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America: il rischio è per tutti


Immagine Vi proponiamo la riflessione di Stefano Baratti, che viva a New York da molti anni. Alla riflessione di Stefano Baratti si aggiunge quella di Don Matteo Maria Zambuto. Si introduce, sui fatti americani, un'ottica che va oltre il fatto stesso: quella della dimensione religiosa, e dei valori umani. Un punto di vista, che potrebbe essere cruciale: la motivazione dei fondamentalisti islamici, che va ben oltre "l'aver fede" che un occidentale può concepire; la capacità degli occidentali di non farsi trascinare in un gioco al massacro.

Occhio per occhio, dente per dente?
Da New York - Stefano Baratti

Grazie per le care parole e le dimostrazioni di solidarietà in questo momento critico e non facilmente risolvibile tramite nessuna mediazione diplomatica. Ho riflettuto a lungo su questo soggetto, e ammetto di essere attualmente angosciato e piuttosto depresso. Quello che ho personalmente vissuto nelle ultime 48 ore non è facilmente descrivibile. Come si può infatti descrivere una coppia che, non avendo altra scelta, decide di buttarsi dall'ottantesimo piano, mano nella mano? Me lo continuo a chiedere, anche perché c'è chi - nel Duemila - ancora crede che sia Allah - e non l'asfalto - ad assorbire l'impatto. Sono convinto che non si tratti di terrorismo, ma di qualcosa molto più complesso. Fondamentalmente stiamo assistendo un sacrificio (o strage) nato da un linguaggio luminoso, coranico, da una voce di sapienzalità originaria, quasi talmudica, che ripropone il passato e rinuncia all'avvenire producendo un'atmosfera di terrore. Il crollo dei grattacieli simboleggia l'incontro impossibile di due realtà, quella dinamica della tecnologia d'avanguardia e del consumismo sfrenato (l'America della globalizzazione) contro un mondo immanente e fisso, l'oltretomba degli assoluti, del fanatismo religioso (l'Islam). I piloti che hanno deciso, quasi "collegialmente", di schiantare se stessi e altrettante centinaia di vittime contro una superficie di cemento, secondo me è indice di una triste rivelazione, ovvero la fine di un'era, quella dell'elemento gnoseologico insito nell'antico enigma-mostro che non può - in nessun modo - trovare un compromesso con la cultura del moderno. Stiamo assistendo, in retrospettiva, al disfacimento di un altare, di un'epoca mitica e magico-religiosa che vede nel suicidio-omicidio il segno della consacrazione al proprio dio-demagogo. Ma si tratta inconsapevolmente anche di una dichiarazione disperata di fallimento. In questi tragici frangenti, il nostro povero Bush si trova costretto a dichiarar "guerra" non tanto ad un nemico in un tessuto sociale e politico facilmente identificabile, quanto ad una potenza magico-religiosa che equivale all'oscuro apotropaico del mostro, alle sue formule magiche, ai rebus, agli indovinelli, litanie, preghiere da minareto, ecc. Moralmente sono contrario ad interventi militari che potrebbero destabilizzare l'equilibrio di pace nel mondo, ma dal punto di vista "machiavellico", una volta tracciata una pista, cercherei una soluzione immediata e piuttosto drastica. Il terrorismo in Italia mi pare abbia come obiettivo principale la divulgazione di una piattaforma politica ben precisa, mentre in America oggi assume delle proporzioni mitiche non sempre definite entro parametri logici. E se a quanto sopra si aggiunge che il nostro povero Bush è un sostenitore della condanna a morte, non vedo come possa sottrarsi ad un gesto irrazionale, (e di auto rivalsa per una candidatura alla presidenza sotto molti aspetti ancora discutibile), all'insegna di un "occhio per occhio, dente per dente".

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Chi ci allontanerà dal suicidio dell'umanità?
di Don Matteo Maria Zambuto

È davvero difficile per me, in questo momento, riuscire a fare ordine tra i mille pensieri che si affastellano nella mente, sull'attacco sferrato martedì scorso da terroristi kamikaze contro gli Stati Uniti. Un senso di paura scorre inesorabile nelle nostre vene, mentre pensiamo di essere anche noi coinvolti, non solo psicologicamente, in questo assurdo conflitto innescato da un gruppo di fondamentalisti islamici. Un brivido inaspettato che si è esteso tra tutti i Paesi partners degli USA si fa strada, insieme alla speranza che si riesca a sgominare quanto prima i mandanti, sgombrando il campo da probabili ambiguità ed evitare così possibili guerre di religione. Condivido l'idea espressa da più persone sia di non criminalizzare in blocco il mondo islamico come anche di agire con estrema cautela, con una sana prudenza e con una solida e profonda riflessione. Temo le possibili ritorsioni e credo che le conseguenze di scelte avventate potrebbero essere letali per tutti. La solidarietà espressa dai Paesi alleati è riuscita, penso, in buona parte a frenare l'ira degli Stati americani, ma sento forte in me il terrore che questa volta non ne verremo fuori indenni. Ci troviamo di fronte a una realtà ben articolata, che ha ramificazioni in quasi tutti i Paesi del mondo. Stiamo forse pagando gli errori accumulati in questi ultimi secoli di storia? È davvero paradossale vedere contrapposte due realtà che in questi anni sono cresciute insieme, l'una rappresentata dall'integralismo islamico che arriva a distruggere la vita di migliaia di persone innocenti in nome di Dio (erano certamente altri tempi, ma anche noi cristiani siamo caduti in questa ambiguità!), l'altra espressa dalla civiltà europea, un tempo culla della cristianità ed ora impregnata di ateismo pratico, dove si possono cogliere sintomi d'invecchiamento e di corrosione interna. Sono a confronto due culture che pur apparendo contrapposte si rivelano al contrario vicine, come due facce della stessa medaglia: l'imperialismo occidentale e il fondamentalismo mediorientale. I paesi occidentali si sono spesso impegnati a fondo nell'imporre una visione del mondo, oltre che un sistema economico che continua a produrre sviluppo e sottosviluppo. E non dimentichiamoci che un quarto dell'umanità, tanti sono i musulmani nel mondo, viene visto come un nemico del "progresso" e della "civiltà", per la religione che pratica. Come ricorda Ahmad 'Abd al Waliyy, Responsabile Giuridico CO.RE.IS - Comunità Religiosa Islamica Italiana, abbiamo la necessità di "sgombrare il campo da ogni eventuale confusione tra l'Islam e le ideologie dei gruppi fondamentalisti e integralisti". Ritengo basilare questo recupero di carattere culturale per non fare di tutte le erbe un fascio. Però notiamo che c'è anche una forte spaccatura tra le realtà in campo. La cultura e le civiltà occidentali sono portatrici di un gran numero di valori umani fondamentali. C'è per esempio il valore dell'unicità di ciascun uomo, il valore della libertà della persona di scegliere la forma concreta della sua esistenza, il valore dell'uguaglianza di tutti gli uomini che esclude ogni tipo di discriminazione (religione, razza, età, sesso). Su queste convinzioni sono state create varie istituzioni che compongono la nostra società occidentale. Ma proprio per il fatto che questi valori e queste istituzioni sono fondati sulla fiducia nell'uomo con le sue potenzialità, ma anche con la sua libertà, questo sistema è soggetto ad una grande fragilità: grandezza e miseria della civiltà occidentale! Una delle tossine più conclamate, facilmente reperibile nel tessuto della nostra società, è il diffondersi del narcisismo che scaturisce e si diffonde quando viene a rompersi il legame tra libertà e verità. L'io di ciascun individuo diventa il suo peso principale. Staccato da ogni trascendenza, da ogni legame tradizionale, il narcisista dovrà fare tutto da sé "sapere da se stesso, volere da se stesso, sapere da se stesso quello che deve volere senza essere stato in nessun modo preparato a ciò" (J. Hersch). Il mondo islamico al contrario, corre su un altro binario. È guidato (cosa che può essere non condivisa, ma è una scelta culturale e religiosa discutibile) da regole esigenti, da un riferimento continuo alla Umma, la comunità, che trasmette un forte senso di appartenenza umana, civile e religiosa nel contempo. D'altro canto, la nostra epoca è segnata in occidente da un grande vuoto spirituale. Riscontrabile presso tanti nostri contemporanei. I bambini crescono in una specie di "vuoto"; vengono lasciati quasi in "moratoria", in attesa che venga qualcuno a rivelare loro il senso della vita. Un musulmano, all'opposto, quando nasce sa perché nasce, conosce il cammino, sa chi guida la sua vita, conosce la via della libertà che non è quella dell'io, ma quella dell'appartenenza. Con questo non voglio giustificare l'eccidio dell'11 settembre né tentare di sminuire la portata dei fatti. Solo voglio aiutare me stesso e chi mi legge di non cadere nella trappola del giudizio avventato, dell'odio, della condanna. Penso anche che come cristiano devo trasmettere la convinzione che solo recuperando la fiducia nell'altro si può realmente intraprendere un vero cammino di pace e di solida convivenza; che solo educando a riconciliarci col diverso si realizza un'umanità più rispettosa della persona e del suo effettivo valore; che solo riconquistando l'idea che nessuno è cattivo essenzialmente, da non avere un seme di bontà dentro di sé potremo ritrovare la forza di ricostruire; che solo riscoprendo il vero volto di Dio e il vero volto dell'uomo potremo allontanarci dal suicidio dell'umanità.

(Ringraziamo Lele Corvi per il significativo contributo)


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