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Meno mobilità, più ceti, meno classi

Censis/giugno 2006: rallenta la mobilità sociale. Il grande ceto medio ristagna.

La mobilità sociale rallenta nel nostro paese, fino a una stasi incipiente. Tutta la mobilità che c'è stata negli ultimi trent'anni ha prodotto sostanzialmente una dilatazione a dismisura del ceto medio, che costituisce la destinazione quasi esclusiva della mobilità ascendente delle classi operaie o nella quale si precipita quando la classe borghese superiore non ha tutelato a sufficienza la posizione. Ma essendo stata una mobilità basata più che altro sull'accesso allargato ai consumi si tratta per lo più di una mobilità apparente. L'unica classe che sembra essere riuscita a tutelare bene la posizione delle generazioni successive è quella borghese imprenditoriale; mentre non può dirsi lo stesso per la classe borghese professionale e per quella intellettuale, i cui figli molto spesso hanno conosciuto processi di mobilità discendente.
Il tipo prevalente di mobilità in ascesa ha riguardato il 21,9% degli italiani occupati ed è consistita di fatto nella "cetomedizzazione" di coloro che si sono innalzati rispetto alla collocazione professionale dei padri operai; si tratta dunque di una mobilità sospinta in gran parte da quella trasformazione strutturale che ha visto dirottarsi una quota importante delle energie produttive dall'industria al terziario.
Il 40,8% degli occupati è invece statico, poiché si colloca nella stessa classe occupazionale del padre, la quota più consistente di questo segmento è rappresentata dal 20,6% degli occupati che restano fermi nella classe operaia.
Vi è poi una quota di lavoratori, pari al 12,2%, che hanno effettuato una mobilità a corto raggio, sostanzialmente di tipo orizzontale spostandosi all'interno delle varie classi intermedie, piccola borghesia urbana, agricola e classe media impiegatizia.
La mobilità discendente ha riguardato il 15,3% dei lavoratori, per il 10,2% figli delle classi intermedie oggi nella classe operaia, e per il 5,1% figli di borghesi defluiti nelle classi intermedie.
E' soprattutto nella forte differenziazione dell'accesso alle opportunità formative che probabilmente si sostanzia l'elemento più concreto di scarsa mobilità sociale. La possibilità di accedere agli studi universitari rimane appannaggio quasi esclusivo delle classi più elevate: sono studenti il 18,1% dei maggiorenni figli della borghesia contro il 4,1% dei figli della classe operaia. E questi dunque si trovano a dover affrontare una serie di ostacoli preliminari anche solo per poter provare ad investire le loro risorse e le loro capacità in un'aspirazione di scalata sociale.
Questi sono alcuni dei principali risultati del lavoro di ricerca "Meno mobilità, più ceti, meno classi" realizzato nell'ambito dell'iniziativa Un mese di sociale "Un'Italia articolata per ceti", presentati al Censis da Ketty Vaccaro, ricercatrice, Giuseppe Roma, direttore generale, e da Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis.

Per saperne di più: Censis


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