobili, quasi del tutto privi di vita, avvolti nei burqua, privi della voglia di parlare, mangiare o fare altro, a consumarsi lentamente. Altre donne sono impazzite e sono state viste rannicchiate in un angolo, a dondolarsi di continuo in lacrime, la maggior parte di loro terrorizzate. Un dottore ha considerato l'idea, una volta esaurite le poche medicine disponibili, di lasciare queste donne di fronte alla residenza presidenziale per protesta. Siamo al punto in cui l'espressione "violazioni dei diritti umani" è inadeguata a descrivere la realtà. I mariti hanno potere di vita e di morte sulle loro parenti donne, in particolare sulle loro mogli, ma la folla impazzita ha altrettanto diritto di lapidare o picchiare una donna, spesso fino alla morte, per aver esposto pochi centimetri di pelle o nell'idea di aver ricevuto un'incomprensibile offesa. Le donne hanno goduto di una relativa libertà, della possibilità di lavorare, di vestire più o meno come volevano, potevano guidare e apparire in pubblico da sole fino al 1996. La velocità della transizione è la principale ragione della depressione e dei suicidi; donne che erano educatrici o medici, o semplicemente abituate alle più elementari libertà sono ora duramente limitate e trattate come esseri subumani nel nome del fondamentalismo islamico. Non si tratta della loro tradizione o "cultura", ma di qualcosa di estraneo, che è estremo anche per quelle culture dove il fondamentalismo è la regola. Chiunque ha il diritto ad una vita umanamente tollerabile, anche se donna in un paese musulmano. Se possiamo minacciare l'uso della forza militare nel Kosovo, nel nome dei diritti umani, in favore dell'etnia albanese, i cittadini del mondo possono certamente mostrare in maniera pacifica la loro rabbia per l'oppressione, gli omicidi e le ingiustizie commesse contro le donne dai Talibani.
RICHIESTA:
Nel firmare questa petizione, concordiamo nel considerare l'attuale trattamento delle donne in Afghanistan totalmente INACCETTABILE e meritevole di un'azione da parte delle Nazioni Unite. La situazione in Afghanistan non sarà tollerata. I diritti delle donne non sono in alcun posto un problema secondario ed è INACCETTABILE per le donne nel 2000 essere trattate come subumani e come una proprietà. L'eguaglianza e la decenza umana sono un DIRITTO non una libertà, che uno viva in Afghanistan o altrove.
Seguono firme.
Attenzione: se ricevete questo messaggio nelle vostre caselle di posta, non rispondete, in quanto l'indirizzo di riferimento è "fasullo". Una petizione in favore delle donne Afghane, però, esiste. Per informazioni relative alla petizione ed alla sua sottoscrizione scrivete a: redazione@encanta.it. Abbiamo deciso di mantenere il testo on line, anche dopo aver scoperto che il messaggio non era autentico, perchè, grazie ai motori di ricerca, chi è interessato a manifestazioni di solidarietà a favore di chi, come le donne afghane, viene privato dei più elementari diritti umani, potrà, contattandoci, avere modo di dare un aiuto concreto. Anche una cosa di questo genere, quindi, può attivare una vera catena di solidarietà.


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