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Dal clima alle risorse naturali: i rischi della Terra, i rischi dell’uomo

Immagine - Dal clima alle risorse naturali: i rischi della Terra, i rischi dell’uomo Il WWF ha celebrato la giornata mondiale della Terra 2013 mostrando i numeri del nostro pianeta, con la sua grandissima ricchezza di vita e di risorse ma anche con le tante minacce che ogni giorno mettono a rischio l’equilibrio tra Uomo e Natura dovute alle nostre crescenti pressioni sui sistemi naturali, dai cambiamenti climatici, alla perdita di biodiversità.

Tra i dati che l’associazione ha raccolto si ricorda come nel 2011 le emissioni globali sono incrementate del 3%, raggiungendo la cifra più alta delle emissioni annuali antropogeniche sin qui prodotta pari a 34 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, a gennaio 2013 a una concentrazione di CO2 nell’atmosfera record di 395 parti per milione. Il 2012 inoltre ha fatto registrare la massima riduzione della superficie della banchisa estiva artica dal 1979. La perdita netta annuale di aree forestali tra il 2000 ed il 2010 è stata di 5,2 milioni di ettari - un’area pari alle dimensioni del Costa Rica. Circa 5mila tonnellate di pesce viene pescato dagli stati europei ogni anno con metodi di pesca ad elevato impatto per la biodiversità. Preoccupante anche la situazione di molte specie tra cui le tigri, di cui ne sopravvivono in natura solo 3.200, dopo che ne abbiamo ‘perso’ ben il 97%, mentre i 20.000-25.000 individui di orsi polari rimasti sono fortemente minacciati dai cambiamenti climatici.

CAMBIAMENTI CLIMATICI
Il cambiamento climatico è una delle più gravi crisi globali che il mondo si trova ad affrontare, sta minacciando in modo sempre più rapido e violento ecosistemi, specie e la vita di milioni di persone ed è dovuto principalmente alle attività umane. Un allarme oggi condiviso non solo dagli ambientalisti ma anche dalla maggior parte della comunità scientifica internazionale e dai grandi organismi internazionali delle Nazioni Unite (dall’UNEP all’UNESCO, dalla FAO all’UNDP ecc), la Banca Mondiale, l’Agenzia Internazionale per l’Energia, L’OCSE, il World Economic Forum. Ecco una sintesi degli ultimi dati della scienza (scheda completa e fonti

SEMPRE PIU’ CALDO:
Il 2012 è stato il nono anno più caldo dal 1880. I 10 anni più caldi negli ultimi 132 si sono verificati tutti dal 1998 a oggi. Secondo i dati della NASA la temperatura media nel 2012 è stata pari a 14,6 °C, circa 0,55 °C più alta rispetto alla media del Novecento. Mediamente, la temperatura della superficie terrestre è aumentata di 0,8 °C dal 1880 ad oggi, e buona parte del cambiamento si è verificato negli ultimi 40 anni.
ARIDA AMAZZONIA: Un’area pari alla superficie della California nella meravigliosa foresta tropicale amazzonica non sembra più capace di riprendersi dagli effetti dei numerosi periodi di siccità subiti negli ultimi anni con sempre maggiore frequenza. Nell'estate del 2005 un'area di oltre 700.000 chilometri quadrati ha subito una siccità molto grave, che ha causato modificazioni nel fogliame, perdita di rami e di alberi interi. Metà di quest'area non e' riuscita a riprendersi fino al 2010, anno in cui si è verificata un'altra importante siccità. La siccità del 2010 ha causato emissioni calcolate fra 1,2 e 3,4 miliardi di tonnellate di carbonio. Quindi la foresta che normalmente costituisce un serbatoio di carbonio quando è sottoposta a stress termici diventa una fonte di carbonio causando un feedback positivo per l’incremento dell’effetto serra.

BANCHISA ARTICA, SEMPRE DI MENO:
Il 2012 ha fatto registrare la massima riduzione della superficie della banchisa estiva artica dal 1979, da quando cioè esistono rilevamenti satellitari. A settembre 2012 la superficie dei ghiacci marini artici è stata di 3.41 milioni di chilometri quadrati, 760.000 kmq in meno del precedente record registrato il 18 settembre del 2007 (un’area grande quanto lo stato del Texas). Il record 2012 registra 3.29 milioni di kmq in meno della media minima del periodo 1979-2000, quasi due volte l’Alaska.

EMISSIONI GLOBALI, SEMPRE DI PIU’:
Nel 2011 le emissioni globali sono incrementate del 3%, raggiungendo la cifra più alta delle emissioni annuali antropogeniche sin qui prodotta, pari a ben 34 miliardi di tonnellate. Nel gennaio 2013 la concentrazione di CO2 nell’atmosfera ha raggiunto la cifra record di 395 parti per milione (erano 315.98 ppm nel 1959, il primo anno in cui ebbe luogo una raccolta di dati strumentale durata per l’intero anno; 348.98 ppm nel 1987, l’ultimo anno in cui questa cifra rimase sotto il limite delle 350 ppm raccomandato dai maggiori studiosi; di 363.47 ppm nel 1997 quando fu approvato il Protocollo di Kyoto). L’incremento delle emissioni da combustibili fossili è aumentato del 5.9% nel 2010 per un totale di 9.1 miliardi di tonnellate di carbonio emessi (che costituiscono 33.4 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio). Sono i più alti mai raggiunti nella storia umana e costituiscono il 49% in più rispetto al 1990.

MARE ALTO, RISCHIO + 1 METRO:
Un riscaldamento delle temperature medie della superficie globale terrestre di 4°C superiore all’epoca preindustriale provocherebbe un innalzamento del livello dei mari da mezzo metro a un metro e forse più entro il 2100. Limitare l’incremento della temperatura a soli 2°C potrebbe avere come effetto un innalzamento del livello dei mari intorno ai 20 centimetri. Ma con la nostra incapacità di agire stiamo mettendo a rischio la possibilità che i leader di tutto il mondo avevano sottoscritto a Copenaghen nel 2009, di impegnarsi a mantenere sotto i 2° C l’incremento della temperatura.

CLIMA E METEO, LEGAME ESTREMO:
Il climatologo Jim Hansen, direttore del Goddard Institute for Space Studies (GISS) della NASA, nel suo editoriale sul “Washington Post”, 4 agosto 2012 ha scritto: "Quando ho testimoniato davanti al Senato nella calda estate del 1988, ho dato l'allarme sul tipo di futuro che il cambiamento climatico avrebbe significato per noi e per il nostro pianeta. Ho illustrato le gravi conseguenze dovute a temperature costantemente in aumento, dovute all’utilizzo dei combustibili fossili da parte dell'umanità. Ma vi devo confessare una cosa: sono stato troppo ottimista." Un suo recente studio sulla correlazione tra eventi meteorologici estremi e cambiamenti climatici documenta che dal 1951 le anomalie delle temperature medie stagionali si sono spostate verso temperature più elevate e la gamma delle anomalie è aumentata. Il caldo estremo, che ha interessato una porzione della superficie terrestre di poco inferiore all’1% nel periodo di riferimento 1951-1981, interessa ora circa il 10% della superficie terrestre.

LE SPECIE SIMBOLO
Elefanti: Oggi due rappresentanti di questi animali antichi sopravvivono e sono l’elefante africano, che rappresenta il più grosso mammifero terrestre e l’elefante asiatico, il suo cugino più piccolo, minacciati dal bracconaggio e dal commercio di avorio. Avorio proveniente da 2.500 elefanti è stato confiscato nel solo 2011. Nel bacino del Congo gli elefanti di foresta stanno precipitando verso l’estinzione: negli ultimi 10 anni il 62% della popolazione è stata massacrata.
Orso polare: Oggi si stimano solo 20.000-25.000 individui fortemente minacciati dai cambiamenti climatici.
Panda gigante: Oggi nel mondo ci sono meno di 1600 panda e di questi 1000 vivono nelle aree protette create dal WWF in collaborazione con il governo cinese.
Rinoceronti: Oggi delle 30 specie ne rimangono 5 che vivono in Asia e Africa. I rinoceronti asiatici sono divise in tre specie diverse: quello indiano, di Giava e di Sumatra. In totale sono 3.200 individui che vivono in piccole aree isolate, di questi quelli di Giava sono solo 60 esemplari e rischiamo l’estinzione. I rinoceronti africani sono di due specie, il rinoceronte nero che) si trova in grave pericolo di estinzione e il rinoceronte bianco, che invece fortunatamente sta sopravvivendo soprattutto nelle aree protette. 60.000 dollari al chilo è il prezzo raggiunto in media per un corno di rinoceronte.
Gorilla: continua in Africa il bracconaggio verso i grandi primati. Già minacciati dalla distruzione delle foreste, la carne di gorilla è ancora oggi commercializzata in Africa e nel mondo. Come se questo non bastasse gli appetiti delle multinazionali del petrolio stanno mettendo a rischio la sopravvivenza di luoghi eletti per la conservazione di queste specie, come il Parco nazionale del Virunga dove vivono gli ultimi gorilla di montagna, ne restano al mondo solo 786 . Secondo le stime dell’UNEP se continua il l’attuale tasso di bracconaggio e di distruzione degli habitat tra 10/15 anni i gorilla saranno estinti.
Tartarughe marine: Si stima che ogni anno circa 150mila tartarughe marine finiscano catturate negli attrezzi da pesca nel Mediterraneo e che di queste oltre 40.000 muoiano.
Tigre: Oggi abbiamo perso il 97% delle tigri selvatiche, e non sono rimasti che 3.200 esemplari in tutto il mondo.
Foca monaca: se ne contano infatti solo circa 500 esemplari, distribuiti tra la Turchia, la Grecia, il Marocco, Sahara occidentale, Mauritania e le Isole di Madeira.
Orso bruno: la popolazione alpina si stima sia di 45-48 individui e di una trentina la popolazione appenninica di orso bruno marsicano.




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