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Indulto: agli italiani non piace

Immagine Eurispes: la prima anticipazione dei dati contenuti all’interno del Rapporto di quest’anno riguarda i risultati emersi dall’indagine condotta, nel periodo tra dicembre 2006 e gennaio 2007, sul provvedimento di indulto approvato dal Parlamento nel 2006, l’impatto sul sistema giudiziario e penitenziario e, soprattutto, l’opinione dei cittadini sull’applicazione di questa misura.

«La legge sull’indulto dell’estate scorsa – dichiara il Presidente dell’Eurispes, Prof. Gian Maria Fara – ha sicuramente fornito un contributo non irrilevante alla disaffezione istituzionale avvertita da gran parte dell’opinione pubblica. Il provvedimento ha rappresentato nel comune sentire una lesione profonda del sistema di giustizia nazionale, già profondamente minato da una crisi di senso e di legittimazione e dalla perenne insufficienza finanziaria e organizzativa.
Agli occhi degli italiani nessuna giustificazione di carattere tecnico-amministrativo (riduzione del sovraffollamento carcerario, snellimento di alcuni procedimenti di giustizia, ecc.) o di carattere umanitario rendeva necessaria la misura.
L’indulto è la metafora dell’ingiustizia e della carenza di legalità in cui è piombato il Paese reale; il ripristino di condizioni minime di legalità e di fiducia istituzionale, il recupero di regole comuni condivise – conclude il Presidente dell’Eurispes – devono passare necessariamente attraverso il conferimento di una centralità nuova e vera alla questione giustizia, a partire dal dotare gli apparati amministrativi di risorse finanziarie, uomini e mezzi».
Due italiani su tre (66%) si dichiarano contrari al provvedimento di clemenza. Soltanto il 14% condivide l’indulto nella forma in cui è stato realizzato, mentre un italiano su cinque ignora completamente l’argomento.
Tra i contrari, quasi la metà, il 46,9%, dichiara la propria avversione verso ogni provvedimento di clemenza, indipendentemente dalle ragioni che lo motivano. L’altra metà (45,8%) si dimostra possibilista ma critica l’elevato numero di reati inclusi nel condono attuato nel 2006 oppure considera eccessivo lo sconto di pena di tre anni (6,8%).
Ma questo provvedimento era necessario per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri? Più della metà dei cittadini considera l’indulto per niente (43,6%) o poco indispensabile (14%), mentre solo il 5,6% lo condivide pienamente e il 16,9% lo fa con qualche riserva.
Cala la fiducia, aumenta il senso di insicurezza. Il 59,7% del campione ritiene che il provvedimento abbia influito negativamente sulla fiducia che i cittadini ripongono nella giustizia. Sul piano personale, una percentuale significativa di intervistati, il 37,3%, afferma che dopo l’indulto la propria fiducia nella giustizia è diminuita, anche se prevale la quota di chi la definisce invariata (40%); solo l’1,6% si dice più fiducioso nella giustizia.
Il 59,2% degli intervistati ritiene inoltre che l’indulto, mettendo in libertà un alto numero di detenuti, anche autori di reati gravi, abbia generato seri problemi di sicurezza per i cittadini italiani. Ben il 60,5% degli intervistati non considera l’indulto un atto di umanità nei confronti dei detenuti: il 39,9% non è per niente d’accordo con questa affermazione, il 20,6% lo è poco, il 15,8% abbastanza e solo il 3,8% molto.

Per saperne di più: il sito dell’Eurispes


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