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Ceti e potere: chi vince e chi perde

In un'Italia articolata per ceti, in cui gli interessi singoli vanno prevalendo sull'interesse generale, non si intravedono solo ceti in ascesa (politici, giornalisti e magistrati) ma anche ceti in tendenziale declino, - o che per lo meno non paiono essere ancora capaci di controbilanciare il considerevole potere dei primi -, ossia a titolo d'esempio, i docenti universitari, i dirigenti pubblici e i medici.

Riguardo al ceto accademico un primo aspetto importante consiste nell'incremento progressivo del numero di docenti universitari: nel 2004 erano oltre 57 mila, di cui 18.071 ordinari (pari al 31,4% del totale), 18.102 associati (31,4%) e 21.229 ricercatori (37% circa). Rispetto al 2000 sono cresciuti di circa 3 mila unità, vale a dire del +20%, con una variazione superiore a quella di associati (+19,3%) e ricercatori (+7,9%). Dal 1997 la crescita dei docenti è stata ancora più intensa con un +35% di contro al +15,9% per gli associati e al +5% per i ricercatori. Il numero di corsi attivati è passato da 2.444 nel 2000-01, a 3.234 nel 2001-02, a 3.820 nel 2002-03 fino a 4.539 nel 2003-4, con un balzo del + 85% in tre anni accademici. Ma a fronte di tale dilatazione del sistema universitario non giocano a favore le sue effettive performance: se si considerano i laureati nell'anno solare 2004 si constata che è il 21% ad avere concluso il corso entro la durata legale, mentre il 30% si è laureato 4 e più anni oltre la durata legale; inoltre, considerando l'età dei laureati, oltre il 23% aveva superato il trentesimo anno di età e più del 9% il 35esimo.
Per quanto riguarda il ceto della dirigenza pubblica si può notare che: all'atto dell'entrata in vigore della legge (riforma Frattini) i dirigenti incaricati erano 357, ne sono stati confermati 247, 40 hanno avuto un incarico equivalente e 49 un incarico di studio, i dirigenti nuovi erano 88. Quindi il 31% dei dirigenti sono stati coinvolti dagli effetti dello spoil system; nell'agosto 2002 la dotazione organica era di 458 posti, gli incarichi conferiti 388 pari all'80,0%, mentre al 30 aprile 2004 la dotazione organica è salita a 474, gli incarichi conferiti a 410 (l'86,5%). Pertanto è cresciuta la dotazione organica di 16 unità, il tasso di conferimento degli incarichi è passato dall'80% del 2002 all'86% del 2004, è invece diminuito il tasso di conferimento di incarichi a dirigenti di primo livello dal 56% dell'agosto 2002 al 37% del 30 aprile 2004; e in parallelo è cresciuta l'assegnazione di incarichi a dirigenti di 2° fascia dal 33% del 2002 al 46% del 2004 ed è aumentata la quota di esterni all'amministrazione che hanno avuto il 13% degli incarichi nel 2004 contro il 7% nel 2002.
Per quanto riguarda il ceto medico: il numero dei medici in Italia nel periodo 2003-2006 è passato da 339.098 a 353.945 con un aumento del +4% e una contrazione del numero di abitanti per medico da 171 a 165 (nel 1985 c'erano 241 abitanti per medico). In tale contesto è il 97% degli italiani a dichiararsi preoccupato di eventuali errori medici, e le denunce di errore sono passate 3.150 nel 1994 a 7.800 nel 2002; e ciò perché gli italiani da tempo mettono la tutela della salute al centro delle proprie attenzioni di vita e vi dedicano quote crescenti di risorse, la malattia è percepita come un ostacolo al pieno svolgimento delle proprie attività funzionali da rimuovere rapidamente, sono utenti proattivi, che hanno fretta di superare la malattia, sono diventati più preoccupati per il rischio di errore del medico o dell'apparato sanitario, e tra i medici si diffondono strategie di difesa preventiva, con il rinvio a più specialisti e ad analisi più approfondite prima di prendere decisioni.

Questi sono alcuni dei principali risultati del lavoro di ricerca "Interessi singoli e interesse generale" realizzato nell'ambito dell'iniziativa Un mese di sociale "Un'Italia articolata per ceti", che vengono presentati al Censis da Francesco Maietta, ricercatore, Giuseppe Roma, direttore generale, e da Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis.


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